sabato 4 agosto 2012

MASCHIO SI NASCE O SI DIVENTA? COME I CENTAURI. MITO E IDENTITA' MASCHILE.



Centauri: esseri duali. Non soltanto erano insieme uomo e cavallo, avevano una doppia natura: saggi e guaritori, ma anche violenti e stupratori. L'identità maschile è scissa in animale (fecondatore) e civile (paternità) ben più di quanto lo sia quella femminile. La sua polarità sociale non è frutto di lunga evoluzione, ma recente e culturale. Quindi, più precaria. Con lo sprofondare del patriarcato riemerge, nel pieno della postmodernità, il polo "rimosso": la natura animale, simboleggiata dal cavallo. Come nel mito, irrompono patologie quale lo stupro di gruppo, sconosciuto alle specie animali, testimone di una incapacità di relazione risolta con la violenza.

Top secret. L'identità maschile rimane un sancta sanctorum. Un luogo inaccessibile allo sguardo. E' il caro prezzo pagato in cambio dell'abitudine a pensarsi - consapevolmente o meno - il detentore naturale del potere, nella sfera privata della famiglia come in quella pubblica. Ancora oggi si pensa che l'identità maschile sia soltanto una somma di predisposizioni biologiche, di muscoli e corteccia cerebrale. Che, insomma, maschio si nasce e non lo si diventa. E, invece, chissà, si potrebbe scoprire che il maschile è una costruzione storica e magari neppure tanto solida. Anzi. Maschio si diventa, e a prezzo di operazioni culturali sempre precarie, di scelte più o meno sotterranee tra modelli, riferimenti e archetipi che mal s'accordano tra loro. Per esempio, tra i due principi contrapposti di animalità e civiltà. Che il maschio umano diventi un animale capace di socialità solo attraverso un faticoso processo culturale lo sostiene Luigi Zoja, psicanalista e presidente dell'associazione che raggruppa tutti gli analisti junghiani (Iaap), oltre che del Centro italiano di psicologia analitica. La coesistenza tra la polarità animale e la capacità di convivere con gli altri in società è cosa complicata da ottenere. Un tema classico della psicanalisi da Freud in poi. Luigi Zoja se n'è occupato in saggi recenti, Contro Ismene, Considerazioni sulla violenza (Bollati Boringhieri) e La morte del prossimo (Einaudi), ma è soprattutto ne II gesto di Ettore (uscito sempre per Bollati nel 2000) che ha messo a fuoco l'identità maschile come il terreno di lotta tra principi contrapposti. Lì era appunto la scomparsa del padre, il rifiuto della figura paterna nel suo significato più positivo di educatore alla civiltà, a spiegare il senso di un fallimento epocale, di una regressione del maschio al polo opposto dell'animalità bestiale. Come nella figura mitologica dei Centauri - tema di una relazione che Luigi Zoja ha tenuto venerdì scorso al Festival della mente di Sarzana (fino ad oggi) - riemerge nel maschio contemporaneo il polo rimosso dell'animale fecondatore, incapace di amare e di rapportarsi all'altro e, per ciò stesso, incline alla patologia dello stupro.


Il modello che in questa società riscuote più successo è quello del maschio che compete per conquistare l'oggetto del desiderio prima degli altri rivali. L'esito estremo di questa cultura è lo stupro. Perché è fallito l'altro modello, quello del padre educatore alla convivenza civile? 
Questo sarebbe l'altro aspetto di un lavoro sull'identità maschile. A differenza dell'identità femminile in cui la "femmina" e la "madre", le due dimensioni orizzontale e verticale, coesistono da sempre, perché coesistono nella scala evolutiva in tutti gli animali man mano che ci si avvicina agli esseri umani e continuano a coesistere in tutte le civiltà primitive, moderne e postmoderne, quella maschile subisce invece degli sbalzi notevoli. Fondamentalmente la parte paterna comincia con la cultura. Gli animali più vicini a noi non hanno dei veri ruoli paterni, hanno soltanto il maschio che compete per le femmine, si accoppia e non riconosce i propri figli, non se ne occupa. Il padre è un'invenzione culturale. Il patriarcato è fragile, anche dal punto di vista psicologico, proprio perché è una costruzione storica. Nell'identità maschile le due polarità, "maschio competitivo animale" e "padre", non sono ben sintetizzate poiché la figura paterna compare nella scala evolutiva solo in tempi "recenti", nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Non è una cosa consolidata da sempre attraverso tutti i passaggi dell'evoluzione come quella femminile. Il padre è un ruolo molto relativo alla cultura. Il patriarcato è stato uno dei punti di forza e, insieme, di debolezza dell'Occidente. Secondo me tutta la questione del patriarcato è una questione di decadenza. Nel Gesto di Ettore criticavo i men studies americani che parlavano tutti della crisi del padre e del patriarcato ma facendola risalire al XX secolo. Io cercavo di notare che già la rivoluzione francese, punto di arrivo dell'Illuminismo, proclama il motto liberté egalité fraternità. Il legame più importante fra gli esseri umani è orizzontale, quello dei fratelli si sostituisce, almeno nelle classi colte, come principio guida a quello del patriarcato. La rivoluzione francese nei fatti comincia a limitare il potere del padre. Fino ad allora la responsabilità dell'educazione ricadeva sotto l'autorità del paterfamilias. Dalla rivoluzione francese in avanti viene spostata invece sullo Stato.


La crisi del padre ha creato un vuoto nell'identità maschile. Non sarà per questo che l'identità maschile si è sbilanciata verso l'altro modello, verso l'animale competitore?
Nel mio intervento al Festival della mente mi sono soffermato appunto sull'altra polarità maschile, quella animale e selvaggia. Cerco di mettere a fuoco il profilo del maschio aggressivo e violentatore. L'idea mi è venuta osservando al Louvre le figure di Centauri che rapivano le donne. Mi sono incuriosito. La figura mitologica del Centauro non ha compagne, l'unica cosa che fa è rapire le donne. Mi sembrava una metafora mitica di quel che può succedere quando il padre se ne va. Oggi siamo in una situazione del genere. La scomparsa del padre non è avvenuta soltanto al livello delle istituzioni e dello Stato, ma purtroppo anche al livello dell'uomo della strada, delle classi medie e della cultura consumistica. Se dovessimo indagare come è cambiata, ad esempio, la comunicazione dei giovani detenuti nelle carceri, scopriremmo che fino a venticinque anni fa parlavano tutti della ragazza e mostravano sentimenti di nostalgia. Oggi parlano soprattuttodella motocicletta e di oggetti. Anche questo è significativo. C'è un atteggiamento di rapina nei rapporti che si lega molto al consumismo ed è antitetico alla responsabilità paterna, alla figura del padre nel senso positivo e costruttivo di "guardiano della civiltà" che in gran parte abbiamo buttato via con tutta l'acqua sporca del patriarcato.

In genere associamo il maschio violentatore al prodotto più tipico del patriarcato, di un ordine simbolico cioè fondato sul dominio maschile. Qui invece c'è un rovesciamento di questa tesi Scopriamo che il maschio violentatore è il prodotto della crisi del padre. O no?
La componente selvaggia e animalesca del maschile è proprio il non-padre. Il maschio competitivo e rapinatore. Come psicanalista junghiano io parlo di figure mitologiche, non punto l'attenzione sulle persone in carne e ossa. Parlo di archetipi che dominano nella società. Questo maschio competitivo lo vediamo molto attivo nel carattere delle donne in carriera, come si dice oggi.

La televisione che oggi occupa quasi tutto lo spazio pubblico, non è la principale "fabbrica di archetipi" di questo tipo?
Vero. Da un lato, la struttura economica ipercompetitiva della società è un incoraggiamento a sviluppare questa componente aggressiva della propria personalità per avere successo e, da un altro lato, i mass media vendono questo modello come il più adatto in una vita consumistica.


Non per fare del riduzionismo volgare però non crede che i casi di stupri oggi siano figli di questa identità maschile non più capace di fare da padre?
E' molto difficile dire se gli stupri siano aumentati. Le statistiche possono aiutarci solo fino a un certo punto. Tra i risultati negativi dello stupro è proprio di far tacere le persone, di creare un clima di inibizione, trauma e vergogna. Però è importante che se ne parli ed è importante, a mio giudizio, metterlo in relazione con tutto il problema storico dell'identità maschile. Date queste due polarità, il maschio precivile e il padre, con lo sprofondare del padre - come nel gioco della bilancia - sale invece l'altro.


Però così sembra che non il patriarcato c'entri qualcosa con lo stupro, quanto invece - e paradossalmente - la sua crisi. Ma così si dimentica che il patriarcato è un rapporto di dominio del maschile sul femminile. O no?
La direi in un altro modo. Il patriarcato è già una struttura sociale o, addirittura, politica. Preferisco parlare di crisi dell'identità paterna. C'è un ritorno a un'identità maschile di tipo pre-paterno. La scomparsa del padre fa parte di una lenta decadenza. Il punto più alto è stato toccato in Grecia e nell'antica Roma. Dopo di allora il patriarcato è vissuto sulle glorie passate ma in realtà ha imboccato la strada di una lenta crisi. L'Illuminismo - come dicevo prima - critica il patriarcato. E il primo a scrivere del mito dell'Edipo non è Freud, ma Voltaire. Il padre va in lenta decadenza. Ultimamente anche la struttura economica della società tende a far emergere l'altra polarità maschile, cioè il maschio competitivo. Anche questo è un altro aspetto della scomparsa della padre.

C'è da dire però che la scomparsa del padre non ha prodotto una grande riflessione. A differenza di quanto è avvenuto con il femminismo non c'è stato un approfondimento sull'identità maschile e i suoi cambiamenti. O no? 
Non c'è stata una grande riflessione. Infatti mi stupisce il relativo successo del mio libro, Il gesto di Ettore che continua a essere venduto nonostante sia pubblicato da una casa editrice abbastanza specialistica, Bollati Boringhieri. Conosco gruppi di uomini ma fanno abbastanza poco. In America, invece, di riflessioni ce ne sono anche troppe, seconde me scivolano sul sentimentale. In Europa ci lavorano sopra gruppi un po' più colti ma rimangono comunque nelle nicchie della società. Più in là queste riflessioni non vanno.

Insomma questa società ha la sua base ideologica e materiale nell'archetipo del maschio fecondatore, animale e competitore. Vero? 
Per questo la metafora del Centauro corrisponde al nostro tempo. E' completamente incapace di amore, sa solo rapire. Il ratto significa sia rapimento che stupro. Il Centauro conosce solo questa modalità di rapporto col femminile. Secondo me è una delle conseguenze del consumismo e dei mass media. Anche se poi ci raccontano che i mass media narrano storie hollywoodiane in cui vincono sempre i buoni. Non è vero per niente. Nel messaggio hollywoodiano vince l'impazienza. Non la capacità educativa, non la pazienza pedagogica, bensì la figura del maschio che va subito allo scopo. Simbolicamente il maschio che rapisce la femmina e non si impegna in un rapporto. Top secret. L'identità maschile rimane un sancta sanctorum. Un luogo inaccessibile allo sguardo. E' il caro prezzo pagato in cambio dell'abitudine a pensarsi - consapevolmente o meno - il detentore naturale del potere, nella sfera privata della famiglia come in quella pubblica. Ancora oggi si pensa che l'identità maschile sia soltanto una somma di predisposizioni biologiche, di muscoli e corteccia cerebrale. Che, insomma, maschio si nasce e non lo si diventa. E, invece, chissà, si potrebbe scoprire che il maschile è una costruzione storica e magari neppure tanto solida. Anzi. Maschio si diventa, e a prezzo di operazioni culturali sempre precarie, di scelte più o meno sotterranee tra modelli, riferimenti e archetipi che mal s'accordano tra loro. Per esempio, tra i due principi contrapposti di animalità e civiltà. Che il maschio umano diventi un animale capace di socialità solo attraverso un faticoso processo culturale lo sostiene Luigi Zoja, psicanalista e presidente dell'associazione che raggruppa tutti gli analisti junghiani (Iaap), oltre che del Centro italiano di psicologia analitica. La coesistenza tra la polarità animale e la capacità di convivere con gli altri in società è cosa complicata da ottenere. Un tema classico della psicanalisi da Freud in poi. Luigi Zoja se n'è occupato in saggi recenti, Contro Ismene, Considerazioni sulla violenza (Bollati Boringhieri) e La morte del prossimo (Einaudi), ma è soprattutto ne II gesto di Ettore (uscito sempre per Bollati nel 2000) che ha messo a fuoco l'identità maschile come il terreno di lotta tra principi contrapposti. Lì era appunto la scomparsa del padre, il rifiuto della figura paterna nel suo significato più positivo di educatore alla civiltà, a spiegare il senso di un fallimento epocale, di una regressione del maschio al polo opposto dell'animalità bestiale. Come nella figura mitologica dei Centauri - tema di una relazione che Luigi Zoja ha tenuto venerdì scorso al Festival della mente di Sarzana (fino ad oggi) - riemerge nel maschio contemporaneo il polo rimosso dell'animale fecondatore, incapace di amare e di rapportarsi all'altro e, per ciò stesso, incline alla patologia dello stupro.

Il modello che in questa società riscuote più successo è quello del maschio che compete per conquistare l'oggetto del desiderio prima degli altri rivali. L'esito estremo di questa cultura è lo stupro. Perché è fallito l'altro modello, quello del padre educatore alla convivenza civile?
Questo sarebbe l'altro aspetto di un lavoro sull'identità maschile. A differenza dell'identità femminile in cui la "femmina" e la "madre", le due dimensioni orizzontale e verticale, coesistono da sempre, perché coesistono nella scala evolutiva in tutti gli animali man mano che ci si avvicina agli esseri umani e continuano a coesistere in tutte le civiltà primitive, moderne e postmoderne, quella maschile subisce invece degli sbalzi notevoli. Fondamentalmente la parte paterna comincia con la cultura. Gli animali più vicini a noi non hanno dei veri ruoli paterni, hanno soltanto il maschio che compete per le femmine, si accoppia e non riconosce i propri figli, non se ne occupa. Il padre è un'invenzione culturale. Il patriarcato è fragile, anche dal punto di vista psicologico, proprio perché è una costruzione storica. Nell'identità maschile le due polarità, "maschio competitivo animale" e "padre", non sono ben sintetizzate poiché la figura paterna compare nella scala evolutiva solo in tempi "recenti", nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Non è una cosa consolidata da sempre attraverso tutti i passaggi dell'evoluzione come quella femminile. Il padre è un ruolo molto relativo alla cultura. Il patriarcato è stato uno dei punti di forza e, insieme, di debolezza dell'Occidente. Secondo me tutta la questione del patriarcato è una questione di decadenza. Nel Gesto di Ettore criticavo i men studies americani che parlavano tutti della crisi del padre e del patriarcato ma facendola risalire al XX secolo. Io cercavo di notare che già la rivoluzione francese, punto di arrivo dell'Illuminismo, proclama il motto liberté egalité fraternità. Il legame più importante fra gli esseri umani è orizzontale, quello dei fratelli si sostituisce, almeno nelle classi colte, come principio guida a quello del patriarcato. La rivoluzione francese nei fatti comincia a limitare il potere del padre. Fino ad allora la responsabilità dell'educazione ricadeva sotto l'autorità del paterfamilias. Dalla rivoluzione francese in avanti viene spostata invece sullo Stato.

 La crisi del padre ha creato un vuoto nell'identità maschile. Non sarà per questo che l'identità maschile si è sbilanciata verso l'altro modello, verso l'animale competitore?
Nel mio intervento al Festival della mente mi sono soffermato appunto sull'altra polarità maschile, quella animale e selvaggia. Cerco di mettere a fuoco il profilo del maschio aggressivo e violentatore. L'idea mi è venuta osservando al Louvre le figure di Centauri che rapivano le donne. Mi sono incuriosito. La figura mitologica del Centauro non ha compagne, l'unica cosa che fa è rapire le donne. Mi sembrava una metafora mitica di quel che può succedere quando il padre se ne va. Oggi siamo in una situazione del genere. La scomparsa del padre non è avvenuta soltanto al livello delle istituzioni e dello Stato, ma purtroppo anche al livello dell'uomo della strada, delle classi medie e della cultura consumistica. Se dovessimo indagare come è cambiata, ad esempio, la comunicazione dei giovani detenuti nelle carceri, scopriremmo che fino a venticinque anni fa parlavano tutti della ragazza e mostravano sentimenti di nostalgia. Oggi parlano soprattuttodella motocicletta e di oggetti. Anche questo è significativo. C'è un atteggiamento di rapina nei rapporti che si lega molto al consumismo ed è antitetico alla responsabilità paterna, alla figura del padre nel senso positivo e costruttivo di "guardiano della civiltà" che in gran parte abbiamo buttato via con tutta l'acqua sporca del patriarcato.

In genere associamo il maschio violentatore al prodotto più tipico del patriarcato, di un ordine simbolico cioè fondato sul dominio maschile. Qui invece c'è un rovesciamento di questa tesi Scopriamo che il maschio violentatore è il prodotto della crisi del padre. O no?
La componente selvaggia e animalesca del maschile è proprio il non-padre. Il maschio competitivo e rapinatore. Come psicanalista junghiano io parlo di figure mitologiche, non punto l'attenzione sulle persone in carne e ossa. Parlo di archetipi che dominano nella società. Questo maschio competitivo lo vediamo molto attivo nel carattere delle donne in carriera, come si dice oggi.

La televisione che oggi occupa quasi tutto lo spazio pubbhco, non è la principale "fabbrica di archetipi" di questo tipo? Vero. Da un lato, la struttura economica ipercompetitiva della società è un incoraggiamento a sviluppare questa componente aggressiva della propria personalità per avere successo e, da un altro lato, i mass media vendono questo modello come il più adatto in una vita consumistica.

Non per fare del riduzionismo volgare però non crede che i casi di stupri oggi siano figli di questa identità maschile non più capace di fare da padre? E' molto difficile dire se gli stupri siano aumentati. Le statistiche possono aiutarci solo fino a un certo punto. Tra i risultati negativi dello stupro è proprio di far tacere le persone, di creare un clima di inibizione, trauma e vergogna. Però è importante che se ne parli ed è importante, a mio giudizio, metterlo in relazione con tutto il problema storico dell'identità maschile. Date queste due polarità, il maschio precivile e il padre, con lo sprofondare del padre - come nel gioco della bilancia - sale invece l'altro.

Però così sembra che non il patriarcato c'entri qualcosa con lo stupro, quanto invece - e paradossalmente - la sua crisi. Ma così si dimentica che il patriarcato è un rapporto di dominio del maschile sul femminile. O no? La direi in un altro modo. Il patriarcato è già una struttura sociale o, addirittura, politica. Preferisco parlare di crisi dell'identità paterna. C'è un ritorno a un'identità maschile di tipo pre-paterno. La scomparsa del padre fa parte di una lenta decadenza. Il punto più alto è stato toccato in Grecia e nell'antica Roma. Dopo di allora il patriarcato è vissuto sulle glorie passate ma in realtà ha imboccato la strada di una lenta crisi. L'Illuminismo - come dicevo prima - critica il patriarcato. E il primo a scrivere del mito dell'Edipo non è Freud, ma Voltaire. Il padre va in lenta decadenza. Ultimamente anche la struttura economica della società tende a far emergere l'altra polarità maschile, cioè il maschio competitivo. Anche questo è un altro aspetto della scomparsa della padre.

C'è da dire però che la scomparsa del padre non ha prodotto una grande riflessione. A differenza di quanto è avvenuto con il femminismo non c'è stato un approfondimento sull'identità maschile e i suoi cambiamenti. O no? Non c'è stata una grande riflessione. Infatti mi stupisce il relativo successo del mio libro, Il gesto di Ettore che continua a essere venduto nonostante sia pubblicato da una casa editrice abbastanza specialistica, Bollati Boringhieri. Conosco gruppi di uomini ma fanno abbastanza poco. In America, invece, di riflessioni ce ne sono anche troppe, seconde me scivolano sul sentimentale. In Europa ci lavorano sopra gruppi un po' più colti ma rimangono comunque nelle nicchie della società. Più in là queste riflessioni non vanno.

Insomma questa società ha la sua base ideologica e materiale nell'archetipo del maschio fecondatore, animale e competitore. Vero? Per questo la metafora del Centauro corrisponde al nostro tempo. E' completamente incapace di amore, sa solo rapire. Il ratto significa sia rapimento che stupro. Il Centauro conosce solo questa modalità di rapporto col femminile. Secondo me è una delle conseguenze del consumismo e dei mass media. Anche se poi ci raccontano che i mass media narrano storie hollywoodiane in cui vincono sempre i buoni. Non è vero per niente. Nel messaggio hollywoodiano vince l'impazienza. Non la capacità educativa, non la pazienza pedagogica, bensì la figura del maschio che va subito allo scopo. Simbolicamente il maschio che rapisce la femmina e non si impegna in un rapporto.

Da un'intervista a Luigi Zoja psicanalista e presidente dell'associazione analisti junghiani, in seguito ad una sua relazione al Festival della mente di Sarzana.

Vera Innocenti

martedì 19 giugno 2012

E IL MIO EX, INIZIO' AD ACCUSARMI DI PAS.


Il mio ex marito è un uomo violento. Mi ha picchiata la prima volta, quando ero incinta del primo figlio e ha continuato a farmi violenza per anni, anche dopo la nascita del secondo bambino.

Dopo anni di aggressioni verbali e fisiche, umiliazioni mi sono rivolta ad un legale e chiesi la separazione e fu l'apoteosi della violenza e quindi lo denunciai. Fu allontanato dalla casa familiare con un procedimento del tribunale, ma ha continuato con le violenze. Mi ha molestata, perseguitata, terrorizzata in ogni modo incurante di coinvolgere i bambini nel suo massacro.

Pur nel terrore, iniziai a prendere consapevolezza del problema e mi resi conto purtroppo che non ero sola a vivere questa tragedia tra le mura domestiche, ma tante e tante altre donne erano vittime dei loro compagni/mariti!! 

Iniziai ad informarmi sul problema e scoprii un fenomeno, quello della violenza maschile sulle donne così tanto diffuso ma anche così tanto sottovalutato. 

Con la conoscenza e l'informazione e di conseguenza la presa di coscienza, cominciai a capire e a reagire spiegando meglio tutto quello che avevo subito insieme ai miei figli in tutti gli anni di matrimonio. Raccontando all'avvocata, alle forze dell'ordine quando intervenivano, ai servizi sociali, come fosse un volermi liberare da tutto il dolore e la paura che ho dovuto tenere dentro di me per trovare la forza per ribellarmi ed andare avanti.

Ma lui,il mio ex marito, come sempre ha fatto in vita sua continuava a falsare ogni mia parola, inventando menzogne per screditarmi, manipolando tutto e tutti.


E pensare che quando l'ho conosciuto, ero appena un'adolescente e lui di qualche anno più grande mi sembrava così "uomo", così saggio e premuroso. Poi dopo qualche tempo la gelosia....tremenda gelosia...ma nella mia mente di adolescente immatura e male informata/educata da una cultura antiquata, vedevo questo suo attaccamento morboso e le sue reazioni impulsive, come "Amore"...................  Arrivai con molti dubbi e molta confusione al matrimonio ma ero convinta che lui mi amasse. 
Ma ahimè, non era così!

Per non parlare del rapporto coi figli... inesistente! Io dovevo occuparmi di tutto: figli, la gestione totale della casa, spese, pulizie, ecc. Essere la brava madre/moglie/amante ecc ecc.
Improvvisamente però, dopo vari tentativi per farmi desistere dal chiedere la separazione (minacce, botte, persecuzioni varie) gli "venne in mente" che era padre di due figli. Ed ecco che iniziò la sua vendetta, usando i bambini.

Iniziarono i processi a suo carico sia lui che il suo degno avvocato maschilista e misogino vomitavano volgarità e menzogne infamanti su di me, accusandomi di fare "false denunce" di violenza per "liberarmi" del marito, di "provocarmi da sola" i lividi per incolparlo di picchiarmi. 
Vorrei che qualcuno mi spiegasse come potevo farmi da sola e in più episodi, degli enormi lividi su tutto il corpo, la bocca rotta, un occhio pesto, lo strappo di un lobo dell'orecchio, la frattura di alcune costole e altro ancora......

Arrivò persino a denunciarmi di fare io violenza a lui! Inoltre mi perseguitava in ogni modo piombando a casa a tutte le ore, di giorno e di notte, sfondando le porte suonando il campanello all'infinito e così tutti i telefoni di casa e cellulari per distruggerci per devastare la mente a me e ai bambini.
Per non parlare degli inseguimenti in auto con tentativi pure di speronamento e non importava che avessi i figli a bordo.

E pensare che nei progetti di ragazzina sognavo una famiglia serena, figli che accudivo con amore insieme al mio uomo che sarebbe stato per loro un esempio..........Ma quale esempio ha dato questo uomo violento e brutale?? Volevo insegnare ai miei figli innanzi tutto il rispetto per se stessi e per gli altri, l'aiuto per i più deboli e la lotta contro la violenza e i soprusi... Volevo insegnare la pace e l'amore per la vita!! 

Ma ero un'illusa. Cosa hanno imparato invece i miei figli? Nulla di tutto quello che speravo per loro, solo tanta paura, angoscia, dolore, sofferenza, rabbia e odio per un uomo che essendo il loro padre doveva dare loro ben altro che farli assistere e anche far subire pure a loro tanta violenza.

Il giudice quindi vietò al mio ex di avvicinarsi a casa, ma per assurdo gli permise di vedere i figli, ma i bambini terrorizzati non volevano andare con lui e le poche volte che si convincevano ad andare col padre, tornavano a casa ogni volta devastati mentalmente da tutte le cattiverie, le volgarità, le minacce di morte a me e a loro stessi dando ovviamente la colpa di tutto a me, che avevo voluto "distruggere" la famiglia chiedendo la separazione.

Ecco allora che il brav'uomo del mio ex marito iniziò ad accusarmi di Pas !!
Lui bravissimo manipolatore raccontava a tutti di essere una vittima di quella moglie malefica e fedifraga, che voleva solo appropriarsi dei suoi beni (come per esempio la casa acquistata anni prima con i soldi di entrambi!) 

Ma la cosa più incredibile è che a credergli era l'assistente sociale e la neuropsichiatra infantile che seguivano il mio caso.
Era tremendo, potevo dire in qualsiasi modo il dramma che stavamo vivendo, portando loro le denunce fatte, i certificati medici, le testimonianze di vicini di casa, ma nulla. Venivo accusata di "allontanare" i figli dal loro padre!! Nemmeno i racconti fatti dai ragazzini servivano, accusavano sempre me di manipolarli e di fare loro del male!! 
Assurdo e angosciante, come sbattere continuamente addosso ad un muro di gomma!

Ed intanto "lui" continuava con la sua violenza, anzi si sentiva autorizzato, dato che i servizi che dovevano tutelare me e i figli, non esistevano anzi....mi erano contro!!

Il mio ex "esternamente" sembrava la persona più mite e tranquilla, recitava benissimo la parte del povero uomo bistrattato e quindi non si poteva pensarlo capace di tutto ciò che io raccontavo. E io esasperata e terrorizzata da tutto questo massacro a volte potevo per disperazione e/o per rabbia alzare la voce, parlare in fretta e quindi sembrare "un aggressiva" come fui descritta dall'assistente sociale in una sua relazione. Credevo di impazzire!!!

Io ero l'aggressiva e lui il povero padre, che invece usava i figli per vendicarsi su di me, che li ha devastati psicologicamente condizionandone la crescita, creando in loro paure ed insicurezze, insonnia, problemi di concentrazione e di conseguenza problemi con la scuola.

Non conoscevo la PAS (Parental Alienation Syndrome) mai sentita nominare, eppure venivo incolpata di questa cosa! E l'assistente sociale mi accusava di chiamare apposta ogni volta la polizia per non far stare i bambini col padre....ma se ogni volta che lui arrivava picchiava me e pure i bambini se tentavano di difendermi??!! Un vero incubo!

Allora ho cercato notizie in internet e mi si è aperto un mondo sconosciuto e paurosamente vasto su questa Sindrome di Alienazione Parentale.  Oltretutto ho scoperto che questa cosiddetta sindrome è falsa, non esiste, non è una diagnosi e non è menzionata nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali è solo una finta malattia inventata dallo psichiatra americano R.Gardner e che anzi dichiarava che "non c'era nulla di male nella pedofilia incestuosa o meno"!!
Orrore!!! Come?? Ho letto bene??!!! Questa assurda sindrome inventata per coprire i padri abusanti viene usata contro le madri??

E no mi sono detta! Devo lottare con tutte le mie forze e lotterò per far conoscere a tutti il pericolo che le donne e i loro bambini stanno correndo. Le donne e i bambini devono essere protetti e tutelati da queste malvagità.  Le donne e i loro figli non devono essere ancora una volta vittime di questa voglia di dominare e di sottomettere, anche con la violenza in ogni sua forma, di questi padri padroni e predoni.

Lotterò sempre per i miei figli, per dare loro un pò di serenità, per ridare loro fiducia nella vita e nelle persone, anche se le "ferite" profonde che hanno nell'anima difficilmente si rimargineranno e nessuno potrà mai ridare loro gli anni di vita rubati dalla violenza di colui che doveva amarli, proteggerli ed essere da esempio... il loro padre.


Vera Innocenti
(Esperienza vissuta)

giovedì 3 maggio 2012

FEMMINICIDI. Ci indignamo, ci limitiamo a scuotere la testa e poi? Cosa si fa??




E' una guerra! Nella famiglia prospera violenza e sopraffazione". "La nostra cultura è patriarcale e maschilista"
Non è  facile trovare spiegazioni ai dati del Consiglio d'Europa: la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni, nel mondo e in Europa, è l'aggressione violenta da parte dei loro compagni di vita. Conferma che deriva da una ricerca dell'Osservatorio Criminologico e Multidisciplinare sulla violenza di genere.


C'è molta superficialità e menefreghismo a riguardo. Le notizie sulle uccisioni delle donne vengono ascoltate distrattamente dai vari  telegiornali  e in molti pensano che i dati non siano reali o che siano "gonfiati". Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e di chi non vuol credere che purtroppo questa è la realtà.

Donne uccise non dalla guerra o da malattie!

Donne uccise, deturpate, ferite nel fisico e nella psiche dal compagno, dal figlio, dal corteggiatore respinto o da un  qualsiasi altro familiare di sesso maschile come se lei fosse un "qualcosa che appartiene" all'uomo.

Ancora oggi, spesso, la donna viene considerata di proprietà dell'uomo che l'ha amata, che l'ha sposata, che la desidera e la corteggia,  o che ha o ha avuto un legame affettivo. Può essere un figlio, un fratello, un padre, un marito, un compagno di una breve relazione. E' la dura realtà: Ci si indigna per molti fatti di cronaca, ma    fa altrettanto indignare la violenza sulle donne, che spesso le porta anche a morire? 

La violenza sulle donne è anche: stupri, sopraffazioni, sfruttamento del corpo femminile, mutilazioni dei genitali nelle bambine, "condanne" per le adultere che vengono lapidate a morte, negazione dei diritti.

Ci si indigna o ci si limita a scuotere la testa e a dire che il mondo è pieno di pazzi da internare?

La gravità delle violenze o dell'uccisione  di una donna viene sempre sminuita se non addirittura viene colpevolizzata la stessa vittima per giustificare il carnefice: lui che non sopporta l'abbandono; la gelosia (ovviamente   causata dalla vittima) che lo fa impazzire; lui che viene "provocato" (dalla vittima ancora) e non riesce a controllare i propri impulsi; lui che la vuole punire per non avergli obbedito; lui che vuole "lavare l'onta"; lui che non accetta una nuova relazione di lei e quindi "o solo mia o di nessun altro.

E' una guerra, una guerra mondiale, perchè è in ogni parte del mondo, nei paesi progrediti e moderni e non, in paesi ricchi e in quelli poveri, in ogni etnia e appartenenza a religiosa. E' la guerra di genere! Femminicidi, stupri, violenze, maltrattamenti, violenze psicologiche, violenza economica, abusi di maschi contro le donne.

Spesso in questa guerra assurda vengono coinvolti anche i figli... figli grandi o piccoli, figli uccisi dai loro stessi padri per vendetta contro la compagna, oppure figli che assistono alle violenze che il padre infligge alla loro madre, figli perseguitati, umiliati, picchiati.

Non si può dire "beh...io non c'entro"- TUTTI DOBBIAMO SENTIRCI COINVOLTI! QUESTO E' UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'  
La prima causa di morte delle donne è la violenza subita in famiglia, ma è possibile questo? La famiglia che dovrebbe essere luogo d'affetti, d'amore, di protezione, di comprensione.

Si parla poi falsamente di "Pari opportunità", della parità tra i sessi, nel mondo del lavoro, nella politica, ma i  maschi, solitamente occupano la stragrande maggioranza dei posti di potere. 
In politica, come in ogni ambito della società attuale, il maschilismo sembra essere superato, ma in realtà è sempre il maschio che cerca di tenere per se il potere di dare e di togliere a proprio piacimento. 

La nostra società è solo apparentemente progredita, almeno in ambito di parità tra i sessi; o meglio, noi siamo convinti che è progredita perché così spesso sentiamo dire. I dati sconvolgenti confermano, che dietro la facciata di rispetto per le donne decantato dalle società "moderne" si nasconde un subdolo maschilismo che mantiene "mimetizzandolo" uno stato di controllo e di repressione del mondo femminile, soprattutto in ambito familiare. 

Questi sistemi sono tanto nascosti e tanto mascherati da non essere evidenti, ma comunque sono causa di sofferenze e morte: come sempre, come un tempo, forse anche più di tempo fa. Oggi risulta ancora difficile denunciare tale stato di cose. Spesso una donna che parla di maltrattamenti, non viene creduta, viene accusata di mania di persecuzione, di vittimismo, di opportunismo. Spesso tale comportamento maschile viene attribuito a uomini appartenenti alla religione islamica o a uomini di scarsa cultura o appartenenti ad un ceto sociale basso, o a uomini con disturbi mentali, alcolisti e drogati.

In realtà non è per niente così! La violenza maschile sulle donne è un fenomeno trasversale che colpisce tutti i ceti sociali, non c'entra il livello d'istruzione, comprende ogni cultura e religione e solo una minima percentuale di uomini maltrattanti hanno disturbi mentali o problemi di alcolismo e droga.

Si dice che esista nel maschio un'arcaica "invidia" per il "potere" delle donne di dare la vita, quindi in risposta gli uomini tolgono loro la vita uccidendole. Così fu nel passato quando il maschilismo e il patriarcato temevano la femmina e perciò ci furono le persecuzioni, la caccia alle streghe, le torture, le privazioni. 

"Il femminismo è superato è cosa del passato", ipocritamente viene detto questo, come a voler dire "Avete protestato per la parità, ora ce l'avete basta fare le esaltate parlando di negazione di diritti, di discriminazione!. I maschi hanno accettato le vostre proteste, ora da brave tornate al vostro ruolo di sempre. 

Ancora oggi ci sono molti pregiudizi sulla violenza domestica, esiste ancora la vergogna e la paura che "si sappia in giro", è diffusa la convinzione e la rassegnazione che "tanto le cose da sempre vanno così e non si possono cambiare" e c'è il terrore delle eventuali  ritorsioni dei maschi e la paura di non essere ascoltate e aiutate. 

Ed è devastante anche quella "minima" violenza, sistematica, continua, quella violenza che si consuma nel chiuso delle mura domestiche, dentro le famiglie. Una violenza mascherata, una violenza che distrugge la psiche e spesso causa la morte. 

Una violenza che dovrebbe farci inorridire! E' questo il progresso, l'evoluzione della specie umana? O stiamo invece regredendo?

E' troppo facile e da vigliacchi alzare le mani su una donna, il voler "dimostrare" il proprio potere con la forza sapendo di non rischiare praticamente nulla, perchè la donna non può competere fisicamente con un uomo.

E più stretto è il legame tra l'uomo e donna e più alto è il rischio che lei corre, sempre per il senso di possesso che il maschio ha sulla femmina.

Ci sono per fortuna anche uomini che non picchiano e rispettano le donne, sicuramente perchè hanno avuto un'educazione, un insegnamento in tal senso.

Ecco perchè è importantissimo crescere i bambini fin da piccolissimi insegnando loro, anche con l'esempio soprattutto, che le donne vanno rispettate e questo dovrebbe essere insegnato anche nelle scuole a partire dalla scuola materna.

Vera Innocenti



martedì 1 maggio 2012

SEGNI PARTICOLARI: " IN ATTESA DI GIUSTIZIA"... "Essere vittime di ingiustizia è molto più che sentirsi prevaricate"...








...NON VIENE UMILIATA SOLO LA VITA DI CHI E' VITTIMA DELL'INGIUSTIZIA, MA VIENE UMILIATO IL CONCETTO STESSO DI UMANITA'.




Bisogna dare una risposta adeguata per prevenire tutti i crimini maschili contro le donne e i minori, come peraltro raccomandato più volte allo Stato italiano dal Comitato per l’attuazione della CEDAW (Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti delle donne).


Si deve prendere atto che in Italia c’è un diffuso clima culturale sessista che permea non solo chi commette questi reati, ma qualche volta anche chi è chiamato a decidere sugli stessi. Molto spesso ad esempio nei reati di violenza sessuale la valutazione della gravità della condotta è sempre più ravvisata quando l’azione è commessa da un estraneo e su strada; al contrario, per le violenze che avvengono all’interno delle relazioni di lavoro, familiari, amicali, molto spesso viene riconosciuto un minore disvalore sociale, che a volte si traduce addirittura nella applicazione di una pena nei limiti della sospensione condizionale.

Quale tutela per queste donne? Ovvero, quale tutela per la maggior parte – statisticamente parlando – delle vittime di violenza sessuale? Il problema è culturale, e si risolve da un lato decostruendo gli stereotipi patriarcali sul ruolo della donna all’interno della società, e dall’altro con una adeguata formazione.

E’ tempo, anche in Italia come nel resto dell’Europa, di iniziare ad approcciare al gravissimo fenomeno criminale della violenza maschile sulle donne non soltanto attraverso l’utilizzo dello strumento penale, ma anche migliorando ed implementando l’utilizzo della legge 154/2001 "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari" e dunque degli ordini di allontanamento, fornendo ascolto e supporto effettivo, anche e soprattutto in termini psicologici ed economici, alle donne che denunciano di essere vittime di tali crimini durante la fase delle indagini e del procedimento penale.

E’ necessaria una formazione adeguata per valutare la situazione di rischio specifico che la donna corre nel momento in cui sceglie di denunciare la violenza che subisce.

Sarebbe opportuno provvedere alla formazione specifica delle forze dell’ordine e della magistratura,affinché venga garantita la protezione delle vittime di tali reati, con un uso adeguato di tutte le misure cautelari previste dal nostro ordinamento.
Questo richiede molte più risorse ovviamente, forse è per questo che nessuno ha il coraggio di parlarne. Ma è questo quello che le donne che denunciano si aspettano: non vendetta, ma protezione, e il ritorno a una vita libera dalla violenza. Questo è diritto fondamentale che lo Stato ha l’obbligo di garantire sì, ma con gli strumenti adeguati.


L’incolumità psico-fisica della vittima non trova la sua massima tutela solo nella privazione della libertà dell’indagato anche in fase di indagini, ma soprattutto in una rete di protezione che è obbligo del Governo prevedere, garantire e attuare.


Vera Innocenti

lunedì 30 aprile 2012

I PANNI SPORCHI...




Una coppia di sposi novelli  andó ad abitare in una bella zona molto tranquilla della città. 

Una mattina, mentre bevevano il caffé insieme, il giovane marito si accorse, guardando attraverso la finestra aperta, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria dal terrazzo e disse: 

-"Ma guarda com'è sporca la biancheria di quella vicina!"- 

-"Non è capace di lavare? O forse, ha la lavatrice vecchia che non funziona bene? Oppure dovrebbe cambiare detersivo!..... Ma qualcuno dovrebbe dirle di lavare meglio! O dovrebbe insegnarli come si lavano i panni! "-


La giovane moglie guardò e rimase zitta. 


La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento perchè si asciugasse.
  

Dopo qualche tempo, una mattina l'uomo si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva la sua biancheria pulitissima e disse alla giovane moglie:  

-"Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato! Chi le avrà detto come si fa?"-


La giovane moglie gli rispose: -" Caro, nessuno le ha detto e ne fatto vedere, semplicemente questa mattina, io mi sono alzata presto come sempre per prepararti la colazione e ho preso i tuoi occhiali e ho pulito le lenti !!" -


..Ed è proprio così anche nella vita...


Tutto dipende dalla pulizia delle "lenti dei tuoi occhiali"  attraverso cui si osservano i fatti. 

Prima di criticare, sarebbe meglio guardare bene se il nostro cuore e la nostra coscienza sono "pulite" per vedere meglio. 



E guardando meglio...potremmo capire di più chi ci sta intorno........


Vera Innocenti

sabato 28 aprile 2012

MALTRATTAMENTI E VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI/E: INFORMAZIONI UTILI


 Informazioni sanitarie:


1. Non tutte le donne sanno che se dichiarano ai sanitari del Pronto Soccorso di un Ospedale che si è state vittime di maltrattamenti ciò non equivale a fare una denuncia contro l'aggressore. E' molto utile invece raccontare che le ferite e le lesioni, nel corpo e nella mente, che devono essere medicate, sono conseguenti a percosse o ad atri abusi in modo che il medico possa fare una diagnosi corretta ed offrire terapie adeguate oltre che dare informazioni sui centri antiviolenza dove rivolgersi per chiedere aiuto.

Il referto medico del Pronto Soccorso in cui la donna dichiara che i motivi per cui è giunta in pronto soccorso sono conseguenti a violenze subite è invece molto utile se si vuole in seguito sporgere denuncia. 


Bisogna SPECIFICARE CHI HA COMPIUTO LA VIOLENZA E INSISTERE PER FARLO SCRIVERE NEL REFERTO, anche se non può comparire per la legge sulla privecy il nome e cognome, ma badsta specificare il grado di parentela, perchè molto spesso viene scritto solamente: " La paziente afferma di essere stata picchiata da "persona conosciuta" e questo può essere un "appiglio" in caso di denuncia dell'aggressione, per l'avvocato della difesa della persona che ha compiuto le violenze, in quanto non essendo chiaramente specificato chi, se trattasi di marito, fidanzato ecc, ma in modo "vago" come "persona conosciuta" può essere stata qualsiasi persona come un vicino/a di casa, amico/a...e così via! E si può così vanificare l'esito della  nostra denuncia!

Ricordarsi sempre di avere prove e testimoni che possono confermare quanto raccontate, soprattutto in seguito in tribunale davanti al giudice, perchè si sa che gli avvocati della difesa fanno e faranno di tutto per screditare le vittime, vittime già molto provate dalle violenze subite.

Per sporgere la denuncia la donna ha 90 giorni e deve recarsi presso un commissariato della polizia o dei carabinieri.

2. E' bene sapere che una donna che subisce maltrattamenti può chiedere un referto medico delle sue lesioni, fisiche o psicologiche, anche al curante. Il medico di famiglia (di base) può certificare quanto la donna gli racconta e gli mostra e può anche prolungare i giorni di prognosi e di malattia che sono stati dichiarati dai medici del Pronto Soccorso.

Il medico di base, come tutti gli altri medici, non può divulgare quanto voi gli dite a nessun familiare poichè è tenuto al segreto professionale e al rispetto della legge sulla privacy.

Leggi che tutelano le donne:
Legge 15 febbraio 1996, n. 66 "Norme contro la violenza sessuale". La violenza sessuale è qualificata come delitto contro la libertà personale. La legge attuale riconosce una maggior gravità alla violenza sessuale rispetto alla precedente normativa che la collocava fra i "delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume".

Legge 4 aprile 2001 n. 154 "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari". Si può denunciare una violenza fino a tre mesi dal suo accadimento. E' sufficiente presentarsi presso la Questura o presso la sede dei Carabinieri o della Polizia più vicini, con il certificato medico che attesta l'avvenuta violenza.

 E' possibile allontanare da casa il coniuge o altro convivente. Se la sua condotta è giudicata pericolosa per l'integrità fisica o morale o per la libertà dell'altro coniuge o convivente o dei suoi prossimi congiunti, su ordine cautelare del Giudice possono essere applicate misure di protezione sociale.

L'assegnazione gratuita di un avvocato ("Patrocinio a spese dello stato per le cause civili" D.P.R. 30 Maggio 2002 N. 115). L'ammissione al gratuito patrocinio ha luogo nei giudizi civili quando lo stato di indigenza dell'interessata/o non consenta di far fronte alle spese legali di un eventuale giudizio; (es: ricorso per separazione consensuale o giudiziale, divorzio congiunto o giudiziale, richiesta di revisione delle condizioni precedentemente stabilite, ecc.).

ART. 570 CODICE PENALE "Violazione degli obblighi di assistenza familiare". Questa norma punisce "chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge

ART. 572 CODICE PENALE "Norma contro il maltrattamento in famiglia o verso i fanciulli". Questa norma punisce "chiunque maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte". Il reato si configura quando vi sia una continuità di condotte (in un lungo periodo molteplici atti di vessazione, umiliazione, aggressione fisica ecc..) che causano sofferenze fisiche e morali ad uno o più componenti della famiglia.

La legge contro la violenza sessuale. Con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 è stata approvata la riforma dei reati in materia di violenza sessuale; la prima significativa innovazione riguarda l'inserimento dei predetti reati tra i delitti contro la persona, ed in particolare contro la sua libertà e non più tra quelli contro la morale pubblica e il buon costume. 
L'art. 609 bis del codice penale definisce la "violenza sessuale" e punisce "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali",o "chi induce taluno (a fare ciò)o abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona".

Violenza sessuale contro i minori. L'art. 609 quater c.p. come modificato dalla legge n. 38 del 2006 definisce la fattispecie degli "atti sessuali con minorenne" e punisce "chiunque senza uso di violenza o minaccia ecc.. compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:non ha compiuto gli anni 14; non ha compiuto gli anni 16, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza".

Vera Innocenti



martedì 10 aprile 2012

UNA VOCE FUORI DAL CORO (dell'amica Barbara Spada)





A fronte dei milioni di persone nel mondo che in questi giorni commemorano il calvario, la morte e la resurrezione di Cristo.....più o meno sentitamente.....più o meno per mera tradizione...più o meno religiosamente o consumisticamente.....io voglio commemorare il Calvario misconosciuto di milioni di donne ammazzate nel mondo.....la loro silenziosa "Passione"...la loro crocifissione senza gloria e senza storia...la loro morte "comune"....non salvifica, non santifica.....non misterica. 

Voglio commuovermi per le torture che loro hanno subito, per le ferite inferte al loro costato, per le spine intorno al loro capo, per le ingiurie subite dai loro carnefici; voglio rendere onore al loro martirio, alla faticosa salita sul loro Golgota, alla croce che hanno trascinato lungo il corso della loro vita.....quella croce a cui sono state inchiodate dalla Storia e da Dio, dagli uomini e dai governi, dalla cultura e dalle tradizioni, dalle leggi e dalla società. Voglio ricordare le morti che non contano nulla, quelle che cadono nel silenzio e nell'indifferenza, nell'accettazione o nella mera condanna verbale...quelle per cui nessuno si commuove o piange, quelle che non cambiano la Storia, quelle che non annunciano il Regno dei cieli, quelle che non hanno giorni di commemorazione e della memoria.

Voglio onorare la purezza e l'innocenza di milioni di agnelli "non di Dio" scannati nel mondo nei secoli dei secoli, di volta in volta e di luogo in luogo,in nome di qualunque cosa o di qualsiasi pretesto possa consentire l'uccisione di una donna.....leggi morali, politiche, religiose, ideologiche, familiari, patriarcali, sessuali.....leggi maschili...leggi che condannano ogni giorno, che crocifiggono ogni giorno, che uccidono ogni giorno.

 Diversamente dall'Uomo-Dio a cui è consentito risorgere ed assurgere alla Gloria dei Cieli.....le anonime ed umane crocifisse non potranno risorgere.....non c'è Pasqua per loro.....non ci sono cattedrali, nè monumenti, nè commemorazione, nè onori. Solo la Donna, in quanto soggetto storico e politico che racchiude in sè tutte le donne, può lottare per ottenere la resurrezione.....per darsi e dare giustizia a tutte.....per abbandonare il sentiero del Golgota e rifiutarsi di essere sacrificata.....per inchiodare sulla croce delle responsabilità la società e la cultura androcentrica e patriarcale..

Solo la Donna può e deve, ai piedi di quella croce su cui milioni di donne vengono torturate e uccise, raccogliere quel sangue e farne frecce, asce e stendardi per capire, per  lottare.....per rinascere...Questo è il nostro Graal.....questo sangue è la nostra eredità.....è l'urlo che proviene dagli abissi del dolore......dalle gole di quelle che hanno taciuto.....dagli occhi di quelle che hanno chiesto pietà.....dal ventre di quelle che sono state fatte a pezzi  ....  è l'urlo della rabbia  e della vita..che grida giustizia...che chiede memoria....ed invoca riscatto.    (B. Spada)

Un grazie speciale a Barbara per questo suo scritto...
Vera Innocenti