lunedì 30 aprile 2012

I PANNI SPORCHI...




Una coppia di sposi novelli  andó ad abitare in una bella zona molto tranquilla della città. 

Una mattina, mentre bevevano il caffé insieme, il giovane marito si accorse, guardando attraverso la finestra aperta, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria dal terrazzo e disse: 

-"Ma guarda com'è sporca la biancheria di quella vicina!"- 

-"Non è capace di lavare? O forse, ha la lavatrice vecchia che non funziona bene? Oppure dovrebbe cambiare detersivo!..... Ma qualcuno dovrebbe dirle di lavare meglio! O dovrebbe insegnarli come si lavano i panni! "-


La giovane moglie guardò e rimase zitta. 


La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento perchè si asciugasse.
  

Dopo qualche tempo, una mattina l'uomo si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva la sua biancheria pulitissima e disse alla giovane moglie:  

-"Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato! Chi le avrà detto come si fa?"-


La giovane moglie gli rispose: -" Caro, nessuno le ha detto e ne fatto vedere, semplicemente questa mattina, io mi sono alzata presto come sempre per prepararti la colazione e ho preso i tuoi occhiali e ho pulito le lenti !!" -


..Ed è proprio così anche nella vita...


Tutto dipende dalla pulizia delle "lenti dei tuoi occhiali"  attraverso cui si osservano i fatti. 

Prima di criticare, sarebbe meglio guardare bene se il nostro cuore e la nostra coscienza sono "pulite" per vedere meglio. 



E guardando meglio...potremmo capire di più chi ci sta intorno........


Vera Innocenti

sabato 28 aprile 2012

MALTRATTAMENTI E VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI/E: INFORMAZIONI UTILI


 Informazioni sanitarie:


1. Non tutte le donne sanno che se dichiarano ai sanitari del Pronto Soccorso di un Ospedale che si è state vittime di maltrattamenti ciò non equivale a fare una denuncia contro l'aggressore. E' molto utile invece raccontare che le ferite e le lesioni, nel corpo e nella mente, che devono essere medicate, sono conseguenti a percosse o ad atri abusi in modo che il medico possa fare una diagnosi corretta ed offrire terapie adeguate oltre che dare informazioni sui centri antiviolenza dove rivolgersi per chiedere aiuto.

Il referto medico del Pronto Soccorso in cui la donna dichiara che i motivi per cui è giunta in pronto soccorso sono conseguenti a violenze subite è invece molto utile se si vuole in seguito sporgere denuncia. 


Bisogna SPECIFICARE CHI HA COMPIUTO LA VIOLENZA E INSISTERE PER FARLO SCRIVERE NEL REFERTO, anche se non può comparire per la legge sulla privecy il nome e cognome, ma badsta specificare il grado di parentela, perchè molto spesso viene scritto solamente: " La paziente afferma di essere stata picchiata da "persona conosciuta" e questo può essere un "appiglio" in caso di denuncia dell'aggressione, per l'avvocato della difesa della persona che ha compiuto le violenze, in quanto non essendo chiaramente specificato chi, se trattasi di marito, fidanzato ecc, ma in modo "vago" come "persona conosciuta" può essere stata qualsiasi persona come un vicino/a di casa, amico/a...e così via! E si può così vanificare l'esito della  nostra denuncia!

Ricordarsi sempre di avere prove e testimoni che possono confermare quanto raccontate, soprattutto in seguito in tribunale davanti al giudice, perchè si sa che gli avvocati della difesa fanno e faranno di tutto per screditare le vittime, vittime già molto provate dalle violenze subite.

Per sporgere la denuncia la donna ha 90 giorni e deve recarsi presso un commissariato della polizia o dei carabinieri.

2. E' bene sapere che una donna che subisce maltrattamenti può chiedere un referto medico delle sue lesioni, fisiche o psicologiche, anche al curante. Il medico di famiglia (di base) può certificare quanto la donna gli racconta e gli mostra e può anche prolungare i giorni di prognosi e di malattia che sono stati dichiarati dai medici del Pronto Soccorso.

Il medico di base, come tutti gli altri medici, non può divulgare quanto voi gli dite a nessun familiare poichè è tenuto al segreto professionale e al rispetto della legge sulla privacy.

Leggi che tutelano le donne:
Legge 15 febbraio 1996, n. 66 "Norme contro la violenza sessuale". La violenza sessuale è qualificata come delitto contro la libertà personale. La legge attuale riconosce una maggior gravità alla violenza sessuale rispetto alla precedente normativa che la collocava fra i "delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume".

Legge 4 aprile 2001 n. 154 "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari". Si può denunciare una violenza fino a tre mesi dal suo accadimento. E' sufficiente presentarsi presso la Questura o presso la sede dei Carabinieri o della Polizia più vicini, con il certificato medico che attesta l'avvenuta violenza.

 E' possibile allontanare da casa il coniuge o altro convivente. Se la sua condotta è giudicata pericolosa per l'integrità fisica o morale o per la libertà dell'altro coniuge o convivente o dei suoi prossimi congiunti, su ordine cautelare del Giudice possono essere applicate misure di protezione sociale.

L'assegnazione gratuita di un avvocato ("Patrocinio a spese dello stato per le cause civili" D.P.R. 30 Maggio 2002 N. 115). L'ammissione al gratuito patrocinio ha luogo nei giudizi civili quando lo stato di indigenza dell'interessata/o non consenta di far fronte alle spese legali di un eventuale giudizio; (es: ricorso per separazione consensuale o giudiziale, divorzio congiunto o giudiziale, richiesta di revisione delle condizioni precedentemente stabilite, ecc.).

ART. 570 CODICE PENALE "Violazione degli obblighi di assistenza familiare". Questa norma punisce "chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge

ART. 572 CODICE PENALE "Norma contro il maltrattamento in famiglia o verso i fanciulli". Questa norma punisce "chiunque maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte". Il reato si configura quando vi sia una continuità di condotte (in un lungo periodo molteplici atti di vessazione, umiliazione, aggressione fisica ecc..) che causano sofferenze fisiche e morali ad uno o più componenti della famiglia.

La legge contro la violenza sessuale. Con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 è stata approvata la riforma dei reati in materia di violenza sessuale; la prima significativa innovazione riguarda l'inserimento dei predetti reati tra i delitti contro la persona, ed in particolare contro la sua libertà e non più tra quelli contro la morale pubblica e il buon costume. 
L'art. 609 bis del codice penale definisce la "violenza sessuale" e punisce "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali",o "chi induce taluno (a fare ciò)o abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona".

Violenza sessuale contro i minori. L'art. 609 quater c.p. come modificato dalla legge n. 38 del 2006 definisce la fattispecie degli "atti sessuali con minorenne" e punisce "chiunque senza uso di violenza o minaccia ecc.. compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:non ha compiuto gli anni 14; non ha compiuto gli anni 16, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza".

Vera Innocenti



martedì 10 aprile 2012

UNA VOCE FUORI DAL CORO (dell'amica Barbara Spada)





A fronte dei milioni di persone nel mondo che in questi giorni commemorano il calvario, la morte e la resurrezione di Cristo.....più o meno sentitamente.....più o meno per mera tradizione...più o meno religiosamente o consumisticamente.....io voglio commemorare il Calvario misconosciuto di milioni di donne ammazzate nel mondo.....la loro silenziosa "Passione"...la loro crocifissione senza gloria e senza storia...la loro morte "comune"....non salvifica, non santifica.....non misterica. 

Voglio commuovermi per le torture che loro hanno subito, per le ferite inferte al loro costato, per le spine intorno al loro capo, per le ingiurie subite dai loro carnefici; voglio rendere onore al loro martirio, alla faticosa salita sul loro Golgota, alla croce che hanno trascinato lungo il corso della loro vita.....quella croce a cui sono state inchiodate dalla Storia e da Dio, dagli uomini e dai governi, dalla cultura e dalle tradizioni, dalle leggi e dalla società. Voglio ricordare le morti che non contano nulla, quelle che cadono nel silenzio e nell'indifferenza, nell'accettazione o nella mera condanna verbale...quelle per cui nessuno si commuove o piange, quelle che non cambiano la Storia, quelle che non annunciano il Regno dei cieli, quelle che non hanno giorni di commemorazione e della memoria.

Voglio onorare la purezza e l'innocenza di milioni di agnelli "non di Dio" scannati nel mondo nei secoli dei secoli, di volta in volta e di luogo in luogo,in nome di qualunque cosa o di qualsiasi pretesto possa consentire l'uccisione di una donna.....leggi morali, politiche, religiose, ideologiche, familiari, patriarcali, sessuali.....leggi maschili...leggi che condannano ogni giorno, che crocifiggono ogni giorno, che uccidono ogni giorno.

 Diversamente dall'Uomo-Dio a cui è consentito risorgere ed assurgere alla Gloria dei Cieli.....le anonime ed umane crocifisse non potranno risorgere.....non c'è Pasqua per loro.....non ci sono cattedrali, nè monumenti, nè commemorazione, nè onori. Solo la Donna, in quanto soggetto storico e politico che racchiude in sè tutte le donne, può lottare per ottenere la resurrezione.....per darsi e dare giustizia a tutte.....per abbandonare il sentiero del Golgota e rifiutarsi di essere sacrificata.....per inchiodare sulla croce delle responsabilità la società e la cultura androcentrica e patriarcale..

Solo la Donna può e deve, ai piedi di quella croce su cui milioni di donne vengono torturate e uccise, raccogliere quel sangue e farne frecce, asce e stendardi per capire, per  lottare.....per rinascere...Questo è il nostro Graal.....questo sangue è la nostra eredità.....è l'urlo che proviene dagli abissi del dolore......dalle gole di quelle che hanno taciuto.....dagli occhi di quelle che hanno chiesto pietà.....dal ventre di quelle che sono state fatte a pezzi  ....  è l'urlo della rabbia  e della vita..che grida giustizia...che chiede memoria....ed invoca riscatto.    (B. Spada)

Un grazie speciale a Barbara per questo suo scritto...
Vera Innocenti


venerdì 30 marzo 2012

DELITTI PASSIONALI ??!! BASTA CHIAMARLI COSI' !!!... GLI UOMINI UCCIDONO LE DONNE PER AMORE???.




Molti di questi definiti "Delitti Passionali" sono il sintomo del declino dell'impero patriarcale. La violenza non è solo di pazzi, mostri, malati. E poco importa il contesto sociale: non si accetta l'autonomia femminile.


Si continua a chiamarli delitti passionali. Perché il movente sarebbe l'amore. Quello che non tollera incertezze e faglie. Quello che è esclusivo ed unico. Quello che spinge l'assassino ad uccidere la moglie o la compagna proprio perché la ama. Come dice Don José nell'opera di Bizet prima di uccidere l'amante: "Sono io che ho ucciso la mia amata Carmen". Ma cosa resta dell'amore quando la vittima non è altro che un oggetto di possesso e di gelosia? Che ruolo occupa la donna all'interno di una relazione malata e ossessiva che la priva di ogni autonomia e libertà?


Per secoli, il "dispotismo domestico", come lo chiamava nel XIX secolo il filosofo inglese John Stuart Mill, è stato giustificato nel nome della superiorità maschile. Dotate di una natura irrazionale, "uterina", e utili solo - o principalmente - alla procreazione e alla gestione della vita domestica, le donne dovevano accettare quello che gli uomini decidevano per loro (e per il loro bene) e sottomettersi al volere del pater familias.

Sprovviste di autonomia morale, erano costrette ad incarnare tutta una serie di "virtù femminili" come l'obbedienza, il silenzio, la fedeltà. Caste e pure, dovevano preservarsi per il legittimo sposo. Fino alla rinuncia definitiva. Al disinteresse, in sostanza, per il proprio destino. A meno di non accettare la messa al bando dalla società. Essere considerate delle donne di malaffare. E, in casi estremi, subire la morte come punizione.

Le battaglie femministe del secolo scorso avrebbero dovuto far uscire le donne da questa terribile impasse e sbriciolare definitivamente la divisione tra "donne per bene" e "donne di malaffare". In nome della parità uomo/donna, le donne hanno lottato duramente per rivendicare la possibilità di essere al tempo stesso mogli, madri e amanti.

Come diceva uno slogan del 1968: "Non più puttane, non più madonne, ma solo donne!". Ma i rapporti tra gli uomini e le donne sono veramente cambiati? Perché i delitti passionali continuano ad essere considerati dei "delitti a parte"? Come è possibile che le violenze contro le donne aumentino e siano ormai trasversali a tutti gli ambiti sociali?
Quanto più la donna cerca di affermarsi come uguale in dignità, valore e diritti all'uomo, tanto più l'uomo reagisce in modo violento. La paura di perdere anche solo alcune briciole di potere lo rende volgare, aggressivo, violento. Grazie ad alcune inchieste sociologiche, oggi sappiamo che la violenza contro le donne non è più solo l'unico modo in cui può esprimersi un pazzo, un mostro, un malato; un uomo che proviene necessariamente da un milieu sociale povero e incolto.

  L'uomo violento può essere di buona famiglia e avere un buon livello di istruzione. Poco importa il lavoro che fa o la posizione sociale che occupa. Si tratta di uomini che non accettano l'autonomia femminile e che, spesso per debolezza, vogliono controllare la donna e sottometterla al proprio volere.


Talvolta sono insicuri e hanno poca fiducia in se stessi, ma, invece di cercare di capire cosa esattamente non vada bene nella propria vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei propri fallimenti. Progressivamente, trasformano la vita della donna in un incubo. E, quando la donna cerca di rifarsi la vita con un altro, la cercano, la minacciano, la picchiano, talvolta l'uccidono.


Paradossalmente, molti di questi delitti passionali non sono altro che il sintomo del "declino dell'impero patriarcale". Come se la violenza fosse l'unico modo per sventare la minaccia della perdita. Per continuare a mantenere un controllo sulla donna. Per ridurla a mero oggetto di possesso. Ma quando la persona che si ama non è altro che un oggetto, non solo il mondo relazionale diventa un inferno, ma anche l'amore si dissolve e sparisce. Certo, quando si ama, si dipende in parte dall'altra persona. Ma la dipendenza non esclude mai l'autonomia.

Al contrario, talvolta è proprio quando si è consapevoli del valore che ha per se stessi un'altra persona che si può capire meglio chi si è e ciò che si vuole. Come scrive Hannah Arendt in una lettera al marito, l'amore permette di rendersi conto che, da soli, si è profondamente incompleti e che è solo quando si è accanto ad un'altra persona che si ha la forza di esplorare zone sconosciute del proprio essere. Ma, per amare, bisogna anche essere pronti a rinunciare a qualcosa.

L'altro non è a nostra completa disposizione. L'altro fa resistenza di fronte al nostro tentativo di trattarlo come una semplice "cosa". È tutto questo che dimenticano, non sanno, o non vogliono sapere gli uomini che uccidono per amore. E che pensano di salvaguardare la propria virilità negando all'altro la possibilità di esistere.




Vera Innocenti

mercoledì 1 febbraio 2012

VIOLENZA ASSISTITA INTRAFAMILIARE (EFFETTI SUI BAMBINI CHE ASSISTONO ALLE VIOLENZE SUBITE DALLA MADRE)



Violenza assistita intrafamiliare”: il termine sembra complicato, ma la realtà che descrive è tanto semplice quanto drammatica. Si parla di bambini, testimoni di violenze familiari, che senza un aiuto sociale e psicologico adeguato rischiano di diventare adulti violenti come i loro genitori o loro stessi vittime di altra violenza in futuro.

Per violenza assistita intrafamiliare si intendono gli atti di violenza – fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica – contro un elemento della famiglia (nella maggior parte dei casi si tratta di una madre vittima di un marito violento) che avvengono nel campo percettivo di un minore.

Secondo una stima per difetto non sono stati meno di 22 mila i minori che hanno assistito ad atti violenti nel contesto familiare,ma la realtà, rivelano gli esperti, è certamente più grave perché la violenza intrafamiliare resta custodita nel segreto delle mura domestiche, protetta dal pudore delle vittime.

I danni che ne derivano sono gravi: i bambini e le bambine vittime di violenza assistita hanno probabilità molto più alte di soffrire di stati di ansia e di rivelare comportamenti aggressivi che si rifletteranno inesorabilmente sul rapporto con i loro figli.
Purtroppo l’esistenza e la gravità di queste situazioni vengono ancora molto sottovalutate, sia dal punto di vista del riconoscimento sociale del fenomeno che sotto il profilo della necessità di interventi adeguati di tutela e cura.

Per Daniela Diano, psicologa, psicoterapeuta e presidente del Cismai:Bisogna assicurare un ascolto autentico ai bambini che assistono alla violenza, perché la pericolosità di questa loro esperienza non è sempre immediatamente percepibile”. E’ importante quindi che vengano impegnate dal Piano sanitario nazionale le risorse necessaria per affrontare anche questo problema come “attentato alla salute dell’individuo”. Una delle conseguenze più gravi della violenza assistita in ambito familiare, è la sua riproducibilità.

La dichiarazione del professor Francesco Montecchi, neuropsichiatra infantile dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che ha accolto e curato circa 320 bambini vittime di violenza assistita: “Spesso un genitore violento è stato a sua volta vittima di violenza, come il 29% delle madri e il 41% dei padri di questi bambini”.Quando si parla di protezione non ci si può quindi riferire solo al mondo esterno dei bambini ma anche al loro mondo interiore devastato.

“Dobbiamo valutare – ha continuato nel suo intervento il prof. Montecchi – se il bambino può rimanere nel suo ambiente e se ci sono le condizioni per un recupero della genitorialità di cui ha comunque bisogno. Ma soprattutto dobbiamo agire sul suo mondo interiore, altrimenti ce lo ritroveremo da adulto di nuovo vittima o a sua volta carnefice”.

Fabio Roia, pubblico ministero della Procura penale del Tribunale di Milano, riconosce il pesante ritardo della nostra società per quanto riguarda la violenza domestica e il riconoscimento della sua gravità anche penale, tanto che i reati di maltrattamento in famiglia spesso si concludono con il patteggiamento e pene ridotte al minimo.

Ma la battaglia comincia ad estendersi anche sul terreno della cura del maltrattante, cioè l’autore delle violenze. Per ora negli Stati Uniti, dove il problema della witnessing violence è altamente drammatico e, secondo la testimonianza del sociologo Edward Gondolf, si stanno sperimentando politiche alternative al carcere. Come corsi di rieducazione per chi si è reso colpevole di violenze. Una alternativa che Roia si auspica venga presa in seria considerazione anche in Italia, considerando che la maggior parte dei condannati per violenza intrafamiliare, una volta lasciato il carcere torna a reiterare l’abuso.

Iniziamo col dire che non v'è alcuna distinzione di sesso quando parliamo di vittime di V A I (violenza assistita intrafamigliare) ,sia maschi che femmine provano la stessa paura,la reazione di coloro che assistono alle violenze è pressapoco la stessa per tutti; ogni bimbo tenta di proteggere la madre che sta subendo violenza sia fisica che morale, il timore ed il senso d'impotenza danno vita ad un forte stress fisico ed emotivo,che spesso,nei bambini più piccoli, porta a farsi la pipì addosso per la paura di trovarsi di fronte a qualcuno che è più grande e più forte di lui.

Fra le mura domestiche questi bimbi sono molto taciturni, soprattutto in presenza del padre,proprio perchè cercano di evitare di assumere qualsiasi atteggiamento che possa dar vita ad una lite .Il senso di colpa li spinge a pensare di essere parte in causa del problema,non riescono a distinguere o comunque a ragionare lucidamente sulle cause che fanno scaturire il litigio.

Non avendo forza fisica, nè le capacità di farsi ascoltare,preferiscono tacere,pensando che questa, possa essere la soluzione migliore per evitare di incappare nell'ennesima violenza.
Al silenzio che viene vissuto fra le mura domestiche,si contrappone un atteggiamento aggressivo negli ambienti scolastici. Quasi sempre,infatti,l'aggressività sociale è il rovescio della medaglia che fra le altre cose,questi bambini sono costretti a subire.

Lo stress del quale il bambino si nutre suo malgrado,viene scaricato al di fuori ,sotto forma di parolacce,violenze ed opportunismo nei confronti dei compagni di scuola,ma anche nei riguardi degli insegnanti. Sono proprio quest'ultimi che per primi dovrebbero intuire che tali atteggiamenti non fanno parte del temperamento dell'alunno,ma purtroppo,spesso e volentieri questi segnali non vengono colti dai docenti,i quali si limitano a giudicare senza approfondire.

A questo punto,il bambino entra in un vicolo cieco,nessun aiuto esterno,a meno che non sia lui a chiederlo,cosa che non farà mai,sempre per la paura ed il senso di colpa,e nessun aiuto in casa.
La madre infatti,assume una posizione particolare nella mente del bambino,colei che dovrebbe proteggerlo,non è quasi mai in grado di farlo,poichè lei per prima si sente vittima, e quindi bisognosa di aiuto,tuttavia,anche per lei,così come per il figlio,si insinua il senso di colpa,che paradossalmente viene raggirato, non con le coccole ed il dialogo,ma “comprando”il bambino,la sua paura, ed il suo silenzio.

Spesso, non è la regola,ma accade ,che molti genitori ricoprano di regali il figlio,un gesto che per il bambino non rappresenta nessuna fonte di tranquillità emotiva,ma solo un'illusione d'amore. Il meccanismo del regalo si contrappone poi alla necessità,da parte della madre,così come per il bambino a scuola,di scaricare lo stress accumulato fra le mura domestiche.

L'incapacità di poter gestire il rapporto di coppia,spinge inconsciamente la madre a controllare morbosamente la vita del proprio figlio,da qui nasce il senso del dover imporre un'educazione rigida ed ossessiva che porterà ulteriori conseguenze.
Analizziamo adesso la vittima di violenza intrafamiliare assistita adulta:
Una volta cresciuta e fuori di casa,la vittima adulta porterà con sé un bagaglio emotivo pesante e difficile da gestire.


Fra i sintomi più comuni che ritroviamo nel bagaglio,ci sono senza dubbio:

L'AGGRESSIVITA'
LA VOGLIA DI LIBERTA' FISICA E MORALE
L'IMPAZIENZA
LA NECESSITA' DI ESSERE AMATI IN MODO VISCERALE
ATTACCHI DI PANICO


A questi sintomi seguono poi atteggiamenti che cambiano a seconda delle esperienze vissute nel quotidiano una volta fuori di casa

In linea generale possiamo dire quanto segue:

SOCIALMENTE
La vittima di violenza è assolutamente una persona diffidente,difficilmente infatti,avrà molti amici,la regola per lui,è fidarsi solo di sé stessi!Questo spingerà inevitabilmente nella direzione di essere autosufficienti ad ogni costo!Il che sovente, comporta un forte imbarazzo nel chiedere qualsiasi tipo di aiuto,con conseguente stress del quale non è facile liberarsi.
Se agli occhi degli altri,queste persone possono sembrare forti e decise,ed in parte lo sono più di altre,dall'altra,sviluppano paure che possono sembrare ingiustificate;paura di volare,guidare,stare a contatto con troppa gente ecc. tutti timori che nascono dall'insicurezza e dall'incapacità di poter tenere tutto sotto controllo.

IN CAMPO AFFETTIVO
Spesso i problemi più grossi si sviluppano proprio in questo ambito,ed anche in questo caso il primo scoglio da superare è proprio la diffidenza .Superato l'ostacolo sociale,si affronta un problema altrettanto serio,ossia il lasciarsi andare ad una vita sessuale appagante,in questo caso lasciar cadere barriere e corazze,costruite in anni di infanzia ed adolescenza è un compito arduo,ma che si può superare grazie al dialogo con la persona amata,raccontando senza alcuna vergogna la propria storia ed i motivi che hanno portato alla chiusura. Un dialogo aperto e la fiducia,sono le basi per poter creare un rapporto sereno,e di reciproco rispetto.

IN CAMPO FAMILIARE
Qui apriamo un altro capitolo doloroso. Se partiamo dal principio che colui che ha subito violenze,ha vissuto per anni in un ambiente familiare che non ha trasmesso la tranquillità,l'educazione alla vita,e le sicurezze necessarie per far sì che si potessero gettare le basi solide sulle quali si costruisce un avvenire,vien da sé,pensare che le vittime di violenza I:A in futuro potrebbero affrontare qualche difficoltà in più rispetto a chi ha vissuto un'infanzia più serena.

Il naturale desiderio di avere un figlio porta con sé due problemi differenti per le vittime;posto che il manuale del buon genitore non esiste,e quindi solitamente nell'educare un figlio ci si affida al buonsenso e all'esperienza educativa ricevuta dai propri familiari,nel caso delle vittime oltre agli ordinari dubbie timori che ci si pone di fronte la nascita di un figlio,se ne aggiungono altri.

Non avendo un esempio rassicurante al quale fare riferimento,le vittime,brancolano nel buio e nei dubbi più di chiunque altro. Spesso si insinua il terrore di commettere gli stessi identici errori che fecero ai tempi i propri genitori. Non è così semplice come può sembrare, pensare di fare esattamente il contrario,il meccanismo del sopruso,scatta quasi in automatico,almeno questo è quello che molte vittime pensano,in realtà l'esperienza,l'accettazione e la lucidità mentale,aiutano a scindere quella che è stata un'esperienza negativa,dal futuro che si può dare al proprio figlio.

Tuttavia occorre una forte volontà di uscire da un tunnel che si è percorso per troppi anni e questa volontà non tutti riescono a tirarla fuori.

Il consiglio è quello di accettare l' aiuto dello psicologo e scegliere di guarire perchè si può e perchè si deve a sè stessi!



Vera Innocenti

lunedì 30 gennaio 2012

FEMMINICIDIO. IL TERRIFICANTE CONTEGGIO DELLE DONNE UCCISE IN ITALIA



La prima causa di morte delle donne in Europa e nel mondo non sono gli incidenti stradali, le malattie, la fame o l’AIDS, ma è l’omicidio.
Il più delle volte, questo si consuma in famiglia, per mano di parenti, mariti, amanti, compagni, ex, conoscenti.

Il più delle volte il gesto è giustificato facendo leva sul movente passionale, sul contesto disagiato, sul fatto che avvenga in zone critiche del pianeta.

Eppure, c'è qualcosa che accomuna tutti questi omicidi, ed è il fatto che la vittima è donna. E questo, spesso, viene calcolato come elemento secondario rispetto al fatto, alla violenza, alla morte.

Femminicidio è un termine politico e parlarne implica guardare in faccia alla realtà e chiamare le cose con il proprio nome, ponendo l’attenzione non sul carnefice e sui suoi problemi, ma sulla vittima, che è sempre la donna.

Il termine Femminicidio raccoglie nel suo significato, ogni pratica sociale violenta fisicamente, o psicologicamente che attenta all'integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori.

Questo perché la violenza sulle donne può manifestarsi in forme molteplici, più o meno crudeli, più o meno subdole, e non è detto che lasci sempre marchi visibili sul corpo: essa infatti può provenire non solo dall'uomo, ma anche dalla società, che la favorisce o in taluni casi la provoca attraverso le sue discriminazioni, i suoi stereotipi, le sue istituzioni.

Comunque sia, la violenza in qualsiasi forma venga esercitata, rappresenta sempre l’esercizio di un potere che tende a negare la personalità della donna: brutalizzando il suo corpo o la sua anima si afferma il dominio su di essa, rendendola oggetto di potere la si priva della sua soggettività .

Il femminicidio quindi è un fatto sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, o perché non è la donna che l’uomo o la società vorrebbero che fosse.

Questo, nonostante la cronaca veda crescere incessantemente e a dismisura il numero di donne vittime di violenza, è difficile da concepire, da ammettere, da razionalizzare, da accettare, in una società democratica, “civilizzata” e culturalmente avanzata come la nostra, dove le “questioni affettive, familiari e di coppia” vengono relegate a una dimensione privata: tuttavia è una realtà innegabile che oggi molte donne subiscano violenza solo perché donne.

La violenza di genere, perlopiù in ambito familiare, è dunque una realtà statisticamente provata, ma non salta immediatamente agli occhi come tale, più spesso si parla infatti di stupri, violenza sessuale, molestie, maternità forzata, incesto, ed il panorama si fa variegato, non si coglie l’essenza comune di tutti questi reati: da qui la necessità di parlare di femminicidio, per infrangere un tabù ed affrontare seriamente il problema.

Il singolo episodio di omicidio di una donna in sé non costituisce e non può essere rappresentato dai media solo come un “caso eccezionale”, magari di raptus improvviso, o che degli stupri sia sempre colpa degli extra-comunitari: le statistiche smentiscono questi input inviati dai media, affermando che nella maggior parte dei casi la violenza sulle donne è perpetrata in famiglia, da mariti, ex o conoscenti.

Bisogna che per la gente sia chiaro che la violenza di genere non è imputabile a un “mostro”, alla strada, ma ha radici più profonde di quanto i media vogliano far credere: è un fenomeno trasversale, interessa tutte le classi perché sta “dentro” il nucleo base della comunità, la famiglia, e proprio per il suo essere familiare spesso passa inosservata, e proprio per il suo essere familiare fa paura chiamarla con un nome così terribile, femminicidio, perché fa paura ammetterne la terribile realtà.

Anno 2005 = 84 Donne Uccise

Anno 2006 = 101 Donne Uccise

Anno 2007 = 107 Donne Uccise

Anno 2008 = 112 Donne Uccise

Anno 2009 = 119 Donne Uccise

Anno 2010 = 127 Donne Uccise

Anno 2011 = 137 Donne Uccise


IL 78% DELLE VITTIME E' DI NAZIONALITA' ITALIANA

IL 79% DEGLI ASSASSINI è DI NAZIONALITA' ITALIANA

IL 9% DEGLI ASSASSINI SONO AMANTI O CONVIVENTI

IL 22% DEGLI ASSASSINI SONO MARITI

IL 23% DEGLI ASSASSINI SONO EX-MARITI,EX-AMANTI,EX-CONVIVENTI

IL 50% DEI DELITTI SONO AVVENUTI AL NORD

IL 21% AL CENTRO
IL 19 % AL SUD
IL 10% ISOLE

"A QUANTO PARE QUESTI NUMERI NON SONO SUFFICIENTI PER OTTENERE L'ATTENZIONE DEI MASS-MEDIA...DELLA CLASSE POLITICA...DEL PARLAMENTO...DELLE ISTITUZIONI GIUDIZIARIE...DEI MOVIMENTI CULTURALI E POLITICI...DELLE STESSE DONNE CHE PER PRIME CONTINUANO A LIQUIDARE I FEMMINICIDI COME DISGRAZIATI EVENTI ISOLATI.....

NON SONO SUFFICIENTI PER STIMOLARE UN IMPEGNO SOCIALE E POLITICO DELLE FORZE DEMOCRATICHE E ANTIFASCISTE....

NON SONO SUFFICIENTI PER INDURRE LE DONNE AD UNA LOTTA DURA E COMPATTA PER RIVENDICARE UNA GIUSTIZIA GIUSTA ED IL RICONOSCIMENTO DEL REATO DI FEMMINICIDIO

...... PER QUANTO ANCORA DOVREMO CONTINUARE A STILARE MENSILMENTE ED ANNUALMENTE QUESTO MACABRO AGGIORNAMENTO
DELLE VITTIME DELLA VIOLENZA DI GENERE?NOI CONTINUEREMO A CONTARE....MA QUANDO ARRIVEREMO ALLA RESA DEI CONTI???

QUANDO SMETTEREMO DI CONTARE LE MORTI ED INIZIEREMO A "CONTARE" NEL PARLAMENTO,NELLE ISTITUZIONI,NEL MONDO DEL
LAVORO,NEL MOVIMENTO DI RINNOVAMENTO DI CUI QUESTO PAESE HA URGENTE BISOGNO?" (B.SPADA)



Vera Innocenti



martedì 10 gennaio 2012

UN SILENZIO ASSORDANTE: LA VIOLENZA OCCULTATA SU DONNE E BAMBINI/E


Storicamente, la violenza, soprattutto la violenza maschile su donne e bambini/e, è stata nascosta, negata o minimizzata, si è alzata una cortina fumogena attorno le responsabilità.

Si minimizza e si negano anche le conseguenze sulla salute.

Secondo molte ricerche sul fenomeno della violenza maschile sulle donne, l'aver subito un'aggressione fisica, psicologica, sessuale, aumenta il rischio di depressione, sindrome post traumatica da stress, consumo di alcol, psicofarmaci e cure mediche.
Aumenta molto anche il rischio di suicidio.

La violenza maschile contro donne e bambini/e rappresenta un problema di salute enorme.

A livello mondiale si stima che la violenza sia una causa di morte o invalidità per le donne e anche una causa di cattiva salute importante, più di malattie o incidenti stradali.

Molte donne vengono uccise da uomini dopo aver subito per anni violenze di ogni tipo. Solo una minima percentuale è andata al Pronto Soccorso per le lesioni riportate o per le conseguenze come attacchi di panico, ansia, tentativi di suicidio.

Anche individuando la violenza non vengono prese misure a meno che la donna stessa non decida di denunciare e ciò difficilmente accade per paura di ritorsioni da parte dell'uomo maltrattante.

Anche i medici di base, che dovrebbero conoscere in modo più approfondito le pazienti, non sospettano che le donne possano aver subito violenza.

Troppo spesso la gente tende a pensare che si tratta incidenti casuali, oppure a disturbi psicologici.

Mai la gente e anche gli operatori purtroppo sospettano che possa trattarsi di maltrattamenti, abusi ecc.



TATTICHE E STRATEGIE DI OCCULTAMENTO DELLA VIOLENZA SU DONNE E BAMBINI/E (operazioni mentali, modi di vedere, nominare e concettualizzare la realtà)

Concretizzare in : Comportamenti - Senso comune - Ideologia

Istituzionalizzate come : Leggi - Teorie scientifiche o pseudo scientifiche - Procedure giudiziarie - Pratiche dei Servizi socio-sanitari.

Tattiche : Mezzi che possono essere utilizzati in maniera trasversale nelle varie strategie.

Strategie : Un insieme di manovre complesse e globali, volte ad occultare le violenze maschili su donne e bambini/e e a mantenere lo status quo.


TATTICHE: - Eufemizzazione o le politiche del linguaggio
- Separazione
- Disumanizzazione delle vittime
- Colpevolizzazione delle vittime
- Psicologizzazione
- Naturalizzazione


Eufemizzazione o le politiche del linguaggio: Il linguaggio quotidiano, i luoghi comuni e gli stereotipi.

Eufemizzazione: - Conflitti nella coppia, invece che violenza da parte del partner
- Incesto, invece che violenza sessuale da parte di uomo della famiglia

Evitamento linguistico: -Violenza contro le donne anziché violenza maschile contro le donne

Uso della forma passiva: - "E' stata uccisa dal marito" anziché "Il marito l'ha uccisa"



Separazione: - Separazione e comportamentalizzazione dei vari tipi di violenza
- Violenze dai mariti/ dai padri
- Violenza domestica/ omicidi delle mogli o delle ex
- prostituzione forzata (tratta)/"libera" di minorenni o maggiorenni


Colpevolizzare e punire la vittima:

- La vittima mente
- Le donne vittime di stupro "se la sono cercata", le donne vittime di violenze sono "provocatrici" o "masochiste
- Le bambine che parlano dell'incesto rischiano di essere accusate di mentire e allontanate da casa
- Le donne vittime di molestie sessuali sul luogo di lavoro rischiano di perdere il lavoro
- In alcuni paese o in alcune circostanze le donne violentate rischiano di essere emarginate dalla comunità o uccise.
- La madre "incestuosa" indifferente, complice
- La madre "vendicativa" piena di rancore: "Le false denunce di incesto" in fase di separazione tra i genitori. La Pas "Sindrome di Alienazione parentale"
- Incapacità di proteggere

Psicologizzazione:

- Categorizzazione ed interpretazione della realtà in termini individuali e psicologici - Risposte psicologiche - spesso abusive - a problemi sociali, economici, politici.
- Risposta economica
- Delegittimante e colpevolizzante


Psicologizzazione della Violenza Domestica:

- Donna masochista (psicologizzazione - colpevolizzazione) uomo frustrato
- Procedure dei Servizi socio sanitari e delle forze dell'ordine
- Programmi psicoeducativi per uomini violenti
- Mediazione famigliare



STRATEGIE - Legittimazione e Negazione

La legittimazione della violenza maschile in famiglia

- Delitto d'onore
- "Eccezione coniugale" per lo stupro

- Storicamente: Il diritto dei padri a possedere i figli ( Padre padrone)

- Oggi: La battaglia dei padri separati per il controllo dei bambini


La Negazione (la strategia di occultamento per eccellenza)

La negazione delle violenze sessuali sulle bambine/i e soprattutto dell'incesto

- il bambino mente non è successo nulla
- è successo ma è colpa del bambino o della madre
- è successo ma non è grave è solo "affetto".


Vera Innocenti