mercoledì 24 febbraio 2010

I FIGLI DEI GENITORI SEPARATI


J. Bowlby: Il bambino si costruisce un modello interno di se stesso in base a come ci si è preso cura di lui.

Questo famoso pediatra e psicoanalista ha rilevato che il bambino privato di cure materne manifesta uno sviluppo ritardato fisicamente, intellettualmente e socialmente, fino ad instaurare veri e propri disordini fisici e mentali.

Questo concetto, espresso nella letteratura mondiale da qualsiasi studioso dell'infanzia e dell'Età Evolutiva, sembra essere talmente ovvio ( in quanto intrinseco nella nostra natura che ci vuole "mammiferi") che ricordarlo è quasi ridondante.

Eppure oggi, nel 2000, nuove teorie in fase sperimentale sembrano voler ridurre il processo naturale della vita (quello attraverso il quale loro stessi sono nati, ed i loro figli nasceranno ancora, finchè vita ci sarà sulla Terra) ad un normale processo artificiale che vuole la fusione dell'uomo e della donna in un'ampolla (ovvero il grembo materno) il cui "prodotto", e cioè il bambino appena nato, sia un oggetto privo di sensazioni e sentimenti: una sorta di autovettura appena uscita dalla fabbrica alla quale va fatto il bollo e l'Assicurazione, e poi è indifferentemente proprietà di chi la compra.

Queste nuove "automobili" sono oggi i figli dei genitori separati.
Sono figli di un Dio Minore che nessuno sembra più proteggere, gettati in pasto a Tribunali ed operatori sociali che non hanno voglia di capirli e conoscerli, che spesso li rinchiudono in istituti pur di soffermarsi a guardarli negli occhi e leggere i loro reali bisogni. Altrettanto spesso vengono "spezzati" in due dai genitori prima, dalle istituzioni poi.

Bambini che oltre ad avere la sventura di non avere l'esempio ed il calore di una madre ed un padre uniti per crescerli con l'amore che spetta loro, si trovano a non essere ascoltati nemmeno dalle Autorità che dovrebbero "tutelarli", ma che quasi sempre non sono all'altezza di farlo.

Cosa è successo ai genitori di oggi?
Cosa accadrà ai nostri figli domani?

La società è cambiata e questo non si può negarlo: la donna è più inserita ed impegnata professionalmente, l'uomo è più ben disposto verso i figli ed ha finalmente capito quanto possa apportare la sua vicinanza ad una sana crescita del bambino. Fino a quì sembrerebbe che ci sia la giusta "formula" che soddisfi le necessità di tutti e tre i membri del nucleo familiare: i padri sembrano oggi voler stare più vicini alle neo-mamme e poi ai figli, le madri (dopo nove mesi di gestazione, lunghi travagli, mesi di allattamento e dedizione totale al nuovo nato) possono ritrovare qualche momento in più per riposarsi e dare quindi il meglio ai figli, e quest'ultimi prendono il meglio da ognuno dei due.

Se tutto ciò rispettase le età, i tempi e le esigenze dei figli potremmo dire di raggiungere il tanto ambito nome di "genitore quasi perfetto", ma se le esigenze dei genitori cominciano a scavalcare quelle oggettive dei figli i danni saranno poi irreversibili.

Ci sono infatti due categorie di "nuovi padri" e di "nuove madri" che stanno lavorando assiduamente per distruggere l'equilibrio dei bambini del nostro millennio: si propongono come quei genitori "quasi perfetti" appena citati, cioè desiderosi di amare ed accudire i figli, ma in realtà sono tutt'altro, inquinando l'immagine di tanti papà e tante mamme che realmente per amore dei figli sono disposti a tutto.

Purtroppo li troviamo in ogni angolo della città virtuale di internet e ci descrivono realtà che non esistono solo per potersi accativare le simpatie o la compassione di chi legge, e sperare così di rivoluzionare la nostra Costituzione, la nostra cultura e la nostra storia. Ma soprattutto la nostra Natura.
Si presentano come "vittime" ma le vere vittime sono solo i figli.
Usano i sentimenti dei bambini per vincere le loro cause, ma dietro c'è solo un gioco di vendette, soldi e potere.

La bomba di tutto ciò è esplosa nel 2006, in seguito all'approvazione della Legge sull'Affidamento Condiviso: una legge ragionata per famiglie "normali" come si pensa che ognuna dovrebbe essere.

Una legge che non tiene in considerazione troppe cose: soprattutto il fatto che una coppia in via di separazione non è una coppia "normale" in quanto è traumatizzata da un forte fallimento, e non si può pensare di risolvere il problema spaccando i figli in due parti. Perchè di questo si tratta.

La coppia che si separa andrebbe prima curata ed aiutata, dopo di che si dovrebbe decidere ed organizzare insieme ai figli (che vanno ascoltati ad ogni età) e agli operatori come gestire, di caso in caso, la situazione.
Non si può pretendere una "legge uguale per tutti": separasi non è un reato che va punito, è una disgrazia che va curata, ed ogni singolo caso ha le sue esigenze. Ma su questo scriveremo ancora.

Le più recenti statistiche ci confermano quanto negli ultimi tre anni, nonostante una buona parte delle separazioni siano volute dagli uomini, la "punizione" che lo Stato prevede attualmente per chi si separa è unitaleralmente a discapito delle donne che vedono improvvisamente denigrati tutti i sacrifici che da sempre ogni mamma fà per mettere al mondo il figlio, rischiando molto spesso anche la propria vita (e questa è una tragica realtà di cui poco si parla per non fare allarmismo).

Ma le istituzioni sembrano aver dimenticato questo "particolare" biologico che, per forza di cose, crea un legame più intenso con la prole rispetto al padre, e se una madre lo reclama viene definita patologicamente possessiva: ed è lì che allora il figlio le viene tolto del tutto.

Ma le istituzioni sembrano aver dimenticato anche che pure loro sono stati bambini, e che lo sono i loro figli ed i loro nipoti: tutti creati da due persone, ma nati da una sola. Fisicamente e psicologicamente è ovvio come non sia un dettaglio trascurabile, sia per una madre che per un figlio.
Per fortuna quasi tutti i padri sanno riconoscere il legame naturale che lega un bambino alla madre, e sono riconoscenti di questo alle proprie compagne, che spesso aiutano e proteggono in questo percorso.

Ma quando ci si separa sembra che in molte coppie il trauma spezzi qualcosa nelle teste di entrambi i genitori e nasce la paura: i padri cominciano ad avere pretese sempre più rigide che fino a quel momento non avevano mai avuto, e le madri di conseguenza rafforzano la propria protezione dei figli.

In mezzo ci sono i figli, e stare in mezzo è per forza di cose destabilizzante.

Mi domando se sia realmente questo quello che vogliamo per loro: creare una generazione di squilibrati cresciuti con due vite parallele, con due case, due educazioni diverse, spesso quattro genitori, due stili di vita che non entrano mai in contatto tra loro.

Ma è proprio questo quello che vogliamo?
Ma noi, e siamo adulti, come reagiremmo se ci dicessero di dover vivere tre giorni da una parte e quattro da un'altra per anni interi?
Ma come reagiremmo se per esempio al nostro posto di lavoro avessimo due capi che, ad ore alterne ci diano comandi completamente discordanti tra loro?
Noi adulti come reagiremmo a non poter scegliere la vita serena che vogliamo?
Noi non resisteremo un solo giorno a tutto ciò!
E allora perchè lo chiediamo ai bambini, perchè?

E' da egoisti ed ipocriti sostenere che una soluzione del genere possa essere "nell'esclusivo interesse del minore". L'interesse di un figlio è cercare di fargli fare una vita quanto più possibile "normale", mantenendo la casa e le abitudini di prima della separazione, e se è molto piccolo non può essere staccato da sua madre (salvo reali casi di pericolo). E il padre?
Il padre quanto lo vedeva prima?

Una stima riferisce che i papà tornando più o meno dal proprio lavoro alle ore 19: considerando la cena e il fatto che i bimbi vadano a dormire alle 21 circa, vedano i figli un paio di ore al giorno ma, per ovvie ragioni pratiche (spesso stanchi, si lavano e si cambiano) stanno effettivamente con i figli non oltre i venti minuti al giorno di media. Eppure i bambini amano loro più che mai.

E allora perchè una volta separati improvvisamente i padri pretendono giornate intere consecutive? Non sarebbe allora più logico e salutare per tutti (ma soprattutto per i figli) mantenere lo stesso equilibrio di prima? Magari non venti minuti al giorno in casa del bimbo (la stessa di prima), ma due ore cosecutive a casa del padre magari a giorni alterni: in fondo, solo così sarebbe vederli già molto più di prima della separazione.

Tempi ed orari da modificare ed incrementare a seconda delle esigenze del figlio e della sua crescita: nessuno potrà mai negare, per esempio, quanto sia fondamentale la presenza e l'insegnamento paterno nell'adolescenza.

Non sarebbe quindi meglio che uno dei due facesse un passo indietro lasciando al figlio una casa, una vita, un'educazione e due genitori che, pur non vivendo più insieme mantengano il più possibile i ritmi di prima.
Questo vuol dire rispettare ed amare i propri figli.

Non consideriamoci moderni ad abbracciare radicalmente teorie o leggi in via sperimentale ( in vigore solo dal 2006) mettendo all'improvviso in discussione i fondamenti su cui siamo sempre nati.

Non lasciamo che i nostri figli siano le cavie di un brutale "esperimento" politico, divenuto legge senza nemmeno chiedere il nostro parere di cittadini.
E soprattutto fermiamoci un attimo perchè stiamo correndo troppo. Fermiamoci a ricordare che, a fianco ad una realtà giuridica c'è sempre la realtà storica e che troppo spesso non collimano.
Nessun figlio sarà mai felice di essere sdoppiato, di essere strappato per così tanto tempo da sua madre, soprattutto in tenera età.


"Madri e figli non dovrebbero essere separati, l’esistenza dell’uno è strettamente
legato all’altra.
Non c’è madre se non c’è un figlio e non c’è figlio se non c’è una madre.
La necessità biologica e la storia personale fanno sì che il solo pensare alla separazione del piccolo dalla madre si strutturi come elemento emotivamente critico e conflittuale.

A livello biologico la sopravvivenza della specie si fonda sulla necessità della presenza della madre.
La separazione dalla madre rappresenta concretamente una minaccia per la vita del bambino.

Come individui ognuno di noi porta dentro di sé l’esperienza di neonato e di bambino, i vissuti di fragilità, impotenza e dipendenza dalla madre e dunque le conseguenti paure legate alla perdita:
esser soli, persi in un mondo sconosciuto, potenzialmente pericoloso
Così dovrebbe essere.

In un mondo perfetto ogni bambino dovrebbe poter vivere felice con la sua mamma per tutto il
tempo che gli serve per costruire un rapporto di sicurezza con l’altro e di fiducia in sé stesso (Wanda G.)".
...

da: I Diritti dei Bambini

Vera Innocenti

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