lunedì 22 novembre 2010

...E VISSERO FELICI E CONTENTI...




Mi diceva che era innamorato, che ci saremmo sposati e che avremmo avuto una casa bellissima con dei bambini.

Lui mi piaceva molto.

L'avevo conosciuto tramite amici comuni qualche anno prima. Un ragazzo un pò introverso, un pò trattenuto negli atteggiamenti, ma molto gentile e amichevole con tutti.

Spesso sognavo di trovare un ragazzo che mi amasse e desiderasse vivere con me, così da rendermi finalmente indipendente dai miei, con i quali il rapporto genitori/figlia non era dei migliori. Ed ecco arrivare lui...e fu subito amore!

A volte lui però era strano, cambiava d'umore all'improvviso.

Se ricevevo delle telefonate al mio cellulare voleva sapere con insistenza chi fosse. Mi prendeva il telefono e mi leggeva i messaggi. Questo mi dava un pò fastidio, ma pensavo che il suo fosse amore. Quel pizzico di gelosia che ti fa sentire desiderata e veramente "sua".

Dopo un paio d'anni entrai un pò in crisi. Il suo controllo continuo, le sue scenate di gelosia, mi avevano esasperata!

Spesso ero tentata di lasciarlo.

Ma poi lui con dolcezza mi diceva che mi amava e che non poteva stare senza di me e che io dovevo capire quanto lui ci tenesse a me. Così dopo qualche tempo decidemmo di sposarci. Tutto come in una favola!

Lui, cominciò a picchiarmi da subito. Ero diventata una cosa sua.

Ero sola, senza più amici e amiche, perchè lui me li aveva fatti perdere tutti.

Quando tornava a casa dal lavoro ogni pretesto era buono per picchiarmi. La scusa poteva essere il cibo che gli preparavo e che non andava bene per lui, poteva essere perchè tornavo tardi dalla spesa, perchè avevo speso più soldi del previsto o perchè i bambini non avevano fatto tutti i compiti di scuola.

Mi picchiava per ogni cosa che facevo o dicevo. Volevo andarmene, ma dove? Con la mia famiglia non avevo buoni rapporti, figuriamoci se mi avrebbero riaccettata a casa loro.

Poi avevo i bambini. Poveri figli miei, assistevano terrorizzati alle violenze.

Lui continuava a picchiarmi, come se fossi io la causa di tutti i mali. E non bastavano le botte, c'erano le umiliazioni, le offese.

A volte mi trascinava per i capelli e mi costringeva ad avere rapporti sessuali.

A volte le botte erano così forti da costringerlo ad accompagnarmi in ospedale per farmi medicare. Ai medici io mentivo. Dicevo che ero caduta per le scale, che avevo inciampato, o che avevo battuto contro un mobile.

Non l'ho mai denunciato, per paura, per vergogna e perchè era il padre dei miei figli.

Negli ultimi tempi aveva cominciato pure a bere. E quando tornava ubriaco, non c'era nulla che potesse salvarmi dalla sua furia!

Una volta mi costrinse ad avere un rapporto sessuale con lui sotto la minaccia di un coltello! Fare l'amore con un coltello puntato alla gola.

Un giorno decisi di dire basta a tutto questo. Lo minacciai che se non la smetteva lo avrei denunciato. Ma lui non smise.

Mi rivolsi ad un prete che cercò di parlargli. Ma lui non capiva e mi incolpava di tutto, negando le sue violenze, raccontando menzogne per giustificarsi, dicendo che ero una poco di buono, che avevo altri uomini! Fu tutto inutile.

Lui diventò sempre più violento.

Un giorno lui se ne andò via da casa, senza spiegazioni, chiese la separazione senza neppure informarmi.

Ora siamo divorziati. Non l'ho più visto ne sentito.

Ovviamente non mi dà un soldo per gli alimenti dei figli come stabilito dal tribunale.

Ho grandissime difficoltà economiche, sono sola con i miei figli, ma almeno non vivo più nel terrore. Ma ho un grande vuoto dentro di me.

LUI MI HA UCCISA LASCIANDOMI VIVA!!

Quante storie come la mia? Quante ragazze, donne, che sognavano una vita con il loro compagno. Sposarsi avere dei figli, una casa e amore, tanto amore e invece la splendida favola si è trasformata in orrore!

Quanti sogni sono stati spezzati da uomini violenti con le loro compagne?

Quanti di questi uomini che, prima del matrimonio o della convivenza, "sembravano" uomini amabili, disponibili ed invece poi si sono trasformati, da principe ad orco?!

Vera Innocenti


lunedì 11 ottobre 2010

MISURARE IL DOLORE DI UNA MADRE.


In questi giorni si ha avuto l'epilogo della tragica storia di Sarah Scazzi. Molestata, uccisa, abusata anche dopo morta.

Un ultimo sfregio da parte di un uomo lo zio, nel suo caso quasi un padre, che ha voluto sporcare, profanare, annientare il suo giovane corpo, distruggendo per sempre la sua vita.
Quell'uomo ha ucciso per punire quella ragazzina innocente, per non averlo accettato, per non averlo "apprezzato", per non aver assecondato le sue avances. E come spesso accade in questi casi, questi "uomini" negano, manipolano gli altri distorcendo la realtà, anzi, incolpano la vittima di volerli infangare, di aver loro stesse tentato di "sedurre" il loro carneficie e, come nel caso della piccola Sarah, uccise per la paura che possano parlare e così smascherare chi è e cos'è veramente quell'uomo.

Ancora una volta è stata usata violenza e sopraffazione sui più deboli ed indifesi, bambini e donne, da parte di un uomo. Ancora una volta la voglia di dominio e possesso di una vita fino alla sua distruzione.

L'attenzione va anche sulla madre di Sarah. Questa donna di poche parole, impietrita dal dolore, che oltre al dramma della sparizione della figlia prima e della sua orribile fine poi, ha dovuto subire le critiche di improvvisati "psicologi", di tutti coloro hanno interpretato la sua composta sofferenza, in freddezza, in anaffettività. E così voler mettere dubbi sul suo essere una buona madre, come se, per essere "buone madri" bisogna per forza urlare, disperarsi, strapparsi i capelli e quant'altro possa "dimostrare" il vero dolore provato.

Questa donna che è sempre stata presente, con forza e dignità, attiva nelle ricerche della figlia, che non si è mai lasciata andare allo sconforto, che con grande forza d'animo ha continuato a seguire tutto, che ha retto anche il colpo della comunicazione in diretta del ritrovamento del cadavere di sua figlia. Che con quella frase:"Hanno ritrovato un corpo...è assurdo?!?" Ha voluto respingere per difesa quello che si temeva da tempo e ormai era conferma!

Perchè non si ha avuto rispetto di questa madre e del suo intimo dolore?

Purtroppo si vede in questo ancora una volta, un atteggiamento generale della nostra cultura, per cui le donne devono essere solo, come dettano gli stereotipi.

Ancora una volta si può notare che il concetto di donna è distorto. Una donna non viene vista come persona, con le sue caratteristiche. Una donna viene valutata per il suo ruolo di moglie e madre? E una donna è "brava" quando è umile e devota al marito o una madre è una brava madre quanto più esterna le proprie emozioni?

Ecco che vien da pensare ai media che ancor oggi propongono l'immagine di "donna perfetta" dedita alla casa, preoccupata di far felici i figli comprando loro l'ultima novità in fatto di merendine, preparando piatti succulenti per il marito...
Se fosse stato il padre ad avere quell'atteggiamento ci sarebbero state parole di ammirazione, lodi per la sua compostezza, al suo dimostrare controllo da vero uomo!

E' sconfortante, quanto ancora si debba "lavorare" per abbattere questa mentalità antiquata, superata, inutile e dannosa per ogni donna.



Vera Innocenti

domenica 3 ottobre 2010

AFFIDAMENTO, UNA NUOVA FORMA DI VIOLENZA MASCHILE CONTRO LE DONNE: LA FORTE TENDENZA AD ACCUSARE LE MADRI DI VOLER SOTTRARRE I FIGLI AI PADRI.


Risulta a chi da anni si occupa di violenza contro le donne e di maltrattamenti familiari alquanto paradossale che, proprio quando chi subisce da tempo angherie di vario genere riesce a trovare risorse, energie e strategie, anche giudiziarie, per uscire dal cerchio della violenza familiare, lo strumento normativo si presti ad essere ostacolo di questo processo.

Chi ha trovato a fatica una via di uscita da una situazione drammatica rischia di trovarsi ancora all’interno di dinamiche e meccanismi opprimenti. Si consideri che in tali situazioni è in gioco la libertà di chi subisce violenza di sottrarsi dal partner violento e persecutorio che utilizza i minori quale elemento di ulteriore controllo sulla vita della partner.p artner violento e persecutorio che utilizza i minori quale elemento di ulteriore controllo sulla vita dell’altropartner.
Del resto sappiamo che la violenza continua anche dopo la separazione e l’interruzione della convivenza.

In ricerche svolte presso i tribunali,“emerge il dato che i maltrattanti usano nelle separazioni il sistema giuridico come mezzo per continuare a maltrattare ed esercitare il controllo sull’ex partner e sui figli…”. Inutile dire quanto sia lontano un interesse reale per i bambini in comportamenti che perpetuano maltrattamenti, atti vessatori, violazione sistematica degli accordi.

“Nella pratica, esiste una forte linea di tendenza impegnata ad accusare le madri di voler sottrarre i figli ai padri nelle separazioni, con attacchi pesanti all’attivazione delle risorse protettive materne nei confronti dei figli vittime di violenza domestica e intrafamiliare.” Da questo punto di vista non è raro il caso in cui la madre passa da vittima ad "imputata", con processi di autocolpevolizzazione, che rappresentano una nuova e più sottile forma di violenza.

L’ambiente domestico è un luogo privilegiato di dinamiche di violenza nei confronti delle donne e dei minori.

Come si è sottolineato “Troppo a lungo la famiglia è stata idealizzata e considerata un luogo elettivo di amore, protezione e solidarietà mentre, in realtà, la violenza commessa nei confronti dei suoi membri, in specie, quelli più deboli, è stata tollerata, legalizzata e, in certi casi, favorita.

… In effetti la coscienza sociale ha per molto tempo considerato queste manifestazioni di violenza come 'questioni' fra coniugi e, conseguentemente, le ha relegate nel 'privato', in tal modo non solo sono state legittimate ma riconosciute.”

Si parla comunemente di violenza familiare: in realtà gli attori principali della violenza sono in prevalenza uomini e le donne ne sono le prime, anche se non le sole, vittime destinatarie.

Donne insultate, umiliate, svalorizzate davanti ai figli, minacciate, controllate in ogni loro movimento, chiuse in casa, a cui è impedita la ricerca di un lavoro extradomestico, costrette, con la minaccia, il ricatto, la forza fisica, a rapporti sessuali, oggetto di veri e propri pestaggi, percosse con pugni, calci, schiaffi: è questo ciò che va sotto il nome di violenza domestica.

Nella tipologia della violenza domestica rientrano le più diverse forme di controllo e di dominio di un partner sull’altro: la deprivazione di tipo economico, la violenza verbale e psicologica, la violenza fisica, la violenza sessuale.

La violenza domestica, come è stato autorevolmente documentato, “non consiste in scoppi d’ira occasionali o incontrollati, provocati dalle frizioni della vita comune”: infatti le violenze continuano anche quando la relazione si è interrotta. Ricerche condotte in altri Paesi, non solo europei, ed anche in Italia ci dicono che le violenze proseguono, anzi sono più frequenti che tra le donne sposate. E ciò vale anche per la violenza finale, l’omicidio.

Anche le donne possono uccidere il partner, ma ciò avviene più di rado. Una differenza fondamentale è che gli uomini uccidono le mogli dopo aver compiuto per anni violenze su di loro, mentre le donne uccidono gli uomini dopo aver subito per anni violenze da loro.

La violenza domestica coinvolge sempre i figli. In alcuni casi li coinvolge
direttamente, sempre li coinvolge indirettamente. Si parla in questi casi di violenza assistita.

I bambini esposti a violenza domestica provano paura, terrore, confusione, impotenza, rabbia, e vedono figure di attaccamento da un lato terrorizzate, impotenti e disperate, e dall’altro pericolose e minacciose…".

Le piccole vittime di violenza assistita apprendono che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive e che l’espressione di pensieri, sentimenti, emozioni, opinioni è pericolosa in quanto può scatenare violenza. Esse possono essere incoraggiate o costrette ad insultare, denigrare, controllare e spiare, picchiare la madre e i fratelli. Ma anche quando non c’è incoraggiamento o costrizione a mettere in atto tali comportamenti, nella violenza assistita è insita la corruzione del minore, derivante dal vivere in un ambiente dove comportamenti criminosi sono minimizzati, negati, presentati come leciti.”

Del resto anche la giurisprudenza nell’incrociare la violenza assistita, in sede di adozione di provvedimenti di allontanamento, ha sottolineato come “non solo gli abusi o maltrattamenti diretti, commessi cioè direttamente sul minore, ma anche quelli indiretti, perpretati sulla persona di stretti congiunti a lui cari.

Quali la visione da parte del minore di ripetute aggressioni fisiche alla madre da parte del padre, integrino un vero e proprio abuso o maltrattamento del minore, nel senso che le continue violenze inferte dal padre alla moglie sono comportamenti gravemente pregiudizievoli dei figli ed idonei a compromettere irreversibilmente l’armonica ed equilibrata crescita psico-fisica dei minori ed anzi a distruggerne la personalità.

Sottovalutare la violenza assistita, è un grave errore.

Dall’esperienza e dalla riflessione maturata nei centri antiviolenza è comunque venuto un concreto contributo che ha portato alla approvazione della legge 154/2001“Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”.

Ciò ha consentito che i giudici civili abbiano iniziato a confrontarsi con il tema del maltrattamento in famiglia, che vi fosse uno strumento caratterizzato dalla immediatezza e dalla tempestività per aiutare ad uscire dal circolo delle violenze. Ciò ha consentito peraltro di far avanzare una nuova o diversa sensibilità verso il problema della violenza in famiglia e ha favorito anche un cambiamento culturale nell’approccio al problema della violenza diretta e indiretta.

Nonostante la sua limitata applicazione l’ordine di allontanamento costituisce uno strumento prezioso in una strategia efficace di uscita dalla violenza.
Non riteniamo si debba correre il rischio che il risultato, anche se parziale, di questo e altri strumenti venga vanificato.

La valutazione delle violenze intra-familiari nell’affidamento dei figli.

Si può senz’altro affermare che l’affido condiviso non è possibile né praticabile nei casi di violenza sui minori, di violenza assistita e di violenza sul genitore collocatario del minore.

Dalle ricerche condotte e dall’esperienza dei centri antiviolenza presenti su tutto il territorio nazionale emerge, come si è accennato, che le forme di violenza familiare subite dalle donne sono diverse. Il maltrattamento è caratterizzato dalla molteplicità e contestualità di più forme di violenza, complessivamente tese a costruire una situazione di dominio sulla donna.

Spesso, riferendosi a situazioni di violenza all’interno delle relazioni affettive, si utilizzano i termini come litigio, lite, conflitto; il linguaggio riflette una non sempre chiara discriminazione dei confini esistenti che ostacola il riconoscimento dei “segni” della violenza e porta a sottovalutare il maltrattamento e le sue conseguenze.

Mancanza di parità e reciprocità nei rapporti, assenza di rispetto, presenza di aggressioni fisiche, mancanza di riconoscimento dell’altro, esercizio di potere, svalorizzazione e dominio sull’altro sono gli elementi che connotano la violenza.

Esiste una contraddizione in termini: ove v’è violenza come e che cosa condividere ? Quale accordo, quale gestione congiunta ? Ove c’è violenza non c’è possibilità di mediazione. Ove c’è violenza non è percorribile e praticabile l’affidamento condiviso né l’esercizio congiunto della potestà.

Le esperienze sul campo ci dicono poi che l’essere costretti a gestire insieme i figli non permette l’uscita dalla violenza e la cessazione delle violenze, al contrario espone a continui ricatti e può vanificare il percorso di uscita dalla violenza. Nelle violenze che, come si è detto, i dati ci dicono continuare anche dopo la cessazione della convivenza, permane la svalorizzazione dell’altra figura genitoriale con una ripercussione di tutto ciò sui figli.

Dai risultati di alcuni studi di tipo qualitativo in Italia emerge che, quando le donne si oppongono ad un accesso indiscriminato ai figli da parte degli ex partner violenti e cercano di proteggere loro stesse e i bambini, vengono spesso punite dai servizi sociali e dal tribunale.

Ed anche che in Australia sono stati analizzati i fascicoli relativi a 100 casi di custodia conflittuale, selezionati tra quelli in cui non c’era apparentemente violenza dal partner. “L’analisi ha rivelato che nel 17% dei casi il padre usava deliberatamente i contatti con i figli per controllare e perseguitare l’ex moglie, e che nel 55% dei casi i contatti erano occasioni per infliggerle ulteriori violenze ( minacce di morte, aggressioni, stupro).”

Quel che si vuol sottolineare è che è facile che ex mariti e padri violenti continuino a dominare moglie e figli.

Non va neppure sottaciuto che in nome del c.d. principio della “bigenitorialità” si possa giungere a tesi paradossali.

In molti Paesi industrializzati negare o anche solo restringere i contatti tra padre e figli è considerato più grave che esporre bambino e donna al rischio di violenze e di morte. Gli uomini, i padri, passano così dallo status di oppressori a quello di vittime: discriminati nei tribunali, cacciati dalle loro case, separati dai loro figli, disperati.

E’ un discorso che non trova conferma nei dati disponibili che viene reiterato, rumorosamente e aggressivamente, dai movimenti per la condizione maschile o dei padri separati, e ripreso in maniera acritica e compiacente dalla stampa, per esempio nei titoli di articoli relativi ai casi di uomini che uccidono figli e mogli.

Certo, la sofferenza di questi uomini non va sottovalutata, visto che alcuni di loro si tolgono la vita dopo averla tolta ad altri. Ma l’errore sta nell’interpretarla come il prodotto del divorzio e della cosiddetta alienazione subita dagli uomini a causa delle procedure giudiziarie, ignorando l’aspetto della dominazione e del possesso, elementi costitutivi della loro violenza anche prima della separazione.

Le proposte per evitare le tragedie e le morti conseguenti a questa interpretazione, - il diritto di accesso ai bambini, l’affido congiunto - finiscono così per legittimare proprio quelle istanze di controllo e di possesso che stanno dietro alla violenza e che non vengono mai rimesse in discussione.

Naturalmente, la valutazione del giudice, cui la legge assegna una rilevante responsabilità, dovrà tenere conto dell’insieme degli elementi ricordati: la preferenza accordata dalla legge all’affidamento condiviso non può essere la regola.

Vera Innocenti

Fonti: "Associazione Donne Giuriste"

martedì 28 settembre 2010

La PAS, STRUMENTO PER DEMOLIRE ACCUSE DI ABUSO SESSUALE



Psicologia dell’abuso sui minori.
La violenza perpetrata ai danni di individui inermi è l’esercizio di un potere debole
Non sempre c’è una motivazione sessuale in senso stretto o comunque non è prioritaria


IL PADRE ABUSANTE
¨Per lo più è una PERSONA QUALUNQUE

¨PRIMA TIPOLOGIA: ESERCIZIO DI POTERE
- rigido, autoritario e violento
- inibente la vita sociale e affettiva
- insensibile a sentimenti e bisogni altrui
- Aderisce ad una cultura fallocratica e adultocentrica secondo la quale l’adulto maschio (o almeno il più adulto) può disporre della vita e della morte dei membri sottomessi della famiglia, usufruendo a suo piacimento della donna, dei suoi discendenti e collaterali.

¨SECONDA TIPOLOGIA: RICHIESTA DI ACCUDIMENTO

- dipendente, succube della moglie
- disoccupato
- inversione ruoli coniugali e genitoriali
- come nel maltrattamento, in questa tipologia è più frequente che non ci sia una motivazione sessuale in senso stretto quanto una problematica di attaccamento e di ricerca di aiuto da parte dell’abusante.
¨IN ENTRAMBI I CASI HA UN FORTE ASCENDENTE SUL BAMBINO
¨E’ UN OTTIMO MANIPOLATORE e si impone con l’intimidazione (paura) o con la compassione (colpa). Pur essendo prevalente una delle due modalità spesso si presentano insieme alternate.

¨L’”incestuoso” HA BISOGNO DI OGGETTI SESSUALI “DEGRADATI” (Freud 1912) o che comunque gli evitino il costo di una relazione a livello paritario. Sono dunque più esposti bambini in situazione di fragilità (per handicap, trascuratezza, in crisi per esempio per la separazione dei genitori, che si accontentano di nulla, a cui nessuno crederebbe)
¨I MECCANISMI DI AUTOCONTROLLO POSSONO FALLIRE PER L’USO DI DISINIBITORI (droghe, alcol o situazioni particolari di stress)

I COMPLICI:

¨L’ABUSO SESSUALE COINVOLGE OGNI MEMBRO DELLA FAMIGLIA: chi commette la violenza, chi la subisce, chi sa e fa finta di non sapere, chi non sa ma sospetta. Ognuno contribuisce all’avvio, alla cronicizzazione e all’eventuale risoluzione del problema.

¨LA CONNIVENZA MATERNA E’ DETERMINANTE nel protrarsi dell’abuso e spesso è prodotto della stessa oppressione violenta di cui sono vittime i minori
¨L’ABUSO SU UN MINORE COME “SOLUZIONE” DELLA COPPIA GENITORIALE PER FAR FRONTE A DISAGI PERSONALI E PROBLEMI DI MENAGE

¨MOTIVAZIONI CHE SPINGONO AD ACCETTARE LA VIOLENZA:
- confusione dei ruoli
- spinte disgregative del nucleo familiare
- fragilità e difficoltà della madre ad assumersi la propria sessualità, il proprio ruolo materno e la propria identità di donna
- ricatto economico


I PEDOFILI

¨Esistono diverse classificazioni delle TIPOLOGIE DI PEDOFILI, Petrone ne descrive sei:
1.Pedofilo latente: morbosa attenzione e fantasie per i bambini senza comportamenti manifesti; consapevole della non accettazione, a livello sociale, della sua diversità.
2.Pedofilo occasionale: messa in atto occasionale del comportamento pedofilico, in situazioni “facilitanti” come vacanze in località dove esperienze erotiche trasgressiva sono più facilmente fattibili.
3.Pedofilo immaturo: mancato sviluppo di capacità relazionali normali e di raggiungimento di una sessualità genitale adulta; immaturità istintiva, affettiva ed emotiva. Modalità di adescamento di tipo deduttivo e passivo con vittime usualmente conosciute.
4.Pedofilo regressivo: il disturbo emerge in seguito a particolari periodi o eventi stressanti. Modalità di adescamento caratterizzata da impulsività improvvisa e irrefrenabile, con vittime sconosciute.
5.Pedofilo aggressivo: aggressività, impotenza e autosvalutazione. Comportamento ripetuto accompagnato da sadismo che può condurre alla morte della vittima.
6.Pedofilo omosessuale: condizione di immaturità affettiva ed erotismo infantile. Trasferisce sul bambino l’amore non ricevuto dalla figura materna, sopperendo con l’abuso alle carenze affettive subite. Conflitto tra resistenze psicologiche e norme sociali da un lato e forti impulsi sessuali deviati dall’altro.

¨NELLA PSICOPATOLOGIA DEL PEDOFILO (che non necessariamente corrisponde a quella del padre-servo e soprattutto a quella del padre-padrone)

- più spesso sono frequenti traumi infantili relativi ad abusi sessuali o comunque a problematiche relative alla violazione dell’innocenza infantile (spirali di violenza)
- più forte è il riferimento ad una omosessualità latente che nel corpo immaturo ed ermafrodito del bambino sfugge all’angoscia della relazione con la figura femminile adulta vissuta come persecutoria
- l’abusante tende a vedere il bambino come un’immagine a specchio di se’ bambino (non c’è differenziazione, ne’ teoria della mente del bambino)
- ci possono essere dinamiche di attaccamento-sessualità o, al contrario, di agonismo-sessualità

¨LA PEDOFILIA CORRELA CON
- altre parafilie
- sadismo sessuale
- disturbi di personalità (personalità narcisistica e, nei pedofili violenti, personalità antisociali)

LA VITTIMA

La vittima è inconsapevole del reale significato di ciò che le è proposto e delle conseguenze di quello che accetta

¨Il bambino è in costante RICERCA DI ACCETTAZIONE, RICONOSCIMENTI E CONFERME, questo lo rende particolarmente vulnerabile alle perverse attenzioni dell’adulto.
¨Il bambino e l’adolescente sono in un’inevitabile posizione di fragilità e di dipendenza che fa sì che essi subiscano più prepotentemente il VINCOLO DI LEALTA’

¨SCARSA AUTOSTIMA E ASSENZA DI UNA VALIDA FIGURA DI RIFERIMENTO ALTERNATIVA spingono ad assecondare l’abuso e ad accettare ruoli inadeguati all’età.
¨La vittima VIENE COINVOLTA IN ATTIVITA’ CHE NON COMPRENDE completamente, alle quali non è in grado di acconsentire con piena consapevolezza e che stravolgono i ruoli familiari

¨La NATURALE SEDUTTIVITA’ tipica dei cuccioli (fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo e della specie) viene strumentalizzata, deviata e patologizzata (come quella delle donne all’esterno della famiglia)

¨Al bisogno di riconoscimento, accettazione, attenzione e intimità del bambino VENE IMPOSTO UN CONTENUTO SESSUALE che ne distorce le modalità di relazione.

¨LA SESSUALITA’ INFANTILE VIENE COARTATA entro i confini di un malsano erotismo “adulto” che non ne rispetta i tempi, i modi e i contenuti

¨INIZIALMENTE il bambino non si rende pienamente conto di star subendo una violenza.

Egli RIMUOVE, NEGA, RAZIONALIZZA. Quando, in adolescenza, ne raggiungerà una piena consapevolezza ed emergeranno vissuti ingestibili la complicità familiare si sarà già strutturata attorno all’abuso e la sua psiche risulterà già intaccata. Egli sarà in trappola.

¨Tanto più è giovane la vittima tanto più sarà portata ad assumersi la COLPA per salvaguardare l’immagine idealizzata dei genitori: meglio essere un diavolo in un mondo di giusti che un giusto in un mondo dominato da demoni.
¨QUANTO MINORE E’ L’USO DELLA FORZA TANTO PIU’ LA VITTIMA SI SENTE RESPONSABILE DELLA VIOLENZA SUBITA

La mancata denuncia e il problema del sommerso
Il tabù relativo allo stupro in famiglia è superato da un tabù più forte: quello di una qualsiasi interferenza esterna nella dittatura assoluta del dominio maschile e paterno

¨NEI BAMBINI L’IDEA DELLA ROTTURA DEL LEGAME INCESTUOSO ATTRAVERSO LA DENUNCIA EVOCA ANGOSCIANTI FANTASMI DI DISTRUZIONE, ABBANDONO E PERDITA DI IDENTITA’
¨SI REGISTRA COMUNQUE UN AUMENTO DELLE SEGNALAZIONE DI REATO E DELLE PERSONE DENUNCIATE PER ABUSI E VIOLENZE

¨LADDOVE E’ FORTE LA SOLIDARIETA’ E L’AZIONE PENALE E’ SOCIALMENTE E GIURIDICAMENTE SOSTENUTA LA DETERMINAZIONE A PERSEGUIRE L’AGGRESSORE AUMENTA per questo gran parte degli sforzi dell’abusante sono indirizzati a spezzare la solidarietà della famiglia e della società nei confronti della vittima

L’abuso sessuale avviene in condizioni di segretezza, è trattato come un segreto dalla famiglia ed è mantenuto tale dagli atteggiamenti e dai tabù della società

¨I MOTIVI DELLA MANCATA DENUNCIA SONO VARI, TRA I QUALI:

. paura delle rappresaglie
. paura di rompere quell’alleanza patologica con l’abusante a cui è legato da vincoli affettivi /o di sopravvivenza fisica
. paura della rottura di equilibri familiari e individuali all’interno della famiglia
vergogna
. senso di colpa
. paura di un danno alla propria reputazione e/o all’”onore familiare”
. scarsa fiducia nella capacità ma anche nella volontà della polizia e del sistema giudiziario
. ricatto psicologico interno alla famiglia (deterrente principale alla denuncia)
. scarsa disponibilità economica

¨L’AGGRESSORE SI DIFENDE DALLA PROPRIA COLPA OSTINANDOSI A NEGARE LA SOFFERENZA DELLA VITTIMA, ATTRIBUENDOLE COLPE INDEFINITE ED ASTRATTE E ADDUCENDO LE PIU PRETESTUOSE MOTIVAZIONI come di giustificare l’abuso con finalità pedagogico-educative, far passare la mancanza di coercizione fisica per espressione di consenso…

¨VERGOGNA, CONFLITTI E SENSI DI COLPA TRASVERSALI SONO ALLA BASE DELL’OMERTA’ FAMILIARE E DELLA RIMOZIONE COLLETTIVA DEL PROBLEMA

l’autore della violenza la rimuove perché agisce dinamiche inconsce e si sente comunque si sente legittimato culturalmente

la vittima rimuove perché non vuole perderne l’affetto e non si sente tutelato dall’altro genitore.


NEI CASI DI ABUSI SUI MINORI COMPIUTI DA UN GENITORE DOPO LA SEPARAZIONE SPESSO NEI TRIBUNALI VENGONO MENZIONATE TEORIE PSICOLOGICHE “NEGAZIONISTE” che elevano a teoria il pregiudizio sociale per il quale le vittime mentono, inventano, esagerano o fantasticano

¨Dal rapporto della Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite (2004) emerge che CHI SOSPETTA O DENUNCIA ABUSI SUI MINORI, SOPRATTUTTO SE SI TRATTA DELLE MADRI, INCONTRA DIFFICOLTA’ ENORMI E RISCHIA A SUA VOLTA DI ESSERE ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA E MANIPOLAZIONE (157 medici e pediatri francesi hanno denunciato di essere sottoposti a sanzioni disciplinari da parte del loro Ordine quando segnalano alle autorità sospetti di abusi sessuali su minori, e di essere messi nell’impossibilità di assistere questi bambini)

¨IL 40% DEI PROFESSIONISTI AMMETTE DI AVERE OMESSO, ALMENO UNA VOLTA, UNA SEGNALAZIONE DI ABUSO SESSUALE (Limber, 1995) le motivazioni sono (Bacon e Richardson 2000):

. mancanza di conoscenze
. incertezza sul da farsi
. condivisione dei pregiudizi sociali rispetto alle vittime di abusi o dei valori patriarcali
. timore di ritorsioni (trasferimenti, licenziamenti., minacce e aggressioni fisiche)

¨IN VARI PAESI I SERVIZI DI PROTEZIONE DELL’INFANZIA SONO SOTTO ORGANICO E CON TROPPO LAVORO con riduzione progressiva e costante delle risorse umane e finanziarie

Vera Innocenti

Fonti: Dott.ssa Lara Scarsella
Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice

domenica 26 settembre 2010

PAS (Parental Alienation Syndrome) o SAP (Sindrome da Alienazione Parentale) Teoria di Richard A. Gardner,



¨NEL 1985 RICHARD GARDNER (psicologo forense americano) INVENTA LA PAS (OPPURE SAP): un genitore, quasi sempre la madre, programmerebbe i figli affinché accusino l’ex-coniuge. Tra gli 8 “sintomi” riportati come tipici dei bambini affetti da PAS ci sarebbe la denigrazione del padre da parte della madre, lo schieramento del bambino dalla parte della madre e la sua ostilità nei confronti del padre e della sua famiglia di origine.

¨NEI CASI DI PAS LE EVENTUALI ACCUSE DI ABUSO O MALTRATTAMENTO FATTE DAI BAMBINI ANDREBBERO QUINDI RITENUTE PRIVE DI FONDAMENTO.

¨Secondo Gardner I GIUDICI CHE PERSEGUONO GLI ABUSANTI HANNO IMPULSI PEDOFILI REPRESSI E TRAGGONO UNA GRATIFICAZIONE VOYEURISTICA NEL CONDURRE QUESTI PROCESSI
Tutte le donne sono estremiste e bugiarde- Mi sembra un’affermazione maschilista- No, signor procuratore, è un dato scientifico (dal processo per lo stupro di Piazza Navona.

¨ANCHE SE NON SEMPRE PERITI DI PARTE E GIUDICI UTILIZZANO ESPLICITAMENTE LA PAS TROPPO SPESSO LE MADRI VENGONO ACCUSATE DI MANIPOLARE I FIGLI E STIGMATIZZATE COME “NEVROTICHE, ISTERICHE E VENDICATIVE” (1999 ricerca del Collectif Féministe Contre le Viol e della Délegation Régionale aux Droits des Femmes de’Ile de France) e nel 20% dei casi le madri erano state loro stesse denunciate per non aver consegnato il bambino al padre in occasione delle visite e un terzo era stata condannata.

LA “TERAPIA” SECONDO GARDNER (Gardner 1999; 1998):

terapia familiare in contesto coatto con intervento massiccio del tribunale e travalicamento dei limiti dell’etica professionale da parte dei terapeuti:
- il giudice dovrebbe impedire che i figli siano visti dalla professionista scelta dalla madre perché le madri alienanti tenderebbero a scegliere delle terapeute donne ostili agli uomini e pronte a credere alle accuse di violenza
- il terapeuta dovrebbe adottare un approccio autoritario, impiegando frequentemente minacce
- dovrebbe essere sostenuto in ciò dal giudice, a sua volta pronto a punire con multe, limitazioni economiche, modifiche nell’affido o addirittura arresto qualsiasi esitazione o interferenza della madre rispetto alle visite dei figli al padre
- sospeso il segreto professionale, il terapeuta potrebbe riferire qualsiasi informazione ritenuta opportuna al giudice o al padre
- bisognerebbe ignorare qualsiasi lamentela, “grida o dichiarazione di pericolo” del bambino
- bisognerebbe adottare delle tecniche per forzare il bambino, come dirgli che la madre sarà rinchiusa in prigione finché egli non si deciderà ad andare in visita dal padre
- le madri dovrebbero essere aiutate a considerare la cosa nella giusta prospettiva
- bisognerebbe tenere a bada l’isteria della madre e la sua eccessiva pudicizia che l’ha resa probabilmente una partner sessuale poco soddisfacente (e viene consigliato l’uso del vibratore per superare le inibizioni)
- bisognerebbe rassicurare il padre abusante e i bambino sulla normalità di quei rapporti sessuali
- bisognerebbe aiutare il bambino sessualizzato a gestire l’erotizzazione eccessiva incoraggiandolo alla masturbazione
- Il trattamento sarebbe applicabile solo nei primi due livelli, nel terzo sarebbe indispensabile trasferire la custodia del bambino al genitore alienato, ossia al padre denunciato di abuso.

Il negazionismo pedofilo

¨IN ITALIA E NEL MONDO SONO TANTI I SITI CHE SPONSORIZZANO LA PAS o SAP O FORNISCONO ISTRUZIONI E STRUMENTI PER DEMOLIRE ACCUSE DI ABUSO SESSUALE a volte sono siti gestiti da sedicenti associazioni di psicologi o di “esperti”, altre volte da associazioni di padri separati. Sono siti caratterizzati da violenza del linguaggio e dalle accuse tanto nei confronti delle madri, quanto degli operatori, tanto, ancora, nei confronti dei bambini abusati.

¨IL NEGAZIONISMO PEDOFILO sostiene, magistralmente propagandato da Gardner, che:

gli incontri sessuali tra bambini e adulti non sono necessariamente traumatici e che la reazione ai casi di abuso è davvero esagerata
la pedofilia sarebbe “considerata come la norma dalla grande maggioranza delle persone nella storia del mondo” (1992, pp. 592-593) e il padre abusante avrebbe avuto la sfortuna di vivere in un momento storico particolarmente punitivo
la società in futuro dovrebbe non solo evitare di punire i pedofili ma riconoscere il loro importante ruolo per la sopravvivenza della specie umana
il bambino abusato non avrebbe bisogno di terapia, i danni deriverebbero dalla reazione della società e delle madri “isteriche” in particolare
d’altra parte l’atto sessuale non verrebbe mai praticato con la forza (in effetti basta l’ascendente dell’adulto e/o l’incapacità di comprendere del bambino) e provocherebbe piacere al bambino
i giudici che perseguono gli abusanti hanno degli impulsi pedofili repressi e traggono una gratificazione voyeuristica nel condurre questi processi.

La SAP o PAS non ha alcuna validità scientifica ne’ è mai stata inserita nel DSM (Manuale Statistico Diagnostico) eppure il suo potere in ambito giudiziario è forte
¨L’ASSUNTO PER IL QUALE, IN FASE DI SEPARAZIONE, CI SAREBBE UN ELEVATO NUMERO DI FALSE DENUNCE PER ABUSI PATERNI AI DANNI DEI FIGLI E’ SMENTITO da ricerche statunitensi (Thoennes e Tjaden, 1990) e canadesi (Trocmè e Bala, 2005):

1) in meno del 2% dei casi di divorzio con conflitti per l’affido uno dei genitori aveva sporto denuncia di abuso sessuale
2) solo il 4% dei casi di maltrattamenti su bambini costituiva falsa denuncia e anche se la percentuale saliva al 12% nei casi di conflitti per l’affido l’oggetto era la trascuratezza e non l’abuso sessuale
3) le false denunce erano formulate più spesso dai genitori non affidatari (di solito i padri) (15%) che da quelli affidatari (di solito le madri) (2%)
4) su 7.672 casi di maltrattamento c’erano “solo” 2 false denunce contro un padre non affidatario

¨RICHARD GARDNER

- ha quasi sempre pubblicato attraverso la Creative Therapeutics casa editrice di sua proprietà
- i suoi articoli non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche accreditate che trattino specificatamente il tema dell’abuso
- tutti gli articoli sono firmati solo da lui
- nei riferimenti bibliografici egli cita quasi esclusivamente se stesso
- non ci sono riferimenti a statistiche ufficiali e a lavori di ricerca di altri autori
- le sue posizioni rispetto ai rapporti sessuali tra adulti e bambini sono ambigue
- il discredito verso le madri e le donne in generale (terapeute comprese le quali sarebbero non credibili e odierebbero gli uomini) è molto ricorrente
- è deceduto il 25 maggio 2003 in circostanze sospette (New York Times: secondo il medico legale per suicidio violento sotto l’effetto di barbiturici)
- il 14 giugno 2003 il New York Times smentisce che egli sia mai stato professore ordinario della Columbia University, come lui stesso aveva sempre affermato, ma solo un volontario non pagato

La PAS/SAP è la peggior spazzatura non scientifica che io abbia mai visto (Jon Conte)
¨LA SOCIETA’ SCIENTIFICA E’ CONCORDE NEL CONSIDERARE L’ABUSO SESSUALE SUI BAMBINI UN TRAUMA CON CONSEGUENZE GRAVI A BREVE E LUNGO TERMINE

¨TUTTE LE SOCIETA’ PRESENTANO REGOLE CONTRO I RAPPORTI TRA CONSANGUINEI. Le differenze riguardano più che altro il grado di riprovazione o, al contrario, di tolleranza e il tipo di sanzione che suscita l’infrazione del tabù. D’altra parte in tutte le specie esistono anche delle eccezioni che, guarda caso, tra gli uomini riguardano soprattutto il rapporto tra il padre e la sua discendenza. Facile svelarne i retroscena visto che nel Diritto Canonico sono riportati passi in cui, pur di condannare la contraccezione (ossia il diritto femminile all’autogestione), si autorizza l’incesto.

¨Anche qualora i rapporti sessuali non vengano considerati “nocivi” in senso assoluto dal punto di vista dell’atto fisico l’”INCESTO” , annullando l’autodeterminazione, RESTA UN ABUSO DI POTERE DAI RISVOLTI PSICOLOGICI SCONVOLGENTI
Il segreto e il silenzio sono la prima linea di difesa del carnefice (Herman)
¨IL PROBLEMA NON SONO, DUNQUE, I “FALSI POSITIVI” MA I “FALSI NEGATIVI”

¨I PROTOCOLLI INVESTIGATIVI SONO PROGETTATI PER RISPOSTE COERENTI, DETTAGLIATE E SIGNIFICATIVE ALLA PRIMA INTERVISTA mentre la rivelazione è un processo a volte molto lento e tutt’altro che lineare. Smentite, fallimenti nel fornire dettagli o ritrattazioni possono indurre facilmente a valutazioni erronee di assenza di abuso (falso negativo)

¨SOLO L’11% DEI BAMBINI E’ IN GRADO DI RIVELARE L’ABUSO SUBITO SENZA NEGARE O MOSTRARE INCERTEZZA

¨IL PROCESSO DI RIVELAZIONE PER LO PIU’ ATTRAVERSA 5 FASI

- iniziale negazione dell’abuso (79% dei casi)
- tentativo di rivelazione e ritrosia nel parlare dell’episodio
- processo attivo di rivelazione o dichiarazione completa riguardo all’abuso
- ritrattazione dell’abuso in un quinto dei bambini (pressioni da parte dell’abusante e/o della famiglia, conseguenze personali negative, videoregistrazione, ripetizione del racconto ai genitori, processo giudiziario, interrogatori da parte della polizia o dei servizi sociali)
- riaffermazione dell’abuso (nella maggioranza dei casi)

¨I “FALSI RICORDI” sono rare le alterazioni del nucleo centrale dei ricordi ma sono possibili alterazioni e bizzarrie “periferiche”.


L’”incesto” rappresenta un’orrenda violazione e strumentalizzazione dell’inconscio
quanto minore è l’età della vittima
in funzione degli aspetti psicobiologici della personalità (maggiore eccitabilità ecc.)
in funzione degli aspetti psicologici della personalità
quanto maggiore è la vulnerabilità e minori i fattori protettivi individuali
quanto maggiore è il grado di conoscenza tra vittima e aggressore (prossimità)
quanto più a lungo si protrae la violenza nella durata e nella sequenza
quanto maggiore è la paura per la propria vita (nesso con la dissociazione). Molto spesso i bambini vengono minacciati di punizioni se sveleranno l’accaduto (maggiore possibilità di amnesie)
quanto maggiore è la percezione della gravità della cosa
quanto maggiore è l’uso della forza
in caso di penetrazione
in presenza di diversi abusanti
quanto più grave è la psicopatologia dei genitori
quanto maggiore è la segretezza dell’evento, l’omertà familiare e l’assenza di verbalizzazione (qualità delle relazioni di attaccametno con le figure di cura)

¨L’ABUSO SESSUALE SENZA CONTATTO FISICO NON E’ COMUNQUE MENO GRAVE poiché la modalità “giocosa” rende più difficile la consapevolezza della gravità e della pericolosità di ciò che sta accadendo

¨L’abuso sessuale si accompagna e rafforza ANCHE NELL’AGGRESSORE RIMOZIONI, NEGAZIONI , RAZIONALIZZAZIONI ED INCONSCI SENSI DI COLPA che acuiscono più o meno latenti angosce paranoidi e possono dar vita ad espliciti timori di vendette, rinforzando le già pesanti problematiche relazionali.
Gli abusi iniziano spesso con il coinvolgimento in attività accattivanti e gratificanti per il minore

¨L’abuso determina una DEVASTANTE INTRUSIONE nella fragilità psichica e fisica dell’individuo in età evolutiva ingenerando una notevole confusione di ruoli e di limiti, un senso di tradimento e di impotenza devastanti. Oltre agli effetti del trauma in se’ esso tende ad interferire gravemente nello sviluppo del sistema di attaccamento privando il bambino di punti di riferimento sicuri. Nel caso in cui la vittima è un maschio è lo stesso processo di definizione dell’identità sessuale a risultare distorto e compromesso.

¨GLI ESITI DELL’ESPERIENZA TRAUMATICA DIPENDONO DA:

l’età della vittima
il suo sviluppo psicofisico
la stabilità emotiva precedente all’abuso
l’inserimento sociale precedente all’abuso
le modalità e le caratteristiche della violenza
il grado di vicinanza affettiva tra vittima e aggressore (tanto è maggiore quanto maggiore è il senso di colpa)
il grado di parentela
il sesso dell’adulto rispetto a quello del bambino
le caratteristiche temporali dell’abuso((estemporaneo o reiterato)
le modalità dell’abuso (vera e propria violenza fisica o complicità apparentemente ludica)
i dogmi culturali
le reazione della famiglia e della società
La dimensione simbolica della penetrazione psicologica violenta è più lacerante dell’impossibilità di sottrarsi alla penetrazione fisica non voluta

¨SPIRALI DI VIOLENZA

l’esistenza dell’individuo rimane intrappolata nella ripetitività dei medesimi schemi di violenza (coazione a ripetere). Supportato dalla tendenza ad idealizzare i genitori e ad introiettarne i modelli, in un tentativo estremo di difendersi dall’orrore dell’abuso il bambino può arrivare ad identificarsi con il suo carnefice rimuovendo l’odio, la delusione e la paura. La modalità di relazione disfunzionale si sclerotizza e l’aggredito si prepara a diventare aggressore.

¨Anche qualora non esiti in comportamenti identici o speculari L’ABUSO PUO’ INTERFERIRE NOTEVOLMENTE CON IL CONSOLIDAMENTO DELLE BASILARI CAPACITA’ RELAZIONALI, GENITORIALI E DI MATERNAGE. Esso impedisce al bambino di creare una buona “teoria della mente” (capacità di fare ipotesi su ciò che l’altro potrebbe pensare e quindi di mentalizzare gli stati emotivi dell’altro e del figlio in particolare). Verrà a mancare sia il “monitoraggio metacognitivo” che permette di capire ciò che succede in me e nel bambino sia la capacità di controllare e gestire la situazione

¨NEL CASO DI ABUSI SU BAMBINI PICCOLI EVENTUALI DISTURBI DELL’ATTACCAMENTO POTRANNO ESITARE IN PERSONALITA’ ANTISOCIALI , BORDERLINE, PSICOTICHE O COMUNQUE ALTAMENTE DEVIANTI

¨A VOLTE C’E’ UN RITARDO DI MESI O ANCHE ANNI NELLA COMPARSA DEI SINTOMI soprattutto quando l’abuso avviene senza coercizioni e/o violenze fisiche particolari

¨Il disturbo più frequente, soprattutto nei casi di abusi infantili, è il PTSD (Disturbo da Stress Post-Traumatico) Semplice o Complesso. Subito dopo un trauma, entro il primo mese, si sviluppa un Disturbo Acuto da Stress. Se non viene elaborato, dopo un mese, inizia il vero e proprio PTSD.
La vittima è relegata in una memoria emotiva senza temporalità in cui il presente non è più il futuro anticipato ma è il passato traumatico

¨NEL CASO DI PTSD E’ IL SISTEMA LIMBICO (gruppo di strutture coinvolte sia nella memoria che nell’espressione di varie emozioni e sentimenti) AD ESSERE PARTICOLARMENTE COINVOLTO E SI PUO’ PRODURRE UN DANNO BIOLOGICO

- il funzionamento dell’ippocampo può risultare compromesso dall’aumento di cortisolo indotto dallo stress determinando una deficienza funzionale che interferise con la formazione della memoria
- l’elevata quantità di oppiodi immessi per compensare l’aumento del cortisolo determinano analgesia, ottundimento affettivo
- l’amigdala può perdere la sua capacità omeostatica rispetto alle risposte condizionate alla paura e diventare iperresponsiva (aumento della risposta d’allarme, emotività fuori controllo) anche per un’inadeguata inibizione del Giro del Cingolo Anteriore
- aumento della frequenza di scarica del Locus Coeruleus
- inibizione dell’area del linguaggio e quindi della capacità di simbolizzazione

¨IL PTSD E’ CARATTERIZZATO DA:
- Sintomi intrusivi (ricordi, sogni, stati dissociativi, disagio psicologico e reattività fisiologica all’esposizione)
- sintomi di evitamento per pensieri, sensazioni, conversazioni, attività, luoghi, persone
- numbing (attenuazione della reattività generale con intorpidimento, insensibilità o paralisi emozionale-affettiva che porta ad un ritiro sociale, alla limitazione della gamma affettiva, al disinvestimento dalla famiglia, all’estraneamento dall’ambiente, all’incapacità di ricordare, alla diminuzione delle prospettive future)
- sintomi iperarousal: alterazioni del sonno, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme

La ripetitività e la regolarità dell’abuso in famiglia impedisce alla vittima di far ricorso alla capacità di reazione agli eventi catastrofici ed eccezionali
¨Non sempre c’è una diretta e stretta correlazione tra abuso sessuale e PTSD. SPESSO CI SONO SINTOMI SUBCLINICI RELATIVI SOPRATTUTTO ALL’AUTOSTIMA E ALL’ATTIVITA’ SESSUALE

¨Uno specifico tipo di PTSD è l’RTS (Sindrome del Trauma d’Abuso) che presenta un più specifico riferimento alle problematiche relative alla sfera sessuale e al rapporto con gli altri

La terapia

L’abuso determina una morte psichica da cui si può essere definitivamente schiacciati ma da cui si può anche “risorgere” più forti di prima

¨A causa della frequente assenza di violenza fisica IL PIU’ DELLE VOLTE LA REALTA’ DELL’ABUSO EMERGE SOLO IN SEGUITO A: gravidanze, emersione di disturbi psichici e comportamentali evidenti, patologie e complicazioni genitali.

¨L’abuso rende schiavi del proprio ruolo di vittima e spesso viene portato addosso inconsapevolmente: L’IMMAGINE ESTERIORE della persona può tradire la realtà della violenza

¨In molti casi l’abuso è stato rimosso e RIEMERGE SOLO ATTRAVERSO INTERVENTI PSICOTERAPEUTICI particolarmente efficaci, profondi ed ecologici al tempo stesso (EMDR)

¨IL BAMBINO SI PRESENTA IN ASSETTO DIFENSIVO

- stato di iper-arousal (iper-allarme, diffidenza, tensione, sensazione costante di pericolo)
- iperadattamento (funzionamento al minimo delle potenzialità, depressione)
- dissociazione (assenza, sospensione della coscienza, distraibilità, difficoltà di concentrazione, ma anche scarica motoria o comportamentale) quando lo stato depressivo non è sufficiente a contenere il dolore psichico. Se livelli basali bassi di cortisolo indicano che il soggetto sta andando in dissociazione, cioè non sviluppa le reazioni di adattamento, livelli alti di cortisolo non implicano che è protetto dallo stress ma, anzi, che sta sempre al limite dello scompenso del sistema di adattamento

¨NEI DISEGNI DEI BAMBINI ABUSATI SONO PRESENTI

- decentramento
- ossessivo riempimento degli spazi vuoti
- povertà e incompletezza delle figure umane
- difficoltà a rappresentare la famiglia (piuttosto disegnano animali)
- simboli fallici

¨I GIOCHI POST-TRAUMATICI PRESENTANO


- ripetitività compulsiva (continuano il gioco finchè non si dice loro di fermarsi, non vengono allontanati o raggiungono una comprensione emotiva della connessione del loro gioco con il trauma)
- legame inconscio tra gioco post-traumatico ed evento traumatico (fino ad interpretazione)
- mancanza di elaborazione e difese grezze con escalation (scene di divoramenti, uccisioni ecc. senza evoluzione o lieto fine, ne’ scenario fittizio del come dovrebbero andare le cose)
- fallimento del gioco nel fornire un sollievo dell’ansia
- i giochi possono coinvolgere bambini di età molto diverse
- uso di ogni mezzo di espressione simbolica come modalità di ripetizione del trauma
L’abuso sessuale, anche in assenza di violenza fisica e in bambini apparentemente asintomatici, comporta gravi danni per lo sviluppo psicofisico e sessuale

¨LA SESSUALIZZAZIONE TRAUMATICA si esprime nell’associazione tra comportamenti ed elementi erotizzati e contenuti d’angoscia o traumatici (si tratta di conoscenze sessuali, o fraintendimenti di esse, accompagnati dall’idea di essere oggetto di desiderio sessuali per essere infine “divorati”)

¨IL 40% DEI BAMBINI ABUSATI PRESENTA COMPORTAMENTI SESSUALIZZATI che si distinguono dai normali interessi sessuali dei coetanei. Questi sono comportamenti più frequenti nei bambini piccoli che meno riescono a ricorrere ad altri metodi per gestire una sessualità precoce e traumatizzata
- mettere la bocca sulle parti intime
- chiedere agli altri di avere rapporti sessuali
- masturbarsi con gli oggetti
- inserire oggetti in vagina o nell’ano
- imitare il rapporto sessuale
- dare baci “profondi”

¨CI SONO VARIAZIONI INDIVIDUALI NEL PERIODO DI TEMPO PRIMA DELLO SVILUPPO DI QUESTO TIPO DI GIOCO probabilmente per l’intervento di difese miranti al rimuovere e negare il trauma e all’attesa che si presentino eventi o stimoli esterni adeguati

¨E’ POSSIBILE CHE VENGANO COINVOLTI NEL GIOCO ANCHE BAMBINI CHE NON HANNO SUBITO IL TRAUMA per questo è importante che si chiarisca chi ha il ruolo di leader e chi di gregario (trascinato dalla presenza di elementi primitivi e a grande intensità emotiva)

¨E’ POSSIILE CHE QUESTO TIPO DI GIOCO “CONTAGI” ALTRI BAMBINI si possono vedere bambini non abusati che mettono in atto comportamenti sessualizzati perché in contatto con bambini abusati. Di solito si verifica con bambini che hanno difese già basse e in giochi con componenti aggressive che possono risultare traumantiche
La mancanza di coercizione fisica non è espressione di consenso

¨NON TUTTI I BAMBINI PRESENTANO SINTOMI RILEVABILI NEL PERIODO DELL’ABUSO MA E’ ALLORA MOLTO PROBABILE, A MENO CHE NON SI INTERVENGA, CHE RIPORTINO DELLE CONSEGUENZE IN ETA’ SUCCESSIVE come promiscuità sessuale e comportamenti a rischio o, all’opposto, evitamento di ogni attività erotica appropriata per la fase di sviluppo

¨I CASI DI PTSD NECESSITANO DI UNA PSICOTERAPIA DI NON MENO 3 ANNI

¨IN RELAZIONE ALLA TERAPIA IL PTSD PRESENTA LE SEGUENTI CARATTERISTICHE

resistenza ai trattamenti
lungo tempo di latenza della risposta al trattamento
modesta risposta al placebo
presenza di altri disturbi in comorbidità
psicoterapia che associ principi comportamentali e psicodinamici
Polifarmacoterapia

¨E’ IMPORTANTE RILEVARE E SVILUPPARE LE RISORSE DEL BAMBINO (autocontrollo, autostima, autopretezione, autoriflessione, integrazione, fantasia , duttilità , buoni livelli maturativi)

¨SE NON SI REGISTRANO MIGLIORAMENTI NELL’ARCO DI 3 MESI E’ MOLTO PROBABILE CHE SI TRATTI DI UN PTSD CRONICO

¨E’ necessario creare una RETE DI SOLIDARIETA’ attorno alla vittima ed evitare l’insorgenza di un vittimismo sterile e paralizzante che convaliderebbe l’immagine negativa di se’

¨E’ importante TENERE AL CENTRO DELL’INTERESSE IL BAMBINO E NON GLI EQUILIBRI TRA ISTITUZIONI

¨E’ necessario VALUTARE L’ENTITA’ DEL COSTO PSICOLOGICO DELL’INTERVENTO PER LA VITTIMA non esistono regole fisse, gli operatori devono interrogarsi caso per caso riguardo al costo psicologico per il minore

La rivelazione non è un evento singolo ma un processo

¨E’ sicuramente un problema che i PROTOCOLLI INVESTIGATIVI siano progettati per rispondere solo a quei bambini che rivelano in modo attivo ed energico alla prima intervista

¨LA RIVELAZIONE E’ PIU’ SPESSO ACCIDENTALE ( soprattutto se il bambino è avviato da incontri preparatori su questo) NEI BAMBINI PICCOLI, INTENZIONALE NEGLI ADOLESCENTI (spesso indotti alla rivelazione dalla rabbia e dall’influenza dei compagni)

¨LE CARATTERISTICHE DELLA VITTIMA E DELL’EVENTO INFLUISCONO SUL PROCESSO DI RIVELAZIONE fattori quali il livello cognitivo, la consapevolezza delle conseguenze personali e sociali della rivelazione 8con il senso di colpa e di vergogna derivante, la durata, la frequenza e la gravità degli episodi

¨I BAMBINI CHE HANNO SUBITO UN TRAUMA IN FORMA PIU’ GRAVE LO RIVELANO PIU’ FREQUENTEMENTE IN MODO IN MODO INTENZIONALE MA PER QUESTE VITTIME PUO’ DIVENTARE MOLTO DIFFICILE FARLO SE L’ABUSO CONTINUA

¨NON INFLUISCONO SULLA RIVELAZIONE lo status socioeconomico, la razza, i valori culturali, la relazione con il perpetratore, le minacce dell’abusante, la persona a cui hanno scelto di rivelare l’abuso o che mostri sospetti a riguardo

¨CI SONO PASSAGGI INEVITABILI CHE COMPORTANO UN COSTO PSICHICO E IL BAMBINO VA SUPPORTATO IN QUESTI FRANGENTI sono necessari spazi e tempi al riparo dalle esigenze giudiziarie per preparare il bambino ad affrontarle (la diminuzione dei costi psicologici per il minore comporta un aumento dei costi di gestione del Servizio)

¨GLI ABUSANTI PREVALENTEMENTE NEGANO NON SOLO L’ABUSO MA QUALSIASI PROBLEMA CORRELABILE il che rende praticamente impossibile un intervento psicoterapeutico

¨E’ NECESSARIO ATTIVARE PROTEZIONE NEI CONFRONTI DELLA VITTIMA a partire dall’evitare di esporre il bambino al confronto o contatto con il presunto abusante (il che conferma il suo potere o quello delle persone che lo supportano)

¨IL PROBLEMA PIU’ GROSSO E’ QUELLO DI POTER ASSICURARE UNA REALE “SICUREZZA” AL NUCLEO FAMILIARE

Vera Innocenti

Fonti: Dott.ssa Lara Scarsella
Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice

mercoledì 22 settembre 2010

Il Danno Psicologico dei Bambini Maltrattati e Abusati


I bambini vittime di abuso sessuale e fisico sembrano aumentare in questo ultimo decennio, ma il silenzio tombale rende questo fenomeno un dramma poco visibile e riconoscibile a prima vista.

La vergogna,l´impaccio e la paura insita sullo scenario dell’abuso sessuale e del maltrattamento, in particolare nella sfera intra familiare, pone gli addetti ai lavori ad intraprendere ogni risorsa necessaria; si prendono in esame quella educativa, socio- psicologica, medica, per conoscere, proteggere, curare le giovanissime vittime e anche le persone malate che hanno commesso l´abuso.

I bambini si trovano a dover elaborare non sempre facilmente vari tipi di sentimenti rispetto ai diversi tipi di trauma subito. La possibilità di elaborazione psicologica e´ direttamente proporzionata dalla modalità con cui i bambini possono sopportare” l’oggetto traumatico”, l’azione del trauma e la propria immagine durante e lungo l’evento traumatico.

Il trauma causato dal maltrattamento o abuso sfocia sempre in un danno a livello psicologico. Il danno cagionato riguarda l’area relazionale, quell’area affettiva tra il genitore e il figlio che dovrebbe creare il motore della vita psichica.

E´ fondamenteale per aiutare le vittime trovare strumenti idonei a cogliere il disagio del bambino anche quando il trauma non si evidenzia e non trova parole per essere espresso.

In questa ricerca si cerca di descrivere attraverso i disegni dei bambini vittime di maltrattamento fisico e/o di abuso , comparare entrambi con i disegni di una campionatura di bambini normali al fine di delineare la qualità della sofferenza psichica interconnessa con esperienze traumatiche.

Molte ricerche prodotte in precedenza hanno dato risultati scettici sulla validità del disegno come test proiettivo (Hagood, 1992, Thomas e Gray 1992; Thomas e Jolly, 1998; Veltman e Browne 2002), il disegno,sicuramente da sempre viene considerato dalla psicoanalisi, come dalla psicologia dello sviluppo, il mezzo che permette al bambino di esprimere mettere in luce il suo reale disagio, la sua angoscia e paura e la sua modalità difensiva nei confronti del dolore.

Il disegno da al bambino la possibilita´ di metterlo in condizione di rivolgere anche una richiesta di aiuto, e nello steso tempo di comunicare i propri vissuti che non possono essere rappresentati tramite il linguaggio verbale, perché molto dolorosi o rimossi: “È lo sguardo che testimonierà la vita” (Sacco, 1996).

Tra le varie tecniche il Disegno della Famiglia (Ddf) è un test largamente usato nel periodo della valutazione psico diagnostica permette allo specialista clinico (Carlson, 1991) di entrare in contatto con il bambino:

• con la percezione che il bambino ha di se stesso,
• con la percezione che il bambino ha delle figure dei propri genitori,
• con degli indicatori di sviluppo in riferimento all’organizzazione mentale.

IL DISEGNO DELLA FAMIGLIA

Il test ideato da Corman nel 1967 ha l´azione di indagare le relazioni che il bambino ha instaurato con le figure dei due genitori e con le altri componenti della famiglia.
Il disegno della famiglia e´ considerato, nell’ambito della metodologia di ricerca sul bambino e la famiglia, uno strumento elettivo per scoprire le rappresentazioni mentali dei legami “in sintonia con i concetti della developmental pychology” (Tambelli et al. 1995).

Il Ddf mostra l’immagine della famiglia che il bambino ha acquisito nel periodo della crescita, di conseguenza si pensa che egli colga le fantasie che combinano i vissuti soggettivi e il loro incontro con il mondo esteriore.

DISEGNO DELLA FAMIGLIA E MALTRATTAMENTO

Nei casi di maltrattamento infantile il disegno della famiglia viene ritenuto dalla letteratura scientifica uno strumento di indagine clinica e di ricerca particolarmente importante (Veltman e Browne, 2001, 2002) dato che:

• disegnando se stesso, come parte integrante di una famiglia, il bambino può esprimere pensieri e sentimenti inibiti;
• lo specialista puo´ essere in condizione di accostare eventuali conflitti familiari;
• molte volte i bambini maltrattati o abusati presentano disturbi del linguaggio e/o con difficoltà nella comunicazione verbale: il disegno diventa quindi uno strumento per aiutare questi bambini a veicolare le loro emozioni esprimendo graficamente i loro vissuti.

Nell´ambito clinico personale, il disegno della famiglia da un ampliamento della lettura del disagio del bambino; probabile che appare problematico quale valore si puo´ attribuire se lo si usa nell´area sperimentale su casistiche.

Da diversi anni molti contributi si sono orientati al suo uso per la ricerca in età evolutiva, con lavori di diverso spessore per la variabilità metologica e teorica. La vastità degli studi trova un suo limite nella eterogeneità della metodologia e dei parametri utilizzati per valutare il Ddf.

Veltman e Browne (2001, 2002) hanno svolto una revisione della letteratura sulla qualità del disegno della famiglia in bambini maltrattati e bambini vittime di abuso sessuale. Sono stati revisionati 317 studi, tra questi sono stati selezionati i 23 più rilevanti.

Da un’attenta analisi dei lavori emerge che le variabili maggiormente prese in considerazione (Allik et al., 1985; Freeman et al., 1985; Thomas e Silk, 1990; Hammer, 1997) sono:
1) Grandezza e valorizzazione dei personaggi: la grandezza della figura umana riflette l’autostima del bambino; è inoltre importante valutare non solo la grandezza dell’intera figura, ma anche quella di alcune singole parti del corpo.
2) Posizione delle figure sul disegno (vicinanza affettiva): la distanza tra i membri della famiglia potrebbe essere l’espressione grafica della distanza emotiva tra gli individui.
3) Omissione di personaggi o di parti del corpo: l’omissione di se stessi è espressione di forti vissuti di inadeguatezza.

In sintesi dalla letteratura (Carpenter, Kennedy et al., 1997; Veltman e Browne 2002) emerge che:
• Il disegno della famiglia discrimina i bambini sofferenti da quelli normali.
• I bambini maltrattati tendono ad omettere se stessi e una delle figure genitoriali, e a disegnare il corpo in modo distorto, povero di dettagli, con scarsa differenziazione sessuale; emerge inoltre aggressività, clima negativo e tratto marcato.
• I bambini abusati sessualmente tendono a disegnare figure grandi o con genitali in evidenza, mani tagliate, assenza di piedi.

Quindi, gli studi indicano che il Ddf è un buon strumento per comprendere l’ansia e le paure, ma contemporaneamente sottolineano che non è corretto utilizzarlo come unica forma di diagnosi né come indicatore di abuso o negligenza, in quanto il Ddf va integrato con tutto il processo di assessment. Il Ddf permette di accertare la presenza di un pregresso abuso ma non il tipo di violenza subito dal bambino.

OBIETTIVI DELLA RICERCA

In questa prospettiva, ci proponiamo di indagare se le rappresentazioni colte al Ddf differenzino:
• i bambini clinici dai normali: è importante verificare se gli strumenti che abitualmente usiamo siano capaci di identificare i bambini abusati, che spesso soffrono in silenzio;
• i bambini maltrattati dai bambini abusati sessualmente, per poter individuare aree di sofferenza e di vulnerabilità specifica, che possono pesare diversamente nello sviluppo futuro.

In particolare, l’obiettivo del nostro lavoro è di capire se nel disegno i bambini maltrattati e abusati sessualmente, rappresentino sé stessi e le proprie figure di riferimento con caratteristiche diverse e se le eventuali differenze possano essere assunte come indicatori sui diversi rischi psicopatologici connessi con la sofferenza mentale di tipo traumatico. Inoltre la qualità della rappresentazione potrà dare indicazioni su come il trauma incida sullo sviluppo e la maturazione degli affetti, al fine di offrire interventi psicoterapeutici volti ad affrontare il dolore mentale.

SOGGETTI E METODI

È stata presa in considerazione una casistica di bambini vittime di abuso sessuale ed abuso fisico, diagnosticati negli ultimi due anni (2002-2005) presso un centro, e bambini non abusati selezionati in modo casuale presso diversi circoli scolastici della provincia.

Il campione totale è composto da 36 bambini (18 bambini e 18 bambine), di età compresa tutti tra i 5 ed i 10 anni.

Tutti i bambini erano allo stato della ricerca normo dotati sul piano della sfera cognitivo.
Il campione è stato così suddiviso:
• GRUPPO M: 12 bambini vittime di abuso fisico (5 f. e 7 m.; età compresa tra i 5.6 e 9 anni)
• GRUPPO A: 12 bambini vittime di abuso sessuale (7 f e 5 m; età compresa tra 5 e 10 anni)
• GRUPPO C: 12 bambini appartenenti al gruppo di controllo ( 7 f e 5 m; età compresa tra 6 e 9 anni)

Per ogni bambino è stata effettuata in precedenza un’attenta valutazione psico diagnostica, facendo particolare attenzione alla presenza di difficoltà nella sfera cognitive, problemi comportamentali, disturbi del tono dell’umore, adattamento e accomodamento competenze sociali.

Per analizzare i disegni della famiglia eseguiti dai bambini abbiamo sviluppato una tabella – griglia di valutazione e per evitare interpretazioni soggettive, abbiamo scelto di privilegiare indici formali, tralasciando letture simboliche e contenutistiche.

Per la scelta delle variabili abbiamo fatto riferimento all’ampio ed esauriente lavoro di Tambelli, Zavattini e Mossi (1995), che oltre ad illustrare un’articolata rassegna critica sull’uso del test, propongono una revisione del sistema di analisi, revisione che in parte abbiamo utilizzato nel nostro lavoro di ricerca ad integrazione del sistema indicato da Corman (1967).

In rapporto all’obiettivo di ricerca, e cioè come il bambino si percepisce e si colloca all’interno del nucleo familiare, ci siamo adoperati di verificare i seguenti indici in rapporto alla famiglia reale:
• la maturità grafico-rappresentativa;
• le persone del nucleo familiare non disegnate;
• la distorsione del corpo;
• il ruolo delle identificazioni;
• la vicinanza affettiva-relazionale.

RISULTATI E DISCUSSIONE DEI DATI

1. Maturità grafico-rappresentativa (grafico1)
Si vuole misurare secondo i parametri di Piaget (Piaget e Inhelder, 1956,1969,1971), Kellogg (1969) e di Lurcat (1985), se il livello grafico è compatibile con l’organizzazione cognitiva basilare del bambino (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
Sebbene tutti i bambini abbiano un livello cognitivo adeguato alla norma come verificato all´inizio , nei bambini vittime di abuso il livello grafico del Ddf che si evidenzia inferiore all’organizzazione cognitiva di base.


a)Bambini maltrattati. Lo schema corporeo è visibile appena, spesso stilizzato, mancano i particolari, è inesistente l’uso della prospettiva, idem nei bambini superiori ai sette anni.

b)Bambini abusati sessualmente. Il gruppo appare etereogenio, solo metà dei bambini risulta privato della rappresentazione grafica rispetto a quello cognitivo e in relazione al campione normale.

Possiamo considerare la scarsezza grafica e la non maturita´ del disegno come un primo indicatore di sofferenza e quindi di disagio, che colpisce le funzioni mentali nell’ambito simbolico-rappresentativo. Si delinea un’ area fortemente a rischio che coinvolge aspetti neuro-psicologici e meta-rappresentativi. I bambini dotati di intelligenza e che disegnano in maniera immatura sono quei bambini che stimolano l’attenzione dell´operatore, ma solo dopo un assessment mirato potrà stabilire quale percorso diagnostico e terapeutico è necessario perseguire.

c)Bambini normali. elaborano disegni articolati, il corpo è proporzionato tra testa, tronco e arti e con molti particolari, le figure nel complesso sono complete.
Il vissuto dell´ abuso appare correlato, in modo molto evidenziato, con un rischio nell’uso delle funzioni grafico-rappresentative.

2. Omissione dei personaggi (grafico 2)
Stabilisce la modalità che il bambino può usare per non dare valore ad un personaggio eliminando un personaggio della sua fantasia(immaginario) e comunicare così qualcosa di innapagato e non accettato dalla famiglia (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).


a)Bambini maltrattati. Le persone non disegnate sono i genitori. La modalita´ è coerente con i dati relativi all’identificazione. Il genitore aggressivo -violento viene totalmente escluso oppure non accanto alla madre. Difatti vengono invece disegnati personaggi esterni alla famiglia, altri bambini, animali e oggetti. Escludere del tutto uno o i genitori lascia un buio nelle figure principali (padre,madre) necessarie a proseguire il processo di identificazione. Eliminare il Caregiver significa il bisogno di avere lontano i sentimenti dolorosi e dalle fantasie, perché intrise di aggressività verso il padre violento. (D. al posto di una famiglia disegna un pesce che urla forte “help”, mentre uno squalo sta per mangiarlo).

b)Bambini abusati sessualmente. I bambini maggiormente ambivalenti, annullano se stessi o il padre o la madre , solo in un caso dimenticano tutta la famiglia. Il numero delle persone aggiunte non è molto importante. Il senso di colpa sembra indirizzarsi anche sul bambino, ma in maniera lampante sono i genitori a essere omessi. (G. disegna solo una casetta in mare aperto e molto mosso; S. disegna tre persone sospese nell´aria, prive di mani, e un maschio omettendo se stessa).
c)Bambini normali. Il campione preso in esame detto “normale” disegna la coppia dei genitori dandone valorizzazione massimale. (G. disegna i genitori che camminano abbracciati, disegna lei che li sorride; L. figlio unico disegna la sua famiglia mostrando bene tutti i particolari e i suoi genitori facendo una cornice con tre bambini di età diverse).

3. Distorsione del corpo (grafico 3)
La variabile evidenziata misura l´accortezza e la precisione con cui il bambino disegna le persone cioe´ la capacità di rappresentare il corpo umano nel modo proporzionato alla forma, grandezza e particolari (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).
L’ esperienza di abuso fisico e/o sessuale si evidenzia correlato in maniera molto evidente con una alterazione e distortorsione della rappresentazione- grafica dell’immagine corporea.


a)Bambini maltrattati. Il dato inquietante sono le deformazioni,lo schema del corpo, i l’assenza o la deturpazione del viso umano . Le alterazioni corporee rimandano ad una scarsissima immagine del proprio corpo, corpo fisicamente attaccato, non visto nella sua fragilità, privo del rispecchiamento che viene fornito da un adulto protettivo, una marcata espressione di uno stato di angoscia relazionale.
b)Bambini abusati sessualmente. Un alto numero di bambini deforma il corpo. Il contatto fisico con la sessualità adulta produce una viziata percezione del proprio schema corporeo, i disegni sono devitalizzati con un volto privo di ogni espressivita´;scaturita della mancanza emozionalescaturita dal trauma subito.
E´ importante sottolineare come “l’heros del disegno”, uno degli aspetti che viene considerato pato-gnomonico dalla verifica nei casi di abuso sessuale, nella campionatura si evidenziano solo in 2 bambini su 12 esaminati.
Presumibilmente si scaturisce che l’ abuso sessuale possa determinare una distorsione e una devitalita´ più complessa di tutto il corpo umano.
c)Bambini normali. La deturpazione dell´immagine del volto sono completamente assenti.


4. Identificazione
(grafico 4)
Si riferisce alla scelta della persona che il bambino indica alla domanda “Chi vorresti essere?”. Rappresenta il personaggio i cui attributi il bambino vuole fare suoi e la risposta non tiene conto dei livelli più profondi che in genere non sono direttamente espressi, ma che sono deducibili da indici indiretti come la valorizzazione di un personaggio (Tambelli, Zavattini e Mossi, 1995).


a)Bambini maltrattati. I bambini di abuso fisico si identificano nel 67% dei casi con se stessi, nel 33% con altro come animali, amici, fratelli , nello 0% dei casi con genitori e con nessuno. Tutti i bambini omettono i genitori dalle loro scelte, al desiderio di essere qualcuno d’altro si sovrappone una scelta di realtà cioe´ essere se stesso. Le scienze ci danno come centrale in età evolutiva la scelta di un ‘engramma’ che gira attorno all’idea di famiglia con papa´e mamma, bambino che ricevono il 75% delle scelte (Tambelli et al., 1995). I bambini quelli sottoposti purtroppo a violenza avvertono il desiderio di distaccarsi dagli adulti perché i loro modelli di riferimento contengono aggressività e vedono i propri genitori non affidabili. Se nella fase di sviluppo cioe´ verso la pubertà il distacco dai genitori è compatibile con il processo di svincolo, che cosa significa anticiparlo? (C. disegna una casetta in un angolo e dice: “La casa di un cagnolino…il padre sfonda tutta la casa…trovano un gattino, ma il cane lo ammazza”).

b)Bambini abusati sessualmente. I bambini vittime di abuso sessuale si identificano nel 42% dei casi con nessuno, nel 33% con se stessi, nel 25% con altro e nello 0% dei casi con i genitori. Tutti i bambini omettono i genitori dalle loro scelte, s’impone in misura simile sia il desiderio di essere se stessi sia il desiderio di essere nessuno.La ferita aperta dall’abuso pone lontano il desiderio di assomigliare ad un genitore. Appare interessante che il genitore abusante e il genitore non abusante siano entrambi vissuti come poco desiderabili, questo afferma che l’abuso sessuale nasce da dinamiche confusive e coinvolge l´intero nucleo familiare. Essere se stessi denuncia un tentativo di fare affidamento sulle proprie risorse, ma non desiderare di assomigliare a qualcuno, sembra essere la risposta estrema di un bambino che, oppresso dalla realtà, non trova neanche attraverso la sua fantasia una via di fuga. Come si organizza l’identità di un bambino che desidera non essere presente nella realtà relazionale che abusa di lui?

c)Bambini normali. I bambini inseriti nel campione di controllo si identificano nel 50 % dei casi con uno dei genitori, nel 42% dei casi con altro (fratellini, sorelline), nell’8% dei casi con se stessi e nello 0% dei casi con nessuno.
Si dividono, tra il desiderio di essere un genitore e il desiderio di essere un fratellino, scelte coerenti con i dati della letteratura scientifica di Bruening, Wagner, Johnson, 1997, in cui emerge il bisogno di modelli, ma anche le tensioni relative alla rivalità e competitivita´ con i fratelli. Processi compatibili con le dinamiche familiari normali.

5. Vicinanza affettiva (grafico 5)
Lo spazio che il bambino stabilisce tra se e le persone della famiglia.

a)Bambini maltrattati. In maniera evidente, si constata un’assenza e-o negazione dei legami primari, la metà dei bambini si disegna in modo completamente isolato, solo tre sono di lato alla madre, tre accanto ad un fratellino.

Si conclama la mancanza di una dimensione affettivo-relazionale centrale attorno ai propri genitori. Questo risultato che scaturisce combinato con le identificazioni, dimostra un vuoto relazionale vissuto nella famiglia. Porsi in modo lontano testimonia di essere soli, non poter contare su relazioni che rafforzano la sicurezza.

b)Bambini abusati. In modo eloquente, circa la totalità dei bambini si disegna isolato. La solitudine è totale, in quanto non vi e´ genitore-trice in grado di accogliere il loro malessere.

Mostrarsi da soli può dunque puo´ indicare il rifiuto di rapporti che sono origine sia di atti violenti sia di atti morbosi. L’isolarsi rispetto alla famiglia o dai genitori rischia di far perdere a questi bambini quegli investimenti che sono necessari per le turbolente trasformazioni dei processi d’ identità.
Bambini normali. 12 bambini su 12 bambini si disegnano felici accanto o tra i genitori.

Certo che il numero alquanto limitato dei casi preso in esame non ci puo´far stabilire la vericidita´ vera e propria della ricerca effettuata ma sicuramente puo´ offrire importanti spunti di riflessione e di intervento sul problema.

Nella trattazione sequenziale si e´ scelto di distaccarci dalla piu´ recente letteratura scientifica,quella di interpretazione tradizionale di Corman (1967), privilegiando una lettura che ci indicasse la visione emozionale del bambino su di sé e sulla sua famiglia (Bombi e Pinto,1993; Tambelli et al.,1995).

Concordi di base con la letteratura scientifica, i dati indicano che il Ddf differenzia popolazioni normali da popolazioni con sofferenze a carattere emotivo-affettivo. Le variabili sottoposte ad analisi differenziano in modo statisticamente significativo i campioni clinici dal gruppo di controllo.

I bambini che hanno purtroppo vissuto una esperienza sotto una forma di abuso (fisico e/o sessuale) proiettano il loro dramma interiore sul disegno mettendo in luce i propri vissuti di solitudine, angoscia,paure,fobie, inadeguatezza emergono sia dall’analisi grafologica-disegno che da quella dei contenuti.

- I bambini maltrattati
• contano solo su di se e il loro rischio psico-patologico vivra´ in rapporto a quali figure si sceglieranno in futuro come modelli di identificazione alternativi ai genitori;
• incontreranno nel loro cammino molte difficoltà nell’apprendimento nel periodo scolare.
• L´evento traumatico del maltrattamento rappresenta un enorme rischio globale per lo sviluppo psico-fisico anche a causa del contesto socio-culturale deprivato e deprivante.
- I bambini che hanno subito abuso sessuale
• evidenziano con il loro desiderio di sentirsi nessuno come persona ,non credere nella vita di relazione e un vero e proprio disinvestimento dalle relazioni;
• mostrano punti di fragilita´nell’area dei disturbi dell’umore, l’inibizione emotiva sembra caratterizzare i disegni.
• La violenza del trauma rimanda allo sfiorire degli affetti verso i legami primari e alla perdita del piacere dell´immaginario, del fantasticare.

In conclusione , il quadro generale che ne scaturisce da questa ricerca , riguarda, in rapporto alla fase di sviluppo valutata, una diversa espressività clinica per la gravità a favore dei bambini esposti e vittime di abuso fisico e un’ area di fragilita´ per i bambini abusati sessualmente.

Il Ddf non può differenziare singoli casi per eventi traumatici, ma può descrivere i loro effetti sia sul piano neuro-psicologico che psico-patologico, e aiutare l´operatore nella comprensione della sofferenza psichica infantile per poter architettare quei percorsi validi e specifici di intervento terapeutico per il trauma subito dai bambini.

di Vera Innocenti

Fonti: Francesco Perrotta - Psicologia Giuridica

mercoledì 1 settembre 2010

L’UOMO È LIBERO MA LO STATO “PATRIA” LO FA SCHIAVO



Tutte le Patrie esercitano sulla popolazione diritto di vita e di morte, attraverso l’uccisione: fatta di armamenti, di guerre e di bombardamenti che tutti gli appartenenti debbono preventivamente accettare.
Patria, Stato, Nazione sono nati dalla violenza e si mantengono attraverso la violenza.

Con estrema chiarezza il Giusti, nell’inno all’Italia afferma: “ di libertà e di gloria: scheletri che vi importa?” Che interessa a voi una Patria libera, ma voi sotto terra? E ancora: “a noi larve d’Italia, mummie della matrice, è becchino la balia e anche la levatrice!”,concludendo “...e quando si rimuore: ti ruba il funerale!

Tutto ciò può accadere perché gli Stati si affermano ignorando e negando la costituzione dell’IO, che è costituzione dell’Essere Umano, e perciò lo gestiscono attraverso la proprietà, come una bestia, e la bestialità è schiavitù.

Quella di certi Avvocati Matrimonialisti è diventata un’altra istituzione della violenza dello Stato-proprietario dei cittadini, approfittando specialmente del livello-stato infantile.
Infatti ricorre al linguaggio e al costume spartano che militarizzava i maschietti dall’età di 4 anni, sottraendoli alle famiglie e costringendoli a vivere in caserma, che oggi sono chiamate istituzioni protettive...

Oppure come l’antica civiltà romana, che delegava al “paterfamilias” il diritto di vita e di morte su moglie e su figli.

Genitori, Stato, Giudici, Avvocati Matrimonialisti e chiunque abbia potere, o ritiene di averlo: la civilizzazione vi impone l’onestà di coscientizzare la costituzione dell’Uomo, per smettere di schiavizzarlo.

L’uomo, quando nasce, è costituito da tre dimensioni dell’IO:

1- L’IO egocentrico, che permane in tutta la sua esistenza e dal quale non si deve mai staccare. Infatti “IO” è la parola che pronunciamo più volte al giorno e alla quale riferiamo tutte le nostre esperienze di vita. Se così non fosse: si tratterebbe di stato patologico di alienazione, o di schizofrenia. Nulla e nessuno lo deve sostituire o indebolire.

2- L’IO sociale, che significa: io ho bisogno degli altri e gli altri hanno bisogno di me; incomincia dal rapporto simbiotico del bambino con la madre, dopo la quale scopre la figura paterna, e dopo i genitori scopre gli altri, la società e il mondo che lo circonda e del quale è “socio”. Questa dimensione dell’IO la rende membro e non proprietà della società.

3- L’IO cosmico, IO infinito, costituito dall’istinto di vita, che niente e nessuno ha il potere o il diritto di contrastare, tutte le Strutture Sociali debbono solo garantire che ogni istante di vita lo portino verso la vita, e mai verso la morte. Quindi nessuno è obbligato a morire per la Patria.

Nessuna di queste componenti è più importante dell’altra, perché tra componenti essenziali non si imposta mai un rapporto di forza: primo, secondo,ecc..

E soprattutto l’Uomo è uomo perché è libero. La libertà sviluppa la coscienza, senza libertà non si è uomini, ma schiavi. Solo la coscienza fa l’uomo libero e la libertà fa conoscere il principio del bene e del male.

La libertà gestisce questa trilogia dell’IO, da cui nasce la persona psico-fisica, individuale e irripetibile, perché la rende libera di essere se stessa.

Ogni concetto o convinzione di proprietà sull’Essere Umano, affermata e pretesa da Genitori, da Stato, Giudici o da Eventi Straordinari: è negazione dell’uomo libero e tutte le istituzioni debbono educare ed aiutare l’uomo ad essere libero.

Comunque nell’uomo agisce il principio della compensazione, che sviluppa maggiormente una parte dell’IO, qualora un’altra fosse deficitaria o carente, come nel cieco è evidenziato il senso tattile.

La filosofia di Platone afferma che i bambini, gli handicappati e gli anziani sono della società, sono di tutti e tutti dobbiamo provvedere ai loro bisogni, sottolineando che le debolezze o le carenze dell’IO egocentrico sono e debbono essere necessariamente compensate dalla presenza della componente dell’IO sociale, di cui ogni essere umano è membro, come appunto afferma Platone.

Il diritto di proprietà (= schiavitù) che la Patria vanta esercitando sugli appartenenti-sudditi diritto di vita e di morte attraverso le proprie istituzioni di morte: esercito, fucilazioni dei traditori della Patria, tribunali che emettono infinite condanne a morte, ecc., viola e mortifica l’IO cosmico, costituito dall’istinto di vita, perché la Patria costringe tutti a viverlo sotto la spada di Damocle, che ti può ammazzare quando meno te lo aspetti.

Infatti oggi i disaccordi e le inimicizie tra Stati ci costringono a vivere sotto l’incubo delle esplosioni nucleari, che tutte le patrie ormai sono in grado di produrre.

L’unica limitazione alla propria libertà può essergli imposta qualora scegliesse di danneggiare o distruggere la propria vita.

L’uomo è membro e non dipendente dalla società, e come tale è e deve restare libero, anche di diventare membro di un’altra patria, o di vivere in un’altra famiglia, o con altri genitori, qualora i propri non potessero assisterlo. Ma deve essere libero di scegliere e dimostrando di avere proprie preferenze.

Patria significa "paternità" ed il concetto è nato quando l’uomo è stato creduto superiore alla donna, considerata priva di ogni potere. Paternità e Maternità sono espressione di protezione affettiva, anche attraverso all’autorevolezza, ma non sono e non debbono essere esercizio di potere.

Pertanto la patria è quella dove si ha trovato la migliore possibilità di vita e di lavoro. Solo questa convinzione e questi comportamenti non generano nemici o stranieri , bensì favoriscono affettività e fratellanza, perché sono i migliori processi di vita.

L’antica Roma dichiarava: “si vis pacem: para bellum!” (se vuoi la pace: prepara la guerra!), che un grido di dolore di Papa Pacelli, costretto ad assistere lo scoppio della seconda guerra mondiale, ha reclamato: “si vis pacem: para pacem” ( se vuoi la pace: prepara la pace !).


Dott. G. Basso, psicologo e psicoterapeuta

sabato 17 luglio 2010

AFFIDO DEI MINORI DI GENITORI SEPARATI


( Dr.Giovanni Basso – Psicologo e Psicoterapeuta)

L’affido di minori, figli di genitori separati, evidentemente non può essere gestita dal Giudice, perché il Giudice ha il torto di gestire una “legge uguale per tutti”.



Infatti la “legge uguale per tutti” è sempre e solo una mezza legge, perché è giusto affermare che ci sia una “legge uguale per tutti”, ma deve contemporaneamente anche essere affermata una “legge ad personam” (personale o particolare) che deve necessariamente prendere in considerazione situazioni specifiche e personali del bambino, situazioni specifiche e personali della madre, situazioni specifiche e personali del padre. Lo esige la naturale esistenza di un Giudizio Universale, accompagnato da un Giudizio Particolare.



1 – Situazioni specifiche e personali del bambino: sono le prime e le
più importanti da tenere in considerazione: che età ha? Ha
particolari debilitazioni? Sviluppa una crescita normale, o
precocismi, o ritardi di crescita? L’età cronologica corrisponde
all’età mentale(di cui sono sempre responsabili i genitori)? Con
quale genitore vuole restare? E di quale dei due ha più urgente
necessità?



2 – Situazioni specifiche e personali della madre: quale livello di
simbiosi lega necessariamente ancora la madre alla sua creatura?
Ha eventuali problemi psichici? (dei quali deve tuttavia essere
informata). È capace di non criticare, né di odiare il marito
in presenza del loro bambino? È una persona tranquilla, o è
sempre inquieta, nervosa, sempre scontenta, che critica tutto e
critica tutti? È depressa? Sta bene in salute fisica e psichica? Ha
tempo di dedicarsi sufficientemente ai suoi figli? È permissiva,
o possessiva?



3 – Situazioni specifiche e personali del padre: È persona autoritaria e
violenta (padre padrone!)? Sa non criticare la madre del loro
figlio in presenza di lui? Assisterebbe personalmente il bambino, o
lo affiderebbe ad altre persone? È persona onesta, corretta,
equilibrata? Collabora economicamente, e adeguatamente ai
propri mezzi, al mantenimento e alla miglior crescita dei figli,
anche se questi fossero affidati alla madre?



È possibile che ambedue i genitori possano avere dei problemi controindicativi dell’affidamento, o alcuni di questi problemi sopra citati; il Giudice sarebbe costretto a scegliere il minor male possibile, oltre il male imposto al bambino dalla separazione. Ma se in ambedue ci fossero dei problemi che ipotecherebbero la buona crescita dei figli: in tal caso il Giudice sarebbe costretto ad affidarli a qualche famiglia tra parenti, o famiglie disposte all’adozione, o anche al semplice intrattenimento e ospitalità a tempo indeterminato.



Soprattutto è importante che il Giudice non istituzionalizzi i bambini normali, perché qualsiasi istituto di protezione: non educa ma condiziona, perché è fatto di regole impositive (come le regole di caserma, o delle carceri). Si tenga presente il principio che alle persone normali: la verità si propone, non si impone; come la madre discorsivamente propone ai figli determinati comportamenti.



L’istituto potrebbe essere di aiuto educativo solo se fosse un laboratorio protetto e assistenziale, come dovrebbero essere gli istituti per deboli psico-fisici, in quanto sviluppano la creatività, migliorando quindi la coscienza di se, che è la loro anima (coscienza dell’IO). Infatti ognuno si identifica con quello che fa e sa fare.



Appare pertanto evidente che il Giudice non può, da solo, prendere delle decisioni costituite da tante componenti di cui non è competente.



Quindi deve smettere di far cadere sui bambini personali decisioni arbitrarie, come comunemente i Giudici si comportano.



Come pure le pullulanti associazioni di padri, sono complotti rivendicativi di propri diritti negati, ma le rivendicazioni sono anche vendicazioni, e le vedette sono tutte antieducative.



Il naturale processo e dovere educativo appartiene soprattutto alla madre, che ha generato le sue creature fisicamente e coscientemente e deve continuare a svolgere questo processo generativo.



Ma la generazione è anche distacco da se, cioè: è crescita, come le mamme fanno quando partoriscono, come le mamme fanno tagliando il cordone ombelicale, come le mamme fanno interrompendo la suzione del latte alle proprie mammelle, come le mamme fanno smettendo di accudire ai bisogni fisici dei loro figli, quando raggiungono i tre anni. Come soprattutto le mamme sanno rendere autosufficienti i propri figli (o dovrebbero sapere!).



Fondamentalmente ogni educazione svolta da chi non è madre: è solo compensativa di una grave carenza esistenziale nel processo di crescita del bambino, come la medicina è compensativa della mancanza di salute.

martedì 29 giugno 2010

BAMBINI, RAGAZZI E RAGAZZE SOTTRATTI ALLA FAMIGLIA E COLLOCATI IN STRUTTURE PROTETTIVE


Tutte le Istituzioni Protettive, e parimenti le Istituzioni Punitive (Carceri), sono essenzialmente punitive delle colpe che i minori sono costretti a subire, a causa delle proprie menomazioni, costituite da: povertà (la famiglia non ha mezzi sufficienti di sostentamento), disabilità (handicappati), caratterialità (ragazzi difficili), perdita dei genitori (orfanotrofi), separazione dei genitori, bambini in carcere con la madre, ecc.
Inoltre in nome dell’affermazione che i vecchi diventano bambini: anche i Ricoveri di Anziani sono altrettante caserme.

Pertanto il ricovero in questi Istituti è anche un gesto di colpevolizzazione dei minori, a causa delle suddette menomazioni, per le quali vengono appunto istituzionalizzati.

L’istituzionalizzazione purtroppo è anche la dimostrazione dell’affermazione biblica: ”i vostri padri hanno mangiato l’uva acerba e i figli sono nati con i denti legati”.

Fondamentalmente tutti gli Istituti di Protezione sono identici alle Caserme Spartane, dove i maschietti di 4 anni venivano militarizzati, per formare l’ideale del maschio-soldato spartano.
Infatti tutti gli Istituti debbono adottare una disciplina che renda possibile la loro esistenza.

Ovviamente il mantenimento è accompagnato dalla “educazione”, o “formazione”, che in questo contesto disciplinare si può definire “condizionamento psichico”, che influenzerà tutta la vita degli ex-ricoverati nelle Strutture Protettive.
Forse gli handicappati potrebbero avere bisogno di una assistenza medica, ma ciò non toglie che purtroppo sono sottoposti a disciplina.

Tutto è dimostrato dal fatto che tutti gli istituzionalizzati o i ricoverati se possono scappano il più presto possibile, salvo il processo di condizionamento che li ha persuasi a continuare a restare.

Il processo di civilizzazione comporterebbe che finalmente ogni istituzionalizzazione scomparisse, per dare spazio alle familiarizzazioni, oggi sempre maggiormente possibili. Evidentemente va difeso il diritto di scelta di membri che appartenevano alla propria famiglia, distrutta dalla separazione.
Il Prof. Basaglia è riuscito a fare scomparire i Manicomi, che comunque avevano tante e inenarrabili analogie con le Istituzioni Protettive.

Si potrebbe anche affermare che specialmente l’Istituto Protettivo, pur essendo compensativo di tante carenze, è anch’esso uno psicofarmaco, che condiziona il cervello dei ricoverati.

Pertanto Istituzionalizzare un bambino per sottrarlo al rapporto nefasto con i genitori, o con uno dei genitori, è una violenza peggiore della violenza psichica subita dalla loro separazione. È un punire lui a causa della separazione dei suoi genitori, oltre che essere anche una punizione di uno o dell’altro genitore che non lo ha voluto, o che non permette che l’uno o l’altro benefici della scelta del figlio di restare assieme.

Quindi, in occasione della separazione dei coniugi: anzitutto il primo diritto che esiste e deve essere affermato è la libertà di scelta fatta dal bambino, anche qualora fossero più fratellini e scegliessero tutti di stare tutti dalla stessa parte, trattandosi di esseri umani e non di merce.
Semmai il giudice deve accertarsi che il bimbo sia veramente libero di scegliere e non sia influenzato da subdoli ricatti o minacce.

In base a questi principi naturali, oltre che umani: sembrano inutili le sempre più numerose associazioni, specialmente maschiliste, che vogliono affermare o contrattare i diritti genitoriali; infatti sono tentativi di perversione di una legge naturale, che deve restare indiscutibile.


(Dr.Giovanni Basso – Psicologo-Psicoterapeuta e Perito Grafologo)