venerdì 30 marzo 2012

DELITTI PASSIONALI ??!! BASTA CHIAMARLI COSI' !!!... GLI UOMINI UCCIDONO LE DONNE PER AMORE???.




Molti di questi definiti "Delitti Passionali" sono il sintomo del declino dell'impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l'autonomia femminile.


Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell'opera di Bizet prima di uccidere l'amante: "Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen". Ma cosa resta dell'amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all'interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?


Per secoli, il "dispotismo domestico", come lo chiamava nel XIX secolo il filosofo inglese John Stuart Mill, è stato giustificato nel nome della superiorità maschile. Dotate di una natura irrazionale, "uterina", e utili solo - o principalmente - alla procreazione e alla gestione della vita domestica, le donne dovevano accettare quello che gli uomini decidevano per loro (e per il loro bene) e sottomettersi al volere del pater familias.

Sprovviste di autonomia morale, erano costrette ad incarnare tutta una serie di "virtù femminili" come l'obbedienza, il silenzio, la fedeltà. Caste e pure, dovevano preservarsi per il legittimo sposo. Fino alla rinuncia definitiva. Al disinteresse, in sostanza, per il proprio destino. A meno di non accettare la messa al bando dalla società. Essere considerate delle donne di malaffare. E, in casi estremi, subire la morte come punizione.

Le battaglie femministe del secolo scorso avrebbero dovuto far uscire le donne da questa terribile impasse e sbriciolare definitivamente la divisione tra "donne per bene" e "donne di malaffare". In nome della parità uomo/donna, le donne hanno lottato duramente per rivendicare la possibilità di essere al tempo stesso mogli, madri e amanti.

Come diceva uno slogan del 1968: "Non più puttane, non più madonne, ma solo donne!". Ma i rapporti tra gli uomini e le donne sono veramente cambiati? Perché i delitti passionali continuano ad essere considerati dei "delitti a parte"? Come è possibile che le violenze contro le donne aumentino e siano ormai trasversali a tutti gli ambiti sociali?
Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l'unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che proviene necessariamente da un milieu sociale povero e incolto.

  L'uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere.


Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono.


Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso. Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l'amore si dissolve e sparisce. Certo, quando si ama, si dipende in parte dall'altra persona. Ma la dipendenza non esclude mai l'autonomia.

Al contrario, talvolta è proprio quando si è consapevoli del valore che ha per se stessi un'altra persona che si può capire meglio chi si è e ciò che si vuole. Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito, l'amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un'altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere. Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa.

L'altro non è a nostra completa disposizione. L'altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all'altro la possibilità di esistere.




Vera Innocenti

mercoledì 1 febbraio 2012

VIOLENZA ASSISTITA INTRAFAMILIARE (EFFETTI SUI BAMBINI CHE ASSISTONO ALLE VIOLENZE SUBITE DALLA MADRE)



Violenza assistita intrafamiliare”: il termine sembra complicato, ma la realtà che descrive è tanto semplice quanto drammatica. Si parla di bambini, testimoni di violenze familiari, che senza un aiuto sociale e psicologico adeguato rischiano di diventare adulti violenti come i loro genitori o loro stessi vittime di altra violenza in futuro.

Per violenza assistita intrafamiliare si intendono gli atti di violenza – fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica – contro un elemento della famiglia (nella maggior parte dei casi si tratta di una madre vittima di un marito violento) che avvengono nel campo percettivo di un minore.

Secondo una stima per difetto non sono stati meno di 22 mila i minori che hanno assistito ad atti violenti nel contesto familiare,ma la realtà, rivelano gli esperti, è certamente più grave perché la violenza intrafamiliare resta custodita nel segreto delle mura domestiche, protetta dal pudore delle vittime.

I danni che ne derivano sono gravi: i bambini e le bambine vittime di violenza assistita hanno probabilità molto più alte di soffrire di stati di ansia e di rivelare comportamenti aggressivi che si rifletteranno inesorabilmente sul rapporto con i loro figli.
Purtroppo l’esistenza e la gravità di queste situazioni vengono ancora molto sottovalutate, sia dal punto di vista del riconoscimento sociale del fenomeno che sotto il profilo della necessità di interventi adeguati di tutela e cura.

Per Daniela Diano, psicologa, psicoterapeuta e presidente del Cismai:Bisogna assicurare un ascolto autentico ai bambini che assistono alla violenza, perché la pericolosità di questa loro esperienza non è sempre immediatamente percepibile”. E’ importante quindi che vengano impegnate dal Piano sanitario nazionale le risorse necessaria per affrontare anche questo problema come “attentato alla salute dell’individuo”. Una delle conseguenze più gravi della violenza assistita in ambito familiare, è la sua riproducibilità.

La dichiarazione del professor Francesco Montecchi, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che ha accolto e curato circa 320 bambini vittime di violenza assistita: “Spesso un genitore violento è stato a sua volta vittima di violenza, come il 29% delle madri e il 41% dei padri di questi bambini”.Quando si parla di protezione non ci si può quindi riferire solo al mondo esterno dei bambini ma anche al loro mondo interiore devastato.

“Dobbiamo valutare – ha continuato nel suo intervento il prof. Montecchi – se il bambino può rimanere nel suo ambiente e se ci sono le condizioni per un recupero della genitorialità di cui ha comunque bisogno. Ma soprattutto dobbiamo agire sul suo mondo interiore, altrimenti ce lo ritroveremo da adulto di nuovo vittima o a sua volta carnefice”.

Fabio Roia, pubblico ministero della Procura penale del Tribunale di Milano, riconosce il pesante ritardo della nostra società per quanto riguarda la violenza domestica e il riconoscimento della sua gravità anche penale, tanto che i reati di maltrattamento in famiglia spesso si concludono con il patteggiamento e pene ridotte al minimo.

Ma la battaglia comincia ad estendersi anche sul terreno della cura del maltrattante, cioè l’autore delle violenze. Per ora negli Stati Uniti, dove il problema della witnessing violence è altamente drammatico e, secondo la testimonianza del sociologo Edward Gondolf, si stanno sperimentando politiche alternative al carcere. Come corsi di rieducazione per chi si è reso colpevole di violenze. Una alternativa che Roia si auspica venga presa in seria considerazione anche in Italia, considerando che la maggior parte dei condannati per violenza intrafamiliare, una volta lasciato il carcere torna a reiterare l’abuso.

Iniziamo col dire che non v'è alcuna distinzione di sesso quando parliamo di vittime di V A I (violenza assistita intrafamigliare) ,sia maschi che femmine provano la stessa paura,la reazione di coloro che assistono alle violenze è pressapoco la stessa per tutti; ogni bimbo tenta di proteggere la madre che sta subendo violenza sia fisica che morale, il timore ed il senso d'impotenza danno vita ad un forte stress fisico ed emotivo,che spesso,nei bambini più piccoli, porta a farsi la pipì addosso per la paura di trovarsi di fronte a qualcuno che è più grande e più forte di lui.

Fra le mura domestiche questi bimbi sono molto taciturni, soprattutto in presenza del padre,proprio perchè cercano di evitare di assumere qualsiasi atteggiamento che possa dar vita ad una lite .Il senso di colpa li spinge a pensare di essere parte in causa del problema,non riescono a distinguere o comunque a ragionare lucidamente sulle cause che fanno scaturire il litigio.

Non avendo forza fisica, nè le capacità di farsi ascoltare,preferiscono tacere,pensando che questa, possa essere la soluzione migliore per evitare di incappare nell'ennesima violenza.
Al silenzio che viene vissuto fra le mura domestiche,si contrappone un atteggiamento aggressivo negli ambienti scolastici. Quasi sempre,infatti,l'aggressività sociale è il rovescio della medaglia che fra le altre cose,questi bambini sono costretti a subire.

Lo stress del quale il bambino si nutre suo malgrado,viene scaricato al di fuori ,sotto forma di parolacce,violenze ed opportunismo nei confronti dei compagni di scuola,ma anche nei riguardi degli insegnanti. Sono proprio quest'ultimi che per primi dovrebbero intuire che tali atteggiamenti non fanno parte del temperamento dell'alunno,ma purtroppo,spesso e volentieri questi segnali non vengono colti dai docenti,i quali si limitano a giudicare senza approfondire.

A questo punto,il bambino entra in un vicolo cieco,nessun aiuto esterno,a meno che non sia lui a chiederlo,cosa che non farà mai,sempre per la paura ed il senso di colpa,e nessun aiuto in casa.
La madre infatti,assume una posizione particolare nella mente del bambino,colei che dovrebbe proteggerlo,non è quasi mai in grado di farlo,poichè lei per prima si sente vittima, e quindi bisognosa di aiuto,tuttavia,anche per lei,così come per il figlio,si insinua il senso di colpa,che paradossalmente viene raggirato, non con le coccole ed il dialogo,ma “comprando”il bambino,la sua paura, ed il suo silenzio.

Spesso, non è la regola,ma accade ,che molti genitori ricoprano di regali il figlio,un gesto che per il bambino non rappresenta nessuna fonte di tranquillità emotiva,ma solo un'illusione d'amore. Il meccanismo del regalo si contrappone poi alla necessità,da parte della madre,così come per il bambino a scuola,di scaricare lo stress accumulato fra le mura domestiche.

L'incapacità di poter gestire il rapporto di coppia,spinge inconsciamente la madre a controllare morbosamente la vita del proprio figlio,da qui nasce il senso del dover imporre un'educazione rigida ed ossessiva che porterà ulteriori conseguenze.
Analizziamo adesso la vittima di violenza intrafamiliare assistita adulta:
Una volta cresciuta e fuori di casa,la vittima adulta porterà con sé un bagaglio emotivo pesante e difficile da gestire.


Fra i sintomi più comuni che ritroviamo nel bagaglio,ci sono senza dubbio:

L'AGGRESSIVITA'
LA VOGLIA DI LIBERTA' FISICA E MORALE
L'IMPAZIENZA
LA NECESSITA' DI ESSERE AMATI IN MODO VISCERALE
ATTACCHI DI PANICO


A questi sintomi seguono poi atteggiamenti che cambiano a seconda delle esperienze vissute nel quotidiano una volta fuori di casa

In linea generale possiamo dire quanto segue:

SOCIALMENTE
La vittima di violenza è assolutamente una persona diffidente,difficilmente infatti,avrà molti amici,la regola per lui,è fidarsi solo di sé stessi!Questo spingerà inevitabilmente nella direzione di essere autosufficienti ad ogni costo!Il che sovente, comporta un forte imbarazzo nel chiedere qualsiasi tipo di aiuto,con conseguente stress del quale non è facile liberarsi.
Se agli occhi degli altri,queste persone possono sembrare forti e decise,ed in parte lo sono più di altre,dall'altra,sviluppano paure che possono sembrare ingiustificate;paura di volare,guidare,stare a contatto con troppa gente ecc. tutti timori che nascono dall'insicurezza e dall'incapacità di poter tenere tutto sotto controllo.

IN CAMPO AFFETTIVO
Spesso i problemi più grossi si sviluppano proprio in questo ambito,ed anche in questo caso il primo scoglio da superare è proprio la diffidenza .Superato l'ostacolo sociale,si affronta un problema altrettanto serio,ossia il lasciarsi andare ad una vita sessuale appagante,in questo caso lasciar cadere barriere e corazze,costruite in anni di infanzia ed adolescenza è un compito arduo,ma che si può superare grazie al dialogo con la persona amata,raccontando senza alcuna vergogna la propria storia ed i motivi che hanno portato alla chiusura. Un dialogo aperto e la fiducia,sono le basi per poter creare un rapporto sereno,e di reciproco rispetto.

IN CAMPO FAMILIARE
Qui apriamo un altro capitolo doloroso. Se partiamo dal principio che colui che ha subito violenze,ha vissuto per anni in un ambiente familiare che non ha trasmesso la tranquillità,l'educazione alla vita,e le sicurezze necessarie per far sì che si potessero gettare le basi solide sulle quali si costruisce un avvenire,vien da sé,pensare che le vittime di violenza I:A in futuro potrebbero affrontare qualche difficoltà in più rispetto a chi ha vissuto un'infanzia più serena.

Il naturale desiderio di avere un figlio porta con sé due problemi differenti per le vittime;posto che il manuale del buon genitore non esiste,e quindi solitamente nell'educare un figlio ci si affida al buonsenso e all'esperienza educativa ricevuta dai propri familiari,nel caso delle vittime oltre agli ordinari dubbie timori che ci si pone di fronte la nascita di un figlio,se ne aggiungono altri.

Non avendo un esempio rassicurante al quale fare riferimento,le vittime,brancolano nel buio e nei dubbi più di chiunque altro. Spesso si insinua il terrore di commettere gli stessi identici errori che fecero ai tempi i propri genitori. Non è così semplice come può sembrare, pensare di fare esattamente il contrario,il meccanismo del sopruso,scatta quasi in automatico,almeno questo è quello che molte vittime pensano,in realtà l'esperienza,l'accettazione e la lucidità mentale,aiutano a scindere quella che è stata un'esperienza negativa,dal futuro che si può dare al proprio figlio.

Tuttavia occorre una forte volontà di uscire da un tunnel che si è percorso per troppi anni e questa volontà non tutti riescono a tirarla fuori.

Il consiglio è quello di accettare l' aiuto dello psicologo e scegliere di guarire perchè si può e perchè si deve a sè stessi!



Vera Innocenti

lunedì 30 gennaio 2012

FEMMINICIDIO. IL TERRIFICANTE CONTEGGIO DELLE DONNE UCCISE IN ITALIA



La prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo non sono gli incidenti stradali, le malattie, la fame o l’AIDS, ma è l’omicidio.
Il più delle volte, questo si consuma in famiglia, per mano di parenti, mariti, amanti, compagni, ex, conoscenti.

Il più delle volte il gesto è giustificato facendo leva sul movente passionale, sul contesto disagiato, sul fatto che avvenga in zone critiche del pianeta.

Eppure, c'è qualcosa che accomuna tutti questi omicidi, ed è il fatto che la vittima è donna. E questo, spesso, viene calcolato come elemento secondario rispetto al fatto, alla violenza, alla morte.

Femminicidio è un termine politico e parlarne implica guardare in faccia alla realtà e chiamare le cose con il proprio nome, ponendo l’attenzione non sul carnefice e sui suoi problemi, ma sulla vittima, che è sempre la donna.

Il termine Femminicidio raccoglie nel suo significato, ogni pratica sociale violenta fisicamente, o psicologicamente che attenta all'integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori.

Questo perché la violenza sulle donne può manifestarsi in forme molteplici, più o meno crudeli, più o meno subdole, e non è detto che lasci sempre marchi visibili sul corpo: essa infatti può provenire non solo dall'uomo, ma anche dalla società, che la favorisce o in taluni casi la provoca attraverso le sue discriminazioni, i suoi stereotipi, le sue istituzioni.

Comunque sia, la violenza in qualsiasi forma venga esercitata, rappresenta sempre l’esercizio di un potere che tende a negare la personalità della donna: brutalizzando il suo corpo o la sua anima si afferma il dominio su di essa, rendendola oggetto di potere la si priva della sua soggettività .

Il femminicidio quindi è un fatto sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, o perché non è la donna che l’uomo o la società vorrebbero che fosse.

Questo, nonostante la cronaca veda crescere incessantemente e a dismisura il numero di donne vittime di violenza, è difficile da concepire, da ammettere, da razionalizzare, da accettare, in una società democratica, “civilizzata” e culturalmente avanzata come la nostra, dove le “questioni affettive, familiari e di coppia” vengono relegate a una dimensione privata: tuttavia è una realtà innegabile che oggi molte donne subiscano violenza solo perché donne.

La violenza di genere, perlopiù in ambito familiare, è dunque una realtà statisticamente provata, ma non salta immediatamente agli occhi come tale, più spesso si parla infatti di stupri, violenza sessuale, molestie, maternità forzata, incesto, ed il panorama si fa variegato, non si coglie l’essenza comune di tutti questi reati: da qui la necessità di parlare di femminicidio, per infrangere un tabù ed affrontare seriamente il problema.

Il singolo episodio di omicidio di una donna in sé non costituisce e non può essere rappresentato dai media solo come un “caso eccezionale”, magari di raptus improvviso, o che degli stupri sia sempre colpa degli extra-comunitari: le statistiche smentiscono questi input inviati dai media, affermando che nella maggior parte dei casi la violenza sulle donne è perpetrata in famiglia, da mariti, ex o conoscenti.

Bisogna che per la gente sia chiaro che la violenza di genere non è imputabile a un “mostro”, alla strada, ma ha radici più profonde di quanto i media vogliano far credere: è un fenomeno trasversale, interessa tutte le classi perché sta “dentro” il nucleo base della comunità, la famiglia, e proprio per il suo essere familiare spesso passa inosservata, e proprio per il suo essere familiare fa paura chiamarla con un nome così terribile, femminicidio, perché fa paura ammetterne la terribile realtà.

Anno 2005 = 84 Donne Uccise

Anno 2006 = 101 Donne Uccise

Anno 2007 = 107 Donne Uccise

Anno 2008 = 112 Donne Uccise

Anno 2009 = 119 Donne Uccise

Anno 2010 = 127 Donne Uccise

Anno 2011 = 137 Donne Uccise


IL 78% DELLE VITTIME E' DI NAZIONALITA' ITALIANA

IL 79% DEGLI ASSASSINI è DI NAZIONALITA' ITALIANA

IL 9% DEGLI ASSASSINI SONO AMANTI O CONVIVENTI

IL 22% DEGLI ASSASSINI SONO MARITI

IL 23% DEGLI ASSASSINI SONO EX-MARITI,EX-AMANTI,EX-CONVIVENTI

IL 50% DEI DELITTI SONO AVVENUTI AL NORD

IL 21% AL CENTRO
IL 19 % AL SUD
IL 10% ISOLE

"A QUANTO PARE QUESTI NUMERI NON SONO SUFFICIENTI PER OTTENERE L'ATTENZIONE DEI MASS-MEDIA...DELLA CLASSE POLITICA...DEL PARLAMENTO...DELLE ISTITUZIONI GIUDIZIARIE...DEI MOVIMENTI CULTURALI E POLITICI...DELLE STESSE DONNE CHE PER PRIME CONTINUANO A LIQUIDARE I FEMMINICIDI COME DISGRAZIATI EVENTI ISOLATI.....

NON SONO SUFFICIENTI PER STIMOLARE UN IMPEGNO SOCIALE E POLITICO DELLE FORZE DEMOCRATICHE E ANTIFASCISTE....

NON SONO SUFFICIENTI PER INDURRE LE DONNE AD UNA LOTTA DURA E COMPATTA PER RIVENDICARE UNA GIUSTIZIA GIUSTA ED IL RICONOSCIMENTO DEL REATO DI FEMMINICIDIO

...... PER QUANTO ANCORA DOVREMO CONTINUARE A STILARE MENSILMENTE ED ANNUALMENTE QUESTO MACABRO AGGIORNAMENTO
DELLE VITTIME DELLA VIOLENZA DI GENERE?NOI CONTINUEREMO A CONTARE....MA QUANDO ARRIVEREMO ALLA RESA DEI CONTI???

QUANDO SMETTEREMO DI CONTARE LE MORTI ED INIZIEREMO A "CONTARE" NEL PARLAMENTO,NELLE ISTITUZIONI,NEL MONDO DEL
LAVORO,NEL MOVIMENTO DI RINNOVAMENTO DI CUI QUESTO PAESE HA URGENTE BISOGNO?" (B.SPADA)



Vera Innocenti



martedì 10 gennaio 2012

UN SILENZIO ASSORDANTE: LA VIOLENZA OCCULTATA SU DONNE E BAMBINI/E


Storicamente, la violenza, soprattutto la violenza maschile su donne e bambini/e, è stata nascosta, negata o minimizzata, si è alzata una cortina fumogena attorno le responsabilità.

Si minimizza e si negano anche le conseguenze sulla salute.

Secondo molte ricerche sul fenomeno della violenza maschile sulle donne, l'aver subito un'aggressione fisica, psicologica, sessuale, aumenta il rischio di depressione, sindrome post traumatica da stress, consumo di alcol, psicofarmaci e cure mediche.
Aumenta molto anche il rischio di suicidio.

La violenza maschile contro donne e bambini/e rappresenta un problema di salute enorme.

A livello mondiale si stima che la violenza sia una causa di morte o invalidità per le donne e anche una causa di cattiva salute importante, più di malattie o incidenti stradali.

Molte donne vengono uccise da uomini dopo aver subito per anni violenze di ogni tipo. Solo una minima percentuale è andata al Pronto Soccorso per le lesioni riportate o per le conseguenze come attacchi di panico, ansia, tentativi di suicidio.

Anche individuando la violenza non vengono prese misure a meno che la donna stessa non decida di denunciare e ciò difficilmente accade per paura di ritorsioni da parte dell'uomo maltrattante.

Anche i medici di base, che dovrebbero conoscere in modo più approfondito le pazienti, non sospettano che le donne possano aver subito violenza.

Troppo spesso la gente tende a pensare che si tratta incidenti casuali, oppure a disturbi psicologici.

Mai la gente e anche gli operatori purtroppo sospettano che possa trattarsi di maltrattamenti, abusi ecc.



TATTICHE E STRATEGIE DI OCCULTAMENTO DELLA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI/E (operazioni mentali, modi di vedere, nominare e concettualizzare la realtà)

Concretizzare in : Comportamenti - Senso comune - Ideologia

Istituzionalizzate come : Leggi - Teorie scientifiche o pseudo scientifiche - Procedure giudiziarie - Pratiche dei Servizi socio-sanitari.

Tattiche : Mezzi che possono essere utilizzati in maniera trasversale nelle varie strategie.

Strategie : Un insieme di manovre complesse e globali, volte ad occultare le violenze maschili su donne e bambini/e e a mantenere lo status quo.


TATTICHE: - Eufemizzazione o le politiche del linguaggio
- Separazione
- Disumanizzazione delle vittime
- Colpevolizzazione delle vittime
- Psicologizzazione
- Naturalizzazione


Eufemizzazione o le politiche del linguaggio: Il linguaggio quotidiano, i luoghi comuni e gli stereotipi.

Eufemizzazione: - Conflitti nella coppia, invece che violenza da parte del partner
- Incesto, invece che violenza sessuale da parte di uomo della famiglia

Evitamento linguistico: -Violenza contro le donne anziché violenza maschile contro le donne

Uso della forma passiva: - "E' stata uccisa dal marito" anziché "Il marito l'ha uccisa"



Separazione: - Separazione e comportamentalizzazione dei vari tipi di violenza
- Violenze dai mariti/ dai padri
- Violenza domestica/ omicidi delle mogli o delle ex
- prostituzione forzata (tratta)/"libera" di minorenni o maggiorenni


Colpevolizzare e punire la vittima:

- La vittima mente
- Le donne vittime di stupro "se la sono cercata", le donne vittime di violenze sono "provocatrici" o "masochiste
- Le bambine che parlano dell'incesto rischiano di essere accusate di mentire e allontanate da casa
- Le donne vittime di molestie sessuali sul luogo di lavoro rischiano di perdere il lavoro
- In alcuni paese o in alcune circostanze le donne violentate rischiano di essere emarginate dalla comunità o uccise.
- La madre "incestuosa" indifferente, complice
- La madre "vendicativa" piena di rancore: "Le false denunce di incesto" in fase di separazione tra i genitori. La Pas "Sindrome di Alienazione parentale"
- Incapacità di proteggere

Psicologizzazione:

- Categorizzazione ed interpretazione della realtà in termini individuali e psicologici - Risposte psicologiche - spesso abusive - a problemi sociali, economici, politici.
- Risposta economica
- Delegittimante e colpevolizzante


Psicologizzazione della Violenza Domestica:

- Donna masochista (psicologizzazione - colpevolizzazione) uomo frustrato
- Procedure dei Servizi socio sanitari e delle forze dell'ordine
- Programmi psicoeducativi per uomini violenti
- Mediazione famigliare



STRATEGIE - Legittimazione e Negazione

La legittimazione della violenza maschile in famiglia

- Delitto d'onore
- "Eccezione coniugale" per lo stupro

- Storicamente: Il diritto dei padri a possedere i figli ( Padre padrone)

- Oggi: La battaglia dei padri separati per il controllo dei bambini


La Negazione (la strategia di occultamento per eccellenza)

La negazione delle violenze sessuali sulle bambine/i e soprattutto dell'incesto

- il bambino mente non è successo nulla
- è successo ma è colpa del bambino o della madre
- è successo ma non è grave è solo "affetto".


Vera Innocenti









martedì 29 novembre 2011

DONNE VITTIME DI UOMINI VIOLENTI.. E NON SOLO...

La famiglia, la casa vengono viste come luoghi di sicurezza, della cura, della comprensione e del calore degli affetti, mentre l'esterno, la strada è vista come il luogo del pericolo e del rischio. Questa visione è fortemente radicata nella nostra cultura e ha contribuito al permanere di molti stereotipi sul fenomeno della violenza contro le donne.

Purtroppo questi stereotipi e luoghi comuni sono molto diffusi e creano confusione e possono ostacolare gli aiuti e gli interventi necessari creando anche grosse difficoltà per le vittime di violenza domestica nel parlarne e chiedere aiuto.

Questo modo di pensare purtroppo è molto diffuso e viene usato in modo negativo e pregiudizievole, allontanando l'attenzione sul problema e che potrebbe essere cambiato con l'Educazione e l'Informazione.

Vediamo gli stereotipi e i luoghi comuni che purtroppo permangono sulla violenza domestica:

1 - "Le donne sono vittime di violenza da parte di uomini estranei che non conoscono"

Risultano invece più pericolosi per le donne la casa e gli ambienti familiari; gli
aggressori principalmente sono i loro partner, “ex” partner o altri uomini conosciuti: parenti, amici, colleghi, insegnanti, vicini di casa.


2 - "La violenza domestica è un fenomeno poco diffuso"

La violenza domestica è un fenomeno sociale molto diffuso e nascosto.
Da ricerche risulta che moltissime donne hanno alle spalle storie di maltrattamenti ricorrenti.
La scarsa disponibilità all’ascolto da parte delle istituzioni, (forze dell'ordine, servizi sociali ecc.) e a volte di amici, conoscenti e parenti, la legittimazione sociale della violenza, la mancanza di risorse, la quasi impunibilità degli aggressori contribuiscono ancor oggi a mantenere sotto silenzio questo fenomeno.


3 - "La violenza domestica è presente soltanto fra le classi più povere o culturalmente e socialmente svantaggiate"

La violenza domestica è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato
sociale, economico e culturale, senza differenze di razza, di religione o di età.


4 - "La violenza domestica è causata dall’assunzione di alcool o droghe"

L’alterazione dovuta all'assunzione di alcool o droghe viene spesso usata come giustificazione della violenza esercitata. Alcolismo e tossicodipendenza non sono mai
la causa diretta della violenza. Il legame fra uso di sostanze e comportamenti
violenti, quando ci sono, è molto complesso e mediato da fattori culturali nel
ritenere che l’alcool ha un effetto disinibente. E’ stato dimostrato che la maggior parte degli episodi di violenza, quando il partner violento è alcolista, si
verifica in assenza di consumo di alcool. Molti alcolisti o consumatori abituali
di droghe non sono violenti con le loro partner.

5 - "La violenza domestica non ha conseguenze sulla salute delle donne"

La violenza domestica è stata definita dagli esperti come
un problema di salute pubblica che incide gravemente sul benessere fisico e psicologico delle donne e di tutti coloro che ne sono vittime, molto spesso i figli anche molto piccoli.
Da una stima risulta che uno su cinque giorni di salute persi dalle donne in età riproduttiva sia dovuto a stupro e violenza domestica.


6 - "La violenza domestica è causata da una momentanea perdita di controllo"

La maggior parte degli episodi di violenza che si verificano all’interno della
famiglia sono premeditati e sistematici. Il concetto di "perdita di controllo" è smentito degli stessi aggressori che spesso dichiarano che sì da un lato la violenza sfugge al loro controllo razionale, dall'altro ribadiscono che l'uso della violenza è "giustificato" dal comportamento delle donne e messo in atto al fine di ottenere certi effetti su di loro.


7 - "I partner violenti sono "malati di mente" persone con problemi psichiatrici"

La credenza che il maltrattamento sia collegato a manifestazioni di malattia mentale fa sì che lo si tenga lontano dalla nostra vita e a pensare che sia un problema che non ci riguarda direttamente. In realtà è solo una minima percentuale di uomini maltrattanti ha una patologia psichiatrica.
La grande espansione della violenza domestica conferma che non si tratta di una conseguenza legata a malattie mentali o disturbi collegati.


8 - "Gli uomini violenti hanno subìto maltrattamenti nell’infanzia".

L'avere subìto violenza nell’infanzia non comporta automaticamente il
diventare violenti in età adulta. La relazione fra questi due fenomeni, quando
c'è, va valutata caso per caso. Esistono infatti uomini maltrattanti che non hanno mai subito o assistito a violenza durante l’infanzia, sia uomini vittime
di violenza nell'infanzia, che non ripetono tale modello di comportamento.


9 - "Alle donne che subiscono violenza domestica in fondo "piace" essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa"

Sono la paura che provano le vittime e la paura delle conseguenze, la dipendenza economica, l'isolamento, la mancanza di un posto dove andare, la colpevolizzazione sociale e spesso anche da parte della stessa famiglia di origine, alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne l'allontanarsi dalla situazione di violenza.


10 - "Anche le donne sono violente nei confronti dei loro partner"

La maggior parte delle aggressioni e di omicidi compiuti dalle donne nei confronti del partner si verifica a scopo di autodifesa e in risposta a gravi situazioni di minaccia per la propria vita. Salvo il caso degli omicidi, la violenza femminile, quando esiste, si configura in modo diverso e raramente assume le caratteristiche di sistematicità e lesività che invece caratterizzano il maltrattamento maschile.



La violenza domestica è la violenza che avviene all’interno della casa e viene agita da persone conviventi e nella maggior parte sono uomini: padri, mariti, fidanzati, compagni, ex partner, fratelli, figli.

La violenza domestica si presenta generalmente come una combinazione di violenza fisica, sessuale, psicologica,economica e anche spirituale.

La violenza fisica possono essere calci, pugni, schiaffi, spintoni, bruciature, tentativi di strangolamento, accompagnati a volte dall’uso di armi proprie e improprie con conseguenti contusioni, ematomi, ossa rotte, lesioni temporanee o permanenti.

La violenza psicologica può essere fatta con minacce di botte e aggressioni e minacce di morte, oppure la donna viene ridicolizzata e presa in giro anche di fronte a terze persone, insultata, denigrata come incapace,umiliata oppure trattata come malata di mente.

Alla donna inoltre può essere negata la possibilità di uscire, di telefonare, di incontrare i propri amici o familiari, di disporre di risorse economiche per sè e per i propri figli; può essere costretta a rapporti sessuali non voluti, a vedere o a partecipare alla creazione di materiale pornografico.

Si tratta di forme di violenza diverse, ma fra loro strettamente connesse. Esse
vengono usate per controllare e condizionare le azioni della donna. Aggressioni
fisiche e sessuali hanno forti conseguenze emozionali e psicologiche e la violenza psicologica può produrre forme significative di deterioramento fisico.
Frequentemente gli episodi di violenza si ripetono nel tempo e tendono ad assumere forme di gravità sempre maggiore. Difficilmente una donna che chiede
aiuto è stata picchiata sporadicamente o una sola volta.

La violenza può essere presente sin dall’inizio della relazione della donna con il
partner, oppure intervenire dopo parecchi anni di vita in comune, in occasione
della nascita di un figlio o indipendentemente da eventi particolari.

La violenza domestica è trasversale, ne sono vittima donne che appartengono a
gruppi etnici diversi, di diversa estrazione sociale, culturale ed economica.

Possono essere a rischio di violenze inoltre donne anziane, disabili e/o con disagio psichico dal proprio partner, o anche da parte di coloro che svolgono funzioni di cura.


Le conseguenze della violenza domestica sulle donne.

Subire violenza è un’esperienza molto traumatica che produce effetti diversi a seconda delle persone che ne sono vittima. Ciascuna donna reagisce ad essa in modo diverso;
tutte soffrono della situazione di isolamento e indifferenza sociale che
da sempre circonda questo fenomeno

Conoscere le conseguenze della violenza può aiutare a capire perché una donna si comporta o reagisce in un certo modo

Non esiste una tipologia della donna maltrattata. Passività, debolezza, incapacità di prendere decisioni sono fra gli effetti più frequenti della violenza. Altre volte l’assunzione di alcool o droghe, la minimizzazione o la negazione del problema possono essere strategie che le donne adottano per cercare di sopravvivere alla sofferenza e al dolore di una vita personale e familiare distrutta.

La violenza domestica può annientare il senso di sicurezza di una donna e la sua
fiducia in se stessa. Per lei non c’è più possibilità di sentirsi bene e di controllare la situazione.
Questi sentimenti vengono rafforzati dall’atteggiamento del partner violento che continua a ripeterle che se lei fosse una madre, e un’amante migliore; se fosse più bella e più sexy lui non l’avrebbe mai picchiata.

L’effetto di tutto questo sulla donna è un desiderio disperato che la violenza finisca. Forse vuole lasciare la casa. Forse vuole ancora salvare la relazione con il partner.
La sua autostima è molto bassa, si sente piena di dubbi e colpevole; ha paura che nessuno le creda, non sa che cosa può fare e dove andare. Ha paura che le reazioni violente del partner diventino ancora più forti.
Le conseguenze della violenza domestica possono essere molto gravi. Le possibilità di evitare un’escalation dipendono molto dalle risposte che una donna
incontra nel momento in cui decide di chiedere aiuto all’esterno, spesso dopo
aver fatto il possibile e l’impossibile per cercare di risolvere la situazione da
sola.

In generale, le donne che subiscono violenza domestica, rispetto a quelle che
non si trovano in questa situazione, hanno condizioni di salute fisica e mentale
peggiori.


a) Conseguenze di carattere fisico:

ferite di vario genere e loro esiti: bruciature, tagli, occhi neri, commozione cerebrale, fratture danni permanenti: danni alle articolazioni, perdita parziale dell’udito o della vista, cicatrici secondarie dovute a morsi, bruciature , uso di oggetti taglienti aborti.

b) Conseguenze di carattere relazionale e materiale:

isolamento sociale e familiare, perdita di relazioni significative,

assenze dal lavoro perdita del lavoro

perdita della casa e del livello di vita precedente


c) Conseguenze di carattere psicologico

paura, ansia per la propria situazione e quella delle/i proprie/i figle/i
sentimenti di vulnerabilità, di perdita e di tradimento
perdita di autostima
autocolpevolizzazione
disperazione e senso di impotenza
sintomi correlati allo stress (sensazione di soffocamento, iperattività
del sistema gastrointestinale)
disturbo post-traumatico da stress: ipervigilanza (ansia, disturbi del
sonno, difficoltà di concentrazione), ri-esperienze del trauma (flash-
back, incubi), condotte di evitamento
depressione
ideazione suicidarie.



Quando una donna chiede aiuto è utile ricordare che:

ha già cercato aiuto più volte prima di ricevere una risposta appropriata e di supporto

viene aggredita più e più volte prima di cercare l’aiuto delle Forze dell'ordine

cercare aiuto all’esterno è un passaggio di un lungo percorso

familiari, amici e parenti sono generalmente i primi soggetti a cui le donne chiedono aiuto

una donna sceglie la relazione, non la violenza

non c’è mai nessuna giustificazione alla violenza
le strategie di uscita dalla violenza di una donna riflettono le circostanze in cui si trova, la sua situazione specifica

lei conosce i suoi bisogni di sicurezza e l’autore della violenza meglio di qualsiasi altro


Perché non lascia il partner violento?

Situazione di pericolo
Quando una donna decide di lasciare il partner violento la situazione tende a diventare più pericolosa. Dati americani dimostrano che il rischio di essere uccise è due volte maggiore per le donne maltrattate che lasciano il partner

Salvare l’amore e la famiglia
Una donna può decidere di mettere in atto una serie di strategie per tentare di salvare la relazione, perché spinta da convinzioni culturali e religiose, da un intenso attaccamento affettivo, dal sogno di un amore e di
un matrimonio felice

Mancanza di sostegno esterno
La famiglia di origine non offre aiuto e sostegno, le Forze dell’Ordine e
i Servizi Sociali minimizzano la violenza, non offrono risorse sufficienti,
colpevolizzano la donna

Verifica delle risorse esterne e dei cambiamenti
Una donna può chiudere e riaprire la relazione con il partner violento più volte:

- per verificare la possibilità di un cambiamento effettivo del partner
- per valutare oggettivamente le risorse interne ed esterne disponibili
- per verificare la reazione delle/i figlie/i alla mancanza del padre

Autobiasimo
Una donna può ritenersi responsabile della violenza come strategia di sopravvivenza finalizzata a sentirsi in grado di controllare la situazione:

“se sono io a provocare la violenza, farla cessare dipende da me



Vera Innocenti

martedì 9 agosto 2011

LE "VERE POVERE" SONO MADRI SEPARATE.



Ultimamente sempre più spesso in varie trasmissioni Tv o anche nei vari TG si sentono notizie, parlando di separazioni, sullo stato econominco dei padri separati. A volte viene intervistato anche un "esperto" del problema, che parla per conto o in difesa di quei padri che fanno di tutto per togliere i figli alle madri.

E ovviamente si sente solo quella versione e la descrizione che viene fatta della madre è di una belva minacciosa, di un demone pericoloso per la vita dei figli che desta grande preoccupazione e timore per la loro esistenza. Che li manipola per metterli contro al genitore che è vittima di PAS, termine molto usato attualmente.

Questi padri invece strumentalizzano i figli e ne reclamano il posesso come fossero esclusivamente di loro proprietà, ma per uno scopo ben preciso, avere il controllo sulla ex, per metterla in difficoltà e soprattutto per punirla.

Le associazioni dei "padri separati", nel loro armamentario contro le donne hanno in "dotazione" anche, il voler dimostrare le varie situazioni drammatiche in cui sono costretti alcuni di loro: padri separati tristi e depressi, ridotti sul lastrico che vanno ad elemosinare un pò di cibo alla Caritas, che hanno perso il lavoro, la casa.....Ovviamente tutto è avvenuto per "colpa" delle ex mogli, avide che hanno ottenuto ingiustamente, diritti non dovuti.

Ed invece per anni le donne si sono date da fare senza mai lamentarsi come si sente fare invece, sempre più spesso dai padri separati.

Per loro le vittime sono solo gli uomini e i veri carnefici sono solo le donne....e tutte le donne!

Diciamo che il fine è sempre lo stesso: i padri separati non vogliono pagare gli alimenti per il mantenimento dei loro figli. Preferiscono piuttosto togliere la madre ai bambini, vederli finire chiusi in comunità, chiedere consulenze e perizie e usarle come arma contro la loro ex compagna, per dimostrare che lei non ha le capacità per accudire e crescere i figli.

E quando succede che il giudice decide per l'affidamento dei figli alla madre, ecco allora si andrà a costruire una giustificazione morale e sociale che autorizzerà i padri separati a non dare un soldo per il mantenimento, anche difesi da certi avvocati senza scrupoli, che non pensano in quali condizioni si ridurrà la donna.

A questi padri separati viene ora data molta visibilità dai media e sono anche molto appoggiati e il fenomeno è in aumento. Inoltre godono anche della disponibilità da parte di professionisti, giornalisti, conduttori Tv, che sostengono la loro causa. E questi uomini, si sentono forti ed in diritto di portare avanti i loro obbiettivi e sono molto agguerriti e guai a far notare loro, dall'altra parte, la difficile condizione delle donne separate.

Viene però omesso che le donne separate sono costrette a vivere in condizioni economiche disastrose, che spesso per avere un tetto sono costrette a tornare a vivere con i loro genitori, ad adattarsi a fare qualsiasi lavoro, anche mal retribuito pur di dare da mangiare ai loro figli, sperando sempre che un lavoro lo trovino in questa società maschilista, che privilegia gli uomini e discrimina le donne madri o che saranno delle future madri, oltre che la dura realtà della scarsissima offerta lavorativa al femminile.

Le donne non trovano lavoro, non c'è possibilità di reddito. E quelle che un lavoro ce l'hanno, ci sono molte probabilità che lo perderanno, perchè le donne sono le prime ad essere licenziate! Anche perchè...hanno di meglio da fare a casa! E la situazione si fa sempre più preoccupante. Le donne non vengono valorizzate in nessun settore della nostra società.


La donna che cerca una sua autonomia viene ancora oggi pesantemente colpevolizzata di voler "sfidare" l'uomo, quando invece potrebbe starsene tranquillamente a casa a fare le faccende domestiche, accudire i bambini e cucinare, in totale dipendenza dal marito..e tutto così ..andrebbe meglio! Invece di trascurare casa e famiglia per andare a lavorare! E questo che viene visto come il male della società ed è purtroppo diffusissima questa mentalità!

I ruoli invece andrebbero condivisi nella coppia, l'accudire i figli e tutta l'organizzazione della casa e della famiglia andrebbe equamente suddivisa e non lasciato tutto sulle spalle della donna.

La ricerca di autonomia della donna non è competizione con l'altro sesso, dovrebbe essere un traguardo per lei per non dover dipendere dall'altro. Invece questa ricerca di indipendenza viene vista come la causa di tutti i mali e viene vista come la causa delle incomprensioni in famiglia, delle separazioni e si arriva persino a "giustificare" certi maschi che fanno violenza sulle donne.

Non passa giorno oramai, che una donna non subisca violenza da parte di un uomo. Tantissime donne ogni giorno sono vittime di violenza fisica, psicologica, sessuale. Vengono usate, abusate, torturate, mutilate. Donne che vengono molestate, inseguite, perseguitate, uccise dagli ex.

Ma tutto questo non accadrebbe se la donna facesse "la sua parte" di compagna sottomessa ed ubbidiente.....Perchè questi "poveri uomini", sono "spaventati, confusi, provocati".. dall'intraprendenza femminile e quindi è "normale" che reagiscano con aggressività! Perchè, secondo la diffusa mentalità maschilità è la donna che se la cerca, è la donna che non capisce l'uomo. E ancora una volta la donna viene vista come un nemico e criminalizzata.

Le donne vogliono vivere, avere libertà, consapevolezza e autonomia senza dover essere sottomesse a nessun uomo.
Per i maschi è difficile comprendere è che per le donne ora la vita famigliare non è più solo "dovere e sacrificio" e non per questo debbono essere demonizzate.

E se si decide di vivere a fianco di un'altra persona che sia per amore e non per dipendenza economica. E gli uomini dovrebbero lottare per le donne ed insieme a loro perchè possano ottenere stessi diritti e opportunità. Perchè una donna che entra in maternità possa aver garantito il posto di lavoro e che il progetto di maternità non sia più fonte di discriminazione.

Perchè alla donna venga corrisposto un riconoscimento economico e anche successivamente una pensione per la vita che ha sacrificato per la cura dei figli, del marito e della casa, per l'assistenza ai parenti anziani, per la totale e non semplice gestione, dell'impresa che è la famiglia.

Al giorno d'oggi la vecchiaia della donna che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia è sicuramente drammatica, perchè non gli viene corrisposto nulla e questo è ingiusto.


Gli uomini dovrebbero sostenere e favorire le donne per raggiungere finalmente il riconoscimento del valore che hanno.

Le donne non devono più essere costrette a restare per forza con uomini con i quali non vogliono più stare. Per questo lo stato dovrebbe garantire un reddito adeguato al lavoro svolto in famiglia e così dare le giuste possibilità alle donne di emanciparsi e non costringerle ad elemosinare una volta separate o costrette a trovare un altro partner per avere un minimo di sostentamento.

Bisognerebbe anche educare i giovani maschi ad amare e rispettare le donne e non sottometterle e schiavizzarle per avere potere. Andrebbe fatto a scuola fin dai primi anni.

E le donne vittime di violenza domestica dovrebbero aver garantiti tutela e aiuti, sostegno psicologico e consulenza gratuita dai vari professionisti (avvocati, forze dell'ordine ecc). Ma tutto questo non esiste!


La violenza maschile sulle donne non è solo fisica, psicologica, ma è anche economica. Una vendetta spietata che viene messa in atto dagli uomini "lasciati" molto spesso da donne che per anni hanno subito ogni sorta di soprusi, percosse, umiliazioni.

Alle donne viene tolto tutto per punirle. Vengono negati diritti, strappati i figli, la casa, il denaro. Una vera e propria e devastante uccisione sociale.

E queste donne sono tantissime, indebolite, alle quali non viene dato nulla da nessuno, nessun aiuto, che devono chiedere disperatamente un pò di soldi all'ex per i figli e questi padri molto spesso le fanno passare per opportuniste, materialiste, ladre, avide di denaro, immolandosi loro stessi invece a vittime e molto spesso la somma non arriva. Oppure questi padri denigrano le ex che accusano di essere delle poveracce umiliandole e ridicolizzandole.

Bell'esempio danno questi padri ai loro figli!!




VERA INNOCENTI





venerdì 11 marzo 2011

DECALOGO PER I PAPA'



Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. La famiglia è un sistema che si regge sull'amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare.
Non si può fare i genitori "per dovere". E l'educazione è sempre un "gioco di squadra". Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un'intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in "cambio", il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po' di spazio per sé.

Il padre deve soprattutto esserci. Una presenza che significa "voi siete il primo interesse della mia vita".
Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l'assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l'aggressività.
Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. E' anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.


Un padre è un modello, che lo voglia o no. Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà.
In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa, alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo "coscienza" ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.

Un padre dà sicurezza
. Il papà è il custode. Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto "no", che è il modo migliore per comunicare: "ho cura di te".


Un padre incoraggia e dà forza. Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l'ascolto, l'accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: "Qualunque cosa capiti, sono qui per te!". Di qui nasce nei figli quell'atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.


Un padre ricorda e racconta. Paternità è essere l'isola accogliente per i "naufraghi della giornata". E' fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d'incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell'affetto.
Nel passato il padre era il portatore dei "valori", e per trasmettere i valori ai figli bastava imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?

Un padre insegna a risolvere i problemi. Un papà è il miglior passaporto per il mondo " di fuori". Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l'attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.


Un padre perdona. Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio.
Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: "Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand'ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L'amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni... Mi ha tolto l'affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo".

Il padre è sempre il padre. Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.

Un padre è immagine importante. Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si identificano con l'immagine sul modello del loro papà. Un papà che rispetta la madre dei suoi figli rispetta anche loro e lascerà un'impronta indelebile.


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Un decalogo per il papà, proposto da un bambino


Papà.....

- Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.


- Non essere incoerente: questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca ogni volta che posso.


- Non fare promesse: potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.


- Non correggermi davanti alla gente. Ti presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr'occhi.


- Non brontolare continuamente: se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.


- Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni. Potrei imparare a godere di cattiva salute se questo attira la tua attenzione.


- Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. È come lo passiamo che conta.


- Non permettere che i miei umori suscitino la tua ansia perché allora diventerei ancora più pauroso. Indicami il coraggio.


- Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento... ma non ho bisogno di dirtelo, vero?


- Ricordati, io imparo di più da un esempio che da un rimprovero.


Grazie Papà. Tuo figlio.




Di Vera Innocenti